Un tranquillo paddock fuori Mathoura, vicino a Deniliquin, nella diocesi di Wilcannia-Forbes, si è trasformato in terra santa nel fine settimana del 10-11 gennaio con l’avvio ufficiale dei lavori per il nuovo monastero delle Carmelitane Scalze. La prima pietra della futura cappella e del coro è stata posta con una liturgia solenne che segna una tappa storica per la Chiesa in Australia.
A presiedere la cerimonia di sabato è stato il cardinale Mykola Bychok CSsR, vescovo eparchiale della Chiesa cattolica ucraina di Melbourne, appena rientrato dall’ultimo Concistoro straordinario a Roma. Con sé ha portato anche la benedizione e i saluti di papa Leone XIV alle monache e ai loro sostenitori. Accanto a lui il vescovo di Wilcannia-Forbes, mons. Columba Macbeth-Green OSPPE, la signora Colleen Jreissati in rappresentanza della famiglia Jreissati – principali benefattori della cappella – e il sindaco della regione del Murray River, John Harvie.
La domenica, festa della Santa Famiglia, sotto tre grandi tensostrutture allestite nel luogo dove sorgerà la cappella, mons. Macbeth-Green ha celebrato una solenne Messa pontificale con il cardinale Bychok come presidente della liturgia. Nel suo intervento, il porporato ha ricordato che un monastero carmelitano non è “un edificio qualunque”, ma un vero “centro di potenza della preghiera”.
“Nascosto al mondo, ma nel cuore della Chiesa – ha detto – è il luogo dove giorno e notte il grido dell’umanità sale a Dio. Da queste mura si eleveranno preghiere per la Chiesa, per i sacerdoti, per le famiglie, per chi soffre, per chi ha perso la speranza e per chi non sa nemmeno come pregare.”
Secondo il cardinale, la forza della Chiesa non nasce prima di tutto da strategie o numeri, ma dalla preghiera fedele e perseverante.
Per questo il Carmelo di Mathoura è una benedizione non solo per la diocesi, ma per tutta l’Australia: in un tempo di rumore e incertezza, una comunità contemplativa parla in modo profetico, ricordando che Dio ascolta e che la preghiera cambia davvero il mondo.
Mons. Macbeth-Green ha definito le suore “profete per il nostro tempo”, che intercedono per l’intero Paese dal silenzio del bush australiano. “C’è qualcosa nella natura che ci apre allo Spirito e alla grazia di Gesù Cristo – ha detto –. Voi avete riconosciuto che qui c’è Qualcuno più grande di voi. Ascoltate Dio nel silenzio del cuore e lo condividete con tutti noi.”
Circa 750 persone, provenienti da ogni stato australiano – alcune dopo viaggi di oltre dieci ore – hanno partecipato a questo momento unico. Tra i presenti c’erano vescovi e sacerdoti da tutto il Paese, tra cui il vescovo ausiliare di Sydney Richard Umbers, rappresentanti anglicani, membri dei Cavalieri del Santo Sepolcro, esponenti delle comunità aborigene, amministratori locali, oltre agli architetti e agli ingegneri che hanno progettato il monastero.
La celebrazione si è conclusa con un clima di festa semplice: cibo, vino e un Pinot Nero commemorativo offerto dalla famiglia Jreissati. La liturgia domenicale ha espresso in modo particolare la cattolicità della Chiesa, culminando con la benedizione solenne del cardinale Bychok secondo il rito ucraino, usando i candelabri dikirion e trikirion. La musica, affidata al coro e agli organisti della parrocchia del Maternal Heart of Mary di Lewisham, ha incluso una composizione originale su Esodo 3,5: “Togliti i sandali, perché il luogo sul quale stai è terra santa”.
Per la priora, madre Mariam Joseph OCD, e per le sorelle del Carmelo di Elia, presenti nella zona da sette anni, il fine settimana è stato una conferma e una rivelazione. “La visita del cardinale nel nostro chiostro – hanno detto – è stata un incoraggiamento profondo.” Ora la prima fase dei lavori, centrata sulla costruzione della cappella, è ufficialmente avviata: le monache continuano a cercare benefattori perché questo “cuore orante” possa presto battere pienamente nel cuore del bush australiano.
