Arrivano telefonate in redazione che ti fanno sorridere e ti fanno pensare: “Davvero? Dopo tutti questi anni?”. Volti noti della nostra comunità, quelli che una volta ci guardavano con un misto di diffidenza e sospetto, ora ti dicono: “Ho deciso di supportare il lavoro eccellente che state facendo” oppure, più diretto: “Il tempo è cambiato… almeno voi non guardate tutto da un punto di vista lucrativo, vi interessa la comunità”. Non è solo gentilezza, è quasi un applauso tra le righe. E ti accorgi che quello che un tempo sembrava impossibile – scuotere le vecchie abitudini, farsi prendere sul serio – sta diventando realtà.
E poi ci sono i numeri, quelli che non mentono: Allora! ha superato il giornalone settantenne, quello che pensavamo imbattibile, per numero di followers online. Oggi i social contano. Non è un vezzo digitale: è lì che si misura la capacità di dialogare, di coinvolgere, di far sentire la comunità parte di qualcosa. E i risultati si vedono: interazioni, commenti, condivisioni. Persone che un tempo sfogliavano passivamente il giornale, adesso partecipano, rispondono, discutono.
Non dimentichiamo la carta stampata: 5.000 copie dichiarate, trasparenti, certificate. Altre testate? Non dichiarano nulla da decenni. Forse è per pudore, forse per comodità. Noi no: possiamo dire con orgoglio, senza mezzi termini, che probabilmente siamo il giornale italiano più diffuso d’Australia. E non per arroganza: ma perché servire la comunità non è un’opzione, è il nostro mestiere.
Insomma, tira aria nuova. La vecchia guardia sta prendendo nota, la comunità ci guarda, i numeri confermano. E noi? Noi continuiamo a fare il nostro lavoro, con attenzione, ironia e passione. Perché se la stampa libera, indipendente e comunitaria deve avere un ruolo, è quello di raccontare la vita degli italiani qui, senza filtri, senza interessi nascosti, con la voglia di fare davvero la differenza.
