Ci sono email che nascono con grande solennità e finiscono nel cassetto delle “non spedite”. Questa è una di quelle. Una lettera educata, stirata, profumata di buone maniere, scritta per dire: “Cari signori, mi avete invitato… ma forse no… anzi sì… però senza il giornale”.
La storia è semplice, ma degna di una commedia all’italiana. Da giorni circolava voce nella comunità che il giornale Allora! fosse atteso a un evento di una non molto nota, ma a quanto pare importante, associazione al Club Marconi. C’era chi ci dava già seduti insieme a tizio, chi ci immaginava con la fotocamera per passargli qualche scatto che lo vedeva immortalato accanto al presidente di turno. Peccato che in redazione nessuno avesse visto uno straccio di invito.
Abbiamo chiamato, scritto, bussato virtualmente alle porte. La risposta, più che un “no”, è stata un elegante silenzio che, tradotto dal burocratese suona così: “No, non li conosciamo”. E va bene, succede. Nella vita non si può conoscere tutti, anche quando gli inviti vanno a gente che serve a “fare numero”.
Il colpo di scena, però, arriva quando un invito a dire il vero c’è stato: non al giornale, ma ad un nostro collaboratore, in veste privata. Insomma: sì al giornalista, no al giornale. Un po’ come dire: “Invitiamo il violinista, ma lasciamo il violino a casa”.
Allora! non è nato ieri. Da dieci anni raccontiamo la comunità italiana di Sydney, con le sue feste, le sue polemiche, le sue magre figure e le sue glorie. Diamo spazio a tutti, anche a chi non ci ha mai invitato a bere un caffè e magari si aspetta la foto in prima pagina, ai tanti che nelle riunioni dove si potrebbe decidere di dare una mano economica per portare avanti questa testata, vota “no” senza motivo.
Proprio qualche giorno fa, per dire, abbiamo pubblicato con puntualità svizzera un comunicato del Coasit sull’omonimo, evento tenutosi a Melbourne. Nessun problema, nessun broncio, nessuna ripicca. Il giornale fa il giornale, anche quando personaggi misteriosi consegnano premi altisonanti a eventi di cui nessuno ha mai sentito parlare, in sale semivuote.
Resta solo un piccolo rammarico: sarebbe stato bello incontrarsi, stringersi la mano, parlare e discutere invece che lasciarsi andare a voci di corridoio e pettegolezzi del tipo: “tu ci sei? Io ci vado ecc.” Ma non fa niente. La prossima volta porteremo noi l’invito… e anche il violino.

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