Liberali in ACT cercano unità

Dopo anni difficili, il 2025 è stato probabilmente l’anno più complicato per i Liberali di Canberra. A pesare non è stata solo la riconferma del governo laburista, ma soprattutto l’incapacità dell’Opposizione di sfruttarne le debolezze, logorata da divisioni interne, rivalità personali e rotture pubbliche che ne hanno minato la credibilità.

Il gruppo parlamentare è apparso a lungo paralizzato. Elizabeth Lee non ha mai accettato la perdita della leadership dopo la sconfitta del 2024, mentre Jeremy Hanson, rimasto vice di Leanne Castley, è finito al centro di sospetti e tensioni. Castley stessa, arrivata alla guida in modo inatteso, si è trovata presto isolata. Lee ha scelto il ruolo di battitrice libera dai banchi posteriori, Mark Parton – considerato il miglior comunicatore del partito – ha preferito la neutralità istituzionale dello Speaker, e Peter Cain ha seguito Lee, denunciando un clima decisionale chiuso.

Lo scontro è esploso definitivamente in ottobre, quando Lee e Cain hanno votato contro il partito su una riduzione delle settimane di seduta dell’Assemblea legislativa. La loro sospensione ha sancito il punto più basso di un anno che ha trasformato i Liberali nel bersaglio delle ironie, con i Verdi spesso percepiti come la vera opposizione.

La svolta è arrivata a novembre: da una riunione di crisi è emerso Mark Parton come nuovo leader, affiancato dalla deputata al primo mandato Deborah Morris. Un cambio che ha riportato Lee e Cain nei ranghi e Hanson sulla poltrona di Speaker, chiudendo – almeno formalmente – una stagione di faide.

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