di Mara Giribaldi Gullotta
La vita di Tito Giribaldi è stata il racconto autentico di una generazione che non ha avuto paura di partire, di ricominciare da zero e di costruire il futuro con le proprie mani. Nato il 13 luglio 1937 a Cissone, piccolo paese delle Langhe in provincia di Cuneo, Tito crebbe in un ambiente dove il lavoro, la dignità e la famiglia erano valori quotidiani, non parole da pronunciare. Era, prima di tutto, un fiero piemontese: portava con sé l’orgoglio delle sue colline, il carattere schietto della sua gente e l’amore per una terra che non ha mai davvero lasciato.
Figlio di Felice, assicuratore a Serravalle, e di Carolina, che sotto l’ufficio del marito gestiva una trattoria di cucina piemontese, imparò presto il significato della fatica e dell’impegno. Con i fratelli Walter, Giulio, Pia ed Enzo condivise un’infanzia semplice, segnata dal sacrificio ma anche da legami forti. Quelle radici solide, profondamente piemontesi, lo accompagnarono per tutta la vita, guidando le sue scelte e il suo modo di stare al mondo.
Nel 1956, a soli 18 anni, Tito lasciò l’Italia per l’Australia. Come tanti giovani del dopoguerra partì con una valigia leggera e un cuore colmo di speranza, ma anche di timore. Non partì mai davvero, però, dentro di sé: restò sempre legato al Piemonte, alla sua lingua, ai suoi sapori, ai suoi ricordi. In terra australiana non si tirò mai indietro: lavorò nei campi, nelle vigne, nei cantieri, ovunque ci fosse bisogno di braccia forti e di volontà. Con i fratelli fu agricoltore e vignaiolo a Cobbitty, nella cantina di famiglia, producendo persino il Barbera che sarebbe stato servito al suo matrimonio, simbolo di un legame mai spezzato con la terra d’origine.
In Australia incontrò Ilvana, la donna con cui avrebbe condiviso tutta la vita. Si sposarono a Tenterfield e una bottiglia del vino delle nozze fu conservata per 25 anni, fino a essere stappata per celebrare un anniversario speciale. Il loro matrimonio, durato 56 anni, fu costruito su rispetto, sacrificio e complicità. Insieme affrontarono difficoltà, cambiamenti e sogni, sempre fianco a fianco, con quella tenacia silenziosa tipica dei piemontesi.
Tito prese parte anche a una delle grandi imprese dell’Australia moderna lavorando allo Snowy Mountains Scheme, progetto simbolo dell’emigrazione europea e dello sviluppo del Paese. Tornato a Camden, lavorò per la Clutha Mining Company come camionista, magazziniere e operatore di gru a ponte.
Era un uomo che non si risparmiava, che considerava il lavoro non solo un dovere, ma una forma di dignità. Solo dopo molti anni riuscì a realizzare il sogno di diventare piccolo imprenditore: con Ilvana acquistò una tabaccheria a Campbelltown, che gestirono insieme per oltre 15 anni, condividendo ogni fatica e ogni soddisfazione.
Tito era un uomo fiero, concreto, instancabile. Amava l’ordine, la casa e il giardino curati con precisione, quasi a voler riflettere all’esterno l’equilibrio che cercava dentro. Era conosciuto per l’arguzia, per il senso dell’umorismo, per le opinioni forti e per le conversazioni dirette che non lasciavano mai indifferenti. Diceva quello che pensava, senza giri di parole, ma sempre con onestà.
Fedele alla sua fede cattolica e ai valori della famiglia, Tito trovava la sua più grande ricchezza negli affetti. Era orgoglioso dei figli Danilo e Mara, della nuora Mary e del genero John. Ma il suo sorriso più grande era per i nipoti Jacob, Bernadette, Isaac e Dominic, che ha seguito con attenzione, affetto e una presenza costante, fatta di esempi più che di parole.
La sua vita è stata quella di un uomo “senza rumore”, che non ha cercato applausi ma ha lasciato segni profondi. È stato ponte tra due mondi: l’Italia che ha lasciato e l’Australia che lo ha accolto. Sempre, però, con il cuore rivolto al Piemonte. Tito Giribaldi rappresenta una generazione intera: quella che ha saputo partire, resistere, costruire e amare. La sua eredità non è fatta di ricchezze materiali, ma di valori: il rispetto, il lavoro, la famiglia, l’orgoglio delle proprie radici. Sono questi i semi che ha lasciato, e che continueranno a crescere nelle persone che lo hanno amato e che porteranno avanti, ogni giorno, il suo esempio.
