Caccia alle streghe

Un fascio di lettere nella buca della posta. Buste di colori diversi, loghi diversi, firme diverse. Ma il messaggio è sempre lo stesso: “Vieni da noi. Sceglici. Portaci la tua dichiarazione.” È la campagna reddituale dei patronati, la stagione della caccia, il tempo in cui ogni pensionato diventa preda e ogni sportello un’arma di conquista.

Non è informazione, è assalto. Non è servizio, è conquista di punti che si tramutano in soldi. Una gara a chi arriva prima, a chi spaventa meglio, a chi promette di più. Si infilano nella quotidianità delle persone come un rumore insolito, come un fastidio che non puoi spegnere. Entrano nelle case senza bussare, usando la posta come grimaldello.

Povera signora Maria di Haberfield. Ottantadue anni, mani stanche e vista incerta. Apre una busta, poi un’altra, poi un’altra ancora. Legge parole che non capisce del tutto: scadenze, obblighi, rischi, controlli. Ogni lettera sembra dire: “Se non vieni da noi, sei in pericolo. Ti tagliano la pensione” E la paura, quando trova terreno fragile, cresce in fretta.

Maria non vuole scegliere. Maria vuole solo stare tranquilla, andando dal patronato che da ormai un decennio la segue, senza chiedere nulla cambio. Ma la tranquillità le viene rubata a colpi di carta intestata. Le fanno credere di essere in ritardo, di essere sbagliata, di essere a rischio. La trasformano da persona in pratica, da vita in punteggio.

Questo non è aiuto sociale. È marketing travestito da solidarietà. È concorrenza mascherata da tutela. È una corsa sporca sulle spalle dei più deboli, di chi non ha gli strumenti per difendersi da un linguaggio aggressivo e ambiguo. L’atteggiamento, ricorda quasi certe operazioni di controllo del passato. Un sistema d’assalto degno della Stasi ai tempi della DDR: non per spiare, ma per conquistare numeri, punti, quote, fondi.

Povera signora Maria. Non ha bisogno di dieci lettere. Le basterebbe una mano e non chi fa caccia della sua umile fragilità.