Italiani nel mondo, èil momento della verità:il voto non è uno slogan

di Emanuele Esposito

Negli ultimi anni, il numero dei nuovi italiani è cresciuto in modo significativo, soprattutto fuori dai confini nazionali. È un dato di fatto che ha riacceso una polemica forte e spesso ideologica sulla cittadinanza italiana, una polemica esplosa con la riforma voluta dal governo, sostenuta dal ministro Tajani, e diventata particolarmente accesa in alcuni Paesi del Sud America, dove la nostra emigrazione storica è ancora molto presente. Da lì sono arrivate le critiche più dure, accompagnate da manifestazioni, associazioni di protesta e appelli emotivi in nome di un’italianità che, secondo i detrattori della legge, verrebbe cancellata o tradita.

Molti di coloro che contestano la riforma sostengono che figli e pronipoti di emigrati si sentano italiani nel profondo, anche se nati e cresciuti altrove. È un sentimento legittimo, nessuno lo nega. 

Ma l’italianità non può essere ridotta a una parola d’ordine buona solo per le battaglie politiche. Fa riflettere, infatti, che spesso proprio chi guida queste proteste non parli nemmeno italiano, così come molti di coloro che animano associazioni nate per contrastare la legge sulla cittadinanza. Sentirsi italiani è una cosa, dimostrarlo nei fatti è un’altra.

Ed è qui che entra in gioco il tema centrale di questa consultazione e, più in generale, della partecipazione democratica. Essere cittadini italiani non significa solo rivendicare un diritto, ma assumersi anche dei doveri. 

Nel momento in cui si giura sulla Costituzione italiana, si accettano valori, regole e responsabilità. 

Il voto è uno di questi doveri civici, prima ancora che un diritto. È lo strumento attraverso cui si dimostra di credere davvero nella democrazia e nello Stato di cui si fa parte.

Per questo, l’appello va rivolto direttamente ai nuovi italiani, senza ipocrisie: andate a votare. Dimostrate di esserlo davvero. 

Dimostrate che l’italianità non è solo una bandiera da sventolare quando conviene, ma una scelta consapevole e concreta. Avete oggi un’occasione reale per farlo.

I numeri, purtroppo, raccontano un’altra storia. All’ultimo referendum dell’8 giugno 2025, in pieno clima di polemiche sulla nuova legge sulla cittadinanza, nella circoscrizione America Meridionale votarono appena 569 mila italiani su 1 milione e 743 mila aventi diritto. Un dato impietoso. 

Ed è difficile, davanti a questi numeri, continuare a parlare di una italianità diffusa e mobilitata, come certi ambienti della sinistra radicale e dei suoi sostenitori raccontano da oltre un anno. 

Se davvero esiste questa massa di figli e nipoti di italiani così profondamente legati al nostro Paese, la domanda è semplice e inevitabile: dove erano quando c’era da votare?

La democrazia non vive di proclami, vive di partecipazione. Non si difende con le polemiche, ma con le schede elettorali. Questo referendum, così come ogni consultazione, è un banco di prova serio. È il momento di portare la gente a votare per l’Italia, non contro qualcuno. 

È il momento di sostenere le ragioni di una democrazia vera, fatta di diritti ma anche di responsabilità.

Chi chiede cittadinanza, chi la difende, chi la rivendica come identità profonda, oggi ha l’occasione di dimostrare di credere davvero nei valori della Costituzione italiana. 

Le parole non bastano più. È il tempo dei fatti. E il primo fatto, in democrazia, si chiama voto.