Reza Ciro Pahlavi pronto a tornare in Iran

Reza Ciro Pahlavi, 65 anni, erede del Trono del Pavone deposto dalla rivoluzione iraniana del 1979, si dice pronto a tornare in patria. Attualmente esule negli Stati Uniti, Pahlavi ha annunciato via X l’intenzione di unirsi alle proteste contro il regime, in corso da due settimane in Iran. 

“Avete ispirato il mondo con il vostro coraggio”, ha scritto rivolgendosi ai manifestanti, invitando a uno sciopero nazionale nei settori chiave dell’economia, dal petrolio ai trasporti, e a continuare le mobilitazioni sabato e domenica 10 e 11 gennaio.

Le manifestazioni, secondo ong internazionali, hanno già provocato oltre 450 vittime e internet resta largamente bloccato nel Paese. Per Pahlavi, il passo successivo non è solo protestare, ma prepararsi a “conquistare e difendere i centri cittadini” fino a una transizione democratica che unisca le diverse anime dell’opposizione iraniana, spesso divise al loro interno.

Figlio dello scià deposto Mohamed Reza Pahlavi e di Farah Diba, vive negli Stati Uniti dal 1976. La sua figura resta controversa: nostalgici della monarchia e riformisti lo sostengono, ma molti iraniani, soprattutto giovani, lo vedono come legato a interessi stranieri e a un passato di corruzione e repressione, segnato anche dal colpo di Stato del 1953 contro il Primo Ministro Mossadeq.

Nonostante le critiche, Reza Pahlavi insiste: “Mi sto preparando a tornare in patria quando la nostra rivoluzione nazionale sarà vittoriosa. Credo che quel giorno sia molto vicino”. Le piazze di Teheran e di altre città iraniane hanno già risposto al suo appello con slogan come “Lunga vita al Re” e “Questa è la battaglia finale, Pahlavi sta tornando”, manifestando il desiderio di rovesciare un regime percepito come corrotto e repressivo. 

Le proteste continuano.

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