1.5M per ‘ripensare’ Australia Day  nei comuni

Secondo Council Watch Victoria Inc, l’ennesimo finanziamento pubblico solleva più di una perplessità: 1,5 milioni di dollari destinati a una ricerca accademica per studiare ciò che, di fatto, molti consigli comunali australiani praticano già da anni. Tema dello studio: come “rimodellare” il sentimento della comunità attorno all’Australia Day.

L’Australian Research Council ha approvato un progetto quadriennale che promette di analizzare le cosiddette “narrazioni divisive” e di promuovere attività di “truth-telling” attraverso risorse educative, podcast e raccomandazioni di policy. 

Un obiettivo ambizioso, se non fosse che, come osserva Council Watch Victoria Inc, chiunque abbia seguito una riunione comunale nell’ultimo decennio potrebbe raccontare la stessa storia senza bisogno di un grant milionario.

Il copione, del resto, è noto. Prima fase: cancellare “temporaneamente” le celebrazioni dell’Australia Day. Seconda fase: sostituirle con eventi dal nome neutro e rassicurante, come “giornate di riflessione comunitaria”. 

Terza fase: assicurare che la decisione non è politica, mentre spariscono bandiere, simboli e linguaggi che richiamano apertamente la festa nazionale. Tutto nel nome dell’inclusione e del progresso.

Il paradosso, sottolinea l’associazione, è che questo investimento arriva in un momento in cui molti servizi locali arrancano. Biblioteche con orari ridotti, strade dissestate, raccolta dei rifiuti inefficiente. Eppure, in mezzo a bilanci comunali sempre più sotto pressione, si trovano risorse per studiare perché gli australiani non la pensano tutti allo stesso modo — e, implicitamente, come “correggere” queste differenze attraverso l’educazione.

La ricerca si propone di contrastare la disinformazione e di favorire una maggiore comprensione culturale. Ma, secondo i critici, il rischio è che il concetto di “verità” finisca per coincidere con una sola narrazione, ripetuta fino a quando il dissenso viene etichettato come arretratezza culturale o intolleranza. 

Un approccio che, più che unire, tende a irrigidire le posizioni.

I dati dei sondaggi rendono il quadro ancora più interessante: il sostegno pubblico al cambiamento della data dell’Australia Day, negli ultimi anni, è diminuito. Un fatto che rende il finanziamento ancora più controverso. 

Quando la persuasione non funziona, osserva Council Watch Victoria Inc, la risposta sembra essere quella di commissionare studi accademici per spiegare perché gli elettori sbagliano.

I consigli comunali, intanto, osservano con attenzione. Questo progetto potrebbe offrire una legittimazione “peer-reviewed” a pratiche già diffuse: orientare il dibattito, riformulare tradizioni consolidate e, se necessario, cancellarle in nome di un’idea di progresso decisa dall’alto. 

Ai contribuenti resta almeno una consolazione amara: mentre i servizi locali peggiorano, qualcuno, da qualche parte, viene ben pagato per spiegare loro come dovrebbero sentirsi al riguardo

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