In Italia, di questi tempi, parlare di Albania è diventato motivo di accese discussioni, soprattutto quando il tema viene affrontato da pulpiti politici che si autoproclamano depositari di una superiore intelligenza giudicante, ma che spesso, nei fatti, si rivelano piuttosto terra terra.
Purtroppo l’Albania è oggi sulla bocca della politica italiana, quasi fosse un territorio da contendersi: “no è mia”, “no tu non ci vai”, “non ce li puoi mandare”, “te li rimandiamo indietro” e così via.
È vero, nel contesto politico attuale c’è un po’ di maretta, ma forse vale la pena andare oltre la cronaca e guardare alla storia, che spesso aiuta a capire meglio il presente. Nel lontano 1405 (data non del tutto certa) nasce in Albania colui che sarebbe diventato l’eroe nazionale del Paese: Giorgio Castriota, noto come Skanderbeg. Il suo nome corretto era Gjergj Kastrioti di Kruja e apparteneva a una delle più importanti famiglie feudali dell’epoca, già allora legata a Venezia da rapporti di amicizia e di affari.
Skanderbeg è ricordato per aver guidato per decenni la resistenza albanese contro l’invasione dell’Impero Ottomano.
Da giovane fu ostaggio presso la corte ottomana, dove divenne un abile e stimato militare. Sfruttando le conoscenze acquisite, nel 1443 disertò e tornò in patria, organizzando, con la Lega di Lezhë, una lunga serie di azioni di guerriglia contro le forze turche, fino alla sua morte nel 1468.
Ancora oggi Skanderbeg è l’eroe nazionale dell’Albania: a Tirana e in molte altre città è celebrato con statue, lapidi e memoriali. È ricordato anche in Italia per il suo viaggio del 1459, quando, durante una tregua con i turchi, venne in aiuto del re Ferdinando nella lotta contro i D’Angiò.
Tra Italia e Albania il rapporto è sempre stato complesso, oscillante tra vicinanza e diffidenza, anche a causa di vecchie ruggini risalenti al periodo bellico.
Non tutti sanno, inoltre, che in Italia, soprattutto in Calabria, esiste una minoranza etnico-linguistica albanese: gli Arbëreshë, circa 60.000 persone, distribuite in diversi comuni della provincia di Cosenza.
Originari dell’Albania e della Grecia, arrivarono tra il XV e il XVIII secolo per sfuggire alle invasioni ottomane. Oggi sono pienamente integrati nel tessuto sociale ed economico italiano, pur conservando lingua, tradizioni e identità culturale.
