Il 26% degli italiani non si sente sicuro ed è un problema grave per un governo che della sicurezza e dell’ordine aveva fatto la propria bandiera elettorale. Eppure le statistiche dicono che i reati gravi come gli omicidi (e anche i femminicidi) sono in costante diminuzione. Ma è la sensazione di impotenza che si impone anche perché ci sono poi spesso delle decisioni della magistratura che lasciano esterrefatti.
L’accusa di omicidio per i carabinieri che il 24 novembre 2024 hanno inseguito nottetempo per chilometri un motorino in fuga a Milano, poi conclusosi con la morte di uno dei due inseguiti, è un esempio del “non senso” e della plateale volontà di delegittimazione di chi rischia la vita per la sicurezza di tutti. Il bis ieri a Roma: condanna a tre anni di reclusione e al pagamento di 15.000 euro di indennizzo per ogni parente della vittima al carabiniere E.A. che nel 2020, intervenendo con un collega mentre era in corso un furto, dopo che il ladro (un siriano) anziché arrendersi aveva colpito l’altro carabiniere al torace gli aveva sparato, uccidendolo. “Eccesso di legittima difesa” (andando perfino oltre le richieste del P.M) ha sentenziato il magistrato. Il senso di insicurezza (e di impunità) nasce proprio dalla constatazione che – quando anche le forze dell’ordine si impegnano a contenere il crimine – i loro sforzi sono poi spesso di fatto annullati, come la “zona grigia” delle decine di migliaia di persone immigrate che si ritrovano in una situazione irregolare, con le consuete espulsioni mancate, i ricorsi infiniti, l’impossibilità di colpire tanti dei presunti colpevoli di reato.
