Amor ch’a nullo amato

C’è un verso di Dante che sembra scritto per la politica australiana di questi giorni: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona.” Un amore che non concede vie di fuga, che obbliga a scegliere. Eppure il rapporto tra Liberali e Nazionali appare oggi come una storia consumata, segnata più da rancori e sospetti che da slanci autentici. Un amore stanco, che resiste più per abitudine che per convinzione.

A Canberra le trattative continuano. Sussan Ley e David Littleproud si incontrano, si scambiano lettere, parlano di dialogo costruttivo e di buona fede. 

Ma l’accordo resta lontano. I Nazionali chiedono tempo, rifiutano imposizioni e temono di rientrare in una coalizione che li costringerebbe al silenzio. I Liberali, dal canto loro, pretendono regole chiare, disciplina di partito e rispetto della “cabinet solidarity”. 

È proprio questo il nodo più duro: la richiesta che nessuno osi più attraversare l’aula contro la linea ufficiale.

Nel frattempo, la politica non aspetta. Mentre l’ex coalizione discute di condizioni e sanzioni, One Nation cresce. I sondaggi parlano chiaro e raccontano una fuga di consensi verso destra, soprattutto nelle aree regionali e tra gli elettori colpiti dal declino economico. Rabbia, frustrazione e desiderio di rivalsa diventano carburante politico. E Pauline Hanson osserva, pronta a capitalizzare ogni esitazione degli avversari.

Il rischio è evidente: più la frattura si prolunga, più si consolida l’idea di una destra incapace di governare se stessa. Un messaggio devastante per un elettorato che chiede stabilità e leadership, non schermaglie interne. C’è chi invoca prudenza, temendo che un accordo affrettato sia solo una tregua fragile, destinata a esplodere alla prima crisi. Ma c’è anche chi ricorda che l’indecisione, in politica, è spesso la scelta peggiore.

La coalizione, se tornerà, dovrà farlo su basi nuove, più solide e meno ipocrite. Non per nostalgia di un passato che non esiste più, ma per necessità. Perché fuori dal tavolo delle trattative il mondo non si ferma, e gli elettori nemmeno.

Dante avvertiva che l’amore non perdona chi è amato. In politica, invece, chi non decide rischia di essere travolto. E questa volta, a giudicare dai numeri, la storia potrebbe non concedere un’altra possibilità.