Tra costoro, l’intellettuale Filippo Filagato (Kerameus) e il valente eroico patriota Francesco Schifano
di Carmelo Loibiso
L’antico e bel paesino di Cerami, luogo pieno di storia millenaria, ha visto nascere e crescere individui eccellenti che ne hanno plasmato la sua storia nel campo letterario, religioso, politico, artistico e patriottico, dando lustro al proprio paese natio.
Ma a parte le vie a loro dedicate, non si sa il perché questi illustri cittadini, talvolta disconosciuti, non abbiano goduto di lodi, né di tutta quella ammirazione e gratitudine loro dovuta.
Sottostimato, ad esempio, Serlone (o Sarlone), l’ardimentoso condottiero, nipote di Ruggero, distintosi nella famosa battaglia di Cerami del 1063 che segnò la liberazione dell’Isola dai Saraceni. Ignorato, il religioso Filippo Filagato (Kerameus), straordinaria figura intellettuale, noto per la sua eloquenza oratoria, nato a Cerami in provincia di Enna verosimilmente alla fine dell’XI secolo. In epoca normanna, sotto i regni di Ruggero II e Guglielmo I, il monaco Filagato (al secolo Filippo il Cerameo o Filippo il filosofo) fu elevato e divenne il Predicatore ufficiale della Capella Palatina (Pa).
La sua opera principale dal titolo “un Omiliario”, è un’opera di grande interesse letterario e religioso che ebbe una vasta diffusione manoscritta, contenente settantasette omelie e frammenti vari. Delle diverse altre opere scritte, delle numerose prediche e manoscritti, per lo più andati dispersi, alcuni sono stati ritrovati nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Rm) e nella National di Madrid.
Il dimenticatoio degli illustri ceramesi potrebbe continuare con: il taumaturgico beato Fra’ Luca Nicastro; con lo scrittore Gabriele Angelo Schillaci, titolare della cattedra di Italiano e Storia all’istituto I.T.C.G, di Messina, autore del testo monografico “La Terra di Cerami”.
Poi ancora, nell’elenco degli sconosciuti che ci vengono a mente troviamo: Epifanio Tricani, critico saggista, stimato scrittore dei Diritto ed Economia, nominato Direttore del Tesoro nel 1931; il noto avv. Vito Cona; il dottor Antonino Occhipinti, valente medico chirurgo; Bonaventura Stivala, capo dei Carbonari di Cerami; Calogero Catania, medaglia d’argento al valor militare dimostrato nella battaglia di San Martino Castrozza, in seguito chiamato a ricoprire la carica di Federale provinciale di Enna (oggi presidente a capo della Provincia). Si deve a lui la costruzione dell’acquedotto, della villa comunale, dell’edificio scolastico Elementare in piazza Marconi.
Poco ricordato anche il prof. Gabriele Angelo Scillaci, il primo ceramese ad interessarsi delle origini del paese, che tanto amava, autore della dotta monografia “La terrea di Cerami”. Uomo di cultura anche Nino Schillaci, insigne agronomo e cultore della storia locale ceramese, autore del libro “Cerami, antico paese dei Nebrodi”.
Ci piace segnalare ancora Sebastiano Schillaci, alto dirigente servitore dello Stato con la qualifica di Questore di Trieste, la cui dedizione al dovere fu pagata con la propria vita ad appena 54 anni, a causa del gesto assassino (11 novembre 1929) di un suo collaboratore.
Tra le figure insigni che attraverso l’operosità e il loro grande ingegno hanno segnato la storia sociale, culturale, politica del paese, meriterebbero maggior stima: il fulgido avv. Ernesto Saggio che, agli inizi del 1900, con l’istituita società automobilistica ISEA tolse il paese dall’isolamento.
La memoria ci riporta inoltre al compianto preside prof. Nuccio Sciacchitano, figura supremamente colta, scrittore, promotore e fondatore di scuola.
Il concetto di “senza gratitudine” si adatta all’encomiabile dr. Luigi Anello, fecondo scrittore della storia locale, autore di meticolose e faticose ricerche storiche (da ricordare il libro “I Fego”, “La battaglia di Troina”, sanguinoso scontro armato della 2^ guerra mondiale, “Storia di Cerami”).
Spesso, per varie ragioni che possono includere la pigrizia, “pigrizia istituzionale” o culturale, molte storie straordinarie restano sepolte in archivi o in biblioteche di provincia, semplicemente perché nessuno ha avuto la voglia rispolverarle. La memoria di questi individui non è solo un omaggio al passato, ma un bisogno attivo per comprendere il presente e plasmare il futuro.
Solo valorizzando il passato, capire quali sono state le nostre origini e chi erano in nostri antenati, è possibile edificare una comunità mai stanca di nutrirsi di cultura e senso all’educazione civica.
Tale contesto ci sembra fondamentale per preservare la memoria di una figura del Risorgimento siciliano dominante nella narrazione contemporanea di questi anni.
Parliamo dell’ardente mazziniano, ricordato nelle cronache recenti con la presunta identità di Francesco Schifani.
A scanso di equivoci, si tratta in verità del concittadino ceramese FRANCESCO SCHIFANO e non SCHIFANI. È certamente insolito che un cognome, anche nell’intitolazione di vie pubbliche di Cerami e Troina, possa essere alterato in Schifani!
Invero la sua nascita risulta registrata (vedi foto) presso gli atti del comune di Cerami, col numero di repertorio 86, in data 5 agosto del 1829, col nome Francesco SCHIFANO, nato da Anna Scialfa e da Salvatore Schifano, abitante ed esercitante il mestiere di “aromatario” (farmacista) nella Strada Purgatorio. “Paolo Francesco, denunciato all’anagrafe con il solo nome di Francesco, nome già di suo fratello maggiore morto dopo pochi mesi il 16 agosto 1926, quando era poco più che adolescente – è scritto nei libri di Luigi Anello e di Nino Schillaci– si trasferì, per motivi di studio, a Palermo per quivi poi dedicarsi alla professione presso la farmacia Florio in piazza S. Giacomo La Marina.
Divenne un ardente repubblicano. Inflessibile seguace del Mazzini, condivise le attività della “Giovane Italia” partecipando ad arrischiate cospirazioni contro i Borboni. Di fede puramente repubblicana, pronto a sacrificar la vita per l’amor patrio sofferse le prigionie (1849, 1850, 1854) affinché rivelasse i nomi dei suoi “fratelli” cospiratori. Lo Schifano non parlò e per tale motivo fu torturato.
Finito il fervore rivoluzionario, il patriota Francesco Paolo Schifano si ritirò a Troina (città natale della moglie Maria Sotera) dove proseguì la sua attività professionale di farmacista, continuando a mantenere contatti col Mazzini dal quale riceveva lettere e corrispondenza da diramare in codice ai mazziniani siciliani.
Morì ancora giovane il 2 ottobre 1873”. La sua inaspettata scomparsa fu rimpianta da tutti, soprattutto nell’animo degli amici di Catania che gli dedicarono un manifesto affissato in tutti cantonali della città etnea. “Con lui si spense –fu scritto tra le righe del manifesto– uno fra i migliori amanti dell’Itala libertà ed una luce delle patrie glorie. Cittadini! Specchiatevi il lui, copiate i suoi plecari esempi e tributategli una lacrima, e spargete mesti fiori sul di lui freddo avello”.
