Emerito docente di Filosofia e Storia, presso il Liceo “ Luigi Garofano”, è ritenuto tra i più insigni scrittori e poeti italiani contemporanei. La vena poetica, parte dal DNA,
il papà negli anni ‘40 e ‘50 ha scritto molte opere illustri. Agli italiani nel mondo il suo messaggio si concentra su un Inno che ha scritto per il musicista Giuseppe Martucci.
di Ketty Millecro
In una splendida giornata siciliana di Dicembre intervistiamo il Prof. Roberto Lasco di Marcianise (Caserta), ora residente a Capua. ùUn emerito Insegnante di Filosofia e Storia, presso il Liceo “ Luigi Garofano”, che è ritenuto tra i più insigni scrittori e poeti italiani contemporanei.
Nonostante la sua giovane età, 58 anni con 35 di insegnamento, ha un curriculum di tutto rispetto, costellato da premi e tributi, provenienti non solo da concorsi e rassegne letterarie italiane, ma anche dall’estero. Sono visibili nelle piattaforme on line o sul web, tra le quali la silloge poetica “Frammenti lirici” e il romanzo “Oltre quel muro… il cielo”.
In occasione del 50’ anniversario della morte del principe-attore Antonio De Curtis (Totò), Poeta, Maschera, Principe, è stato il vincitore del 1’ premio di poesia con una poesia sulla donna, siglata: “Donna immancabile presenza”.
Vincitore del 3’ premio Città di Salerno. Recentemente ha pubblicato la silloge poetica “Gocce di rugiada”. È un intellettuale dalla forte spinta religiosa, tanto che si autodefinisce “Francescano di adozione”.
Il suo è un io per gli altri, divenendo un non io, in cui il prossimo avanza e si fa largo, facendo indietreggiare l’io e ponendo gli altri al primo posto in tutte le vicende della vita.
Spesso quando deve parlare di sè adopera la terza persona, disponendo del noi che lo qualifica “pronome dell’amore”, distaccandosi dall’egoistico io.
Come un cavaliere d’altri tempi è tale la sua adorazione verso la donna, probabilmente da buon letterato seguace di Dante Alighieri, che considera un Angelo sceso dal cielo.
Sostiene che se non ci fosse la donna, non esisterebbe il mondo. A questo proposito nel 2020 ha creato un canale YouTube, dedicato a tutte le donne del mondo. Gli chiediamo le origini della sua vena poetica, che parte dal DNA, poiché come ipse dicit, il papà negli anni ‘40 e ‘50 ha scritto molte opere illustri, il cui carteggio, purtroppo, è andato perduto.
Sente il padre molto presente nella sua vita. Un episodio singolare che racconta è del Prof. Francesco D’Episcopo, cattedratico, in una lectio magistralis e intellettuale di immenso spessore, che aveva menzionato casualmente i suoi genitori.
Occasione che gli aveva fatto comprendere che quell’incontro era un segno di suo papà che non c’era più. Quale è stato l’imput che lo abbia condotto alla spiritualità Francescana, glielo chiediamo. Roberto con grande emozione rammenta il suo duro vissuto esistenziale. Intanto, fidanzato dall’ ’89 con la donna che ha sempre amato e che ha un primordiale posto nella sua vita, Anna De Caro, divenuta poi sua moglie. La ravvisa “perla di donna”, collega laureata in scienze dell’educazione e docente di scuola primaria.
Pur amando immensamente i bambini, i due innamorati non hanno figli. Una donna sofferta per la malattia e poi dalla morte prima della mamma, Roberto se ne è preso cura come fosse la sua, con duro sacrificio.
Con l’affetto di figlio acquisito ha poi cercato disperatamente di assistere con cura il caro suocero fino al 2024, quando si è spento.
Qui parte lo zampillo dello spirito santo, della fede che non lo abbandonerà mai più. Ha compreso che il suo prodigarsi alla sofferenza, avrà certamente una motivazione intensamente spirituale, facendogli desiderare di essere un francescano laico.
L’ultimo saluto, il 18 di dicembre 2024 al suocero, coincide con un premio ricevuto per un Saggio sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Informa testualmente di aver collaborato con il governo italiano, in conferenze sulle disabilità con americani e australiani.
Ha avuto esperienze sulla politica dell’infanzia, adolescenza e disabilità. Attivista a favore del prossimo in battaglie oncologiche, tanto che ha pubblicato una silloge dal titolo: Trasparenze interculturali”. Questa è stata tradotta da Hafez Haidar, in arabo, libanese per due volte candidato al premio Nobel per la letteratura. Ci rammenta che Hafez ha tradotto in arabo “ Le mille e una notte” e tutte le opere di Oriana Fallaci.
Per il futuro si prefigge di raggiungere una reale visibilità nazionale ed anche internazionale. Afferma che sarebbe bello vincere un “Premio Strega”, ma considerandolo un gradino impercorribile e percorso universalmente ambito e impervio per cause estrinseche, tenterà altre strade. Dal punto di vista umano si augura amore, pace e salute.
A Papa Francesco per la festa dell’Immacolata aveva fatto pervenire una poesia rivolta alla “ Madre Immacolata”.
Agli italiani nel mondo il suo messaggio si concentra su un Inno che ha scritto per Giuseppe Martucci, suo compaesano di Capua, grande musicista. Avendo studiato pianoforte per 5 anni, sarebbe fiero che un bravo maestro potesse musicarlo con un’orchestra sinfonica e lo facesse conoscere nel mondo.
Gli piacerebbe dire agli italiani all’estero quello che spesso in patria si ignora, ovvero rimanere sempre un intellettuale senza essere sottovalutato o incompreso in patria, come se l’intellettualità fosse una vergogna e non un dono.
L’epilogo finale è per la donna. Affascinato dal valore della donna, ci ricorda che gli egiziani indossavano le parrucche in onore della figura femminile, loro guida.
Roberto Lasco conferma che, finché avrà respiro, si prodigherà affinché la donna venga riconosciuta “Madre del Cosmo, dell’universo intero”, dove l’uomo dovrà assentarsi di maschilismi inutili che al giorno d’oggi non servono alla pace, ma alla distruzione delle famiglie.
