Voto estero: tutti denunciano, nessuno agisce e la democrazia resta ostaggio di pochi

di Emanuele Esposito

È ora di smetterla con i piagnistei rituali. Da anni il copione è sempre lo stesso: alla chiusura delle urne, candidati di destra e di sinistra denunciano brogli, plichi spariti, irregolarità evidenti. Poi, come per magia, cala il silenzio. Passato lo spoglio, passata la rabbia, finisce tutto nel nulla. Passato lo santo, finita la festa. Di parole ne abbiamo sentite a sufficienza; di fatti, pochissimi. Anzi, uno solo.

L’unico che ha avuto il coraggio di andare davvero contro il sistema è stato Fabio Porta. Non a chiacchiere, ma con determinazione e ostinazione: aule parlamentari, conferenze stampa, articoli, denunce pubbliche. Ha chiamato le cose col loro nome, parlando apertamente di un sistema malato, opaco, inaccettabile per una democrazia moderna. Il risultato? L’isolamento. Il silenzio delle istituzioni. L’indifferenza dei governi.

Perché il problema del voto estero è questo: tutti lo conoscono, nessuno lo vuole risolvere. Il sistema attuale è farraginoso, fragile, permeabile. Il voto per corrispondenza, così com’è concepito, non garantisce né la libertà del cittadino né la trasparenza del risultato.

E allora sorge spontanea una domanda: perché tanti candidati, dopo aver gridato allo scandalo, non hanno mai avuto il coraggio di andare fino in fondo, di appellarsi alla giustizia, di rompere davvero il meccanismo? La risposta è semplice e scomoda: perché questo sistema, a molti, fa comodo. È la stessa logica della favola del “ministro degli italiani all’estero”. Lo si sapeva già durante la campagna elettorale: propaganda pura. Nessuna struttura reale, nessun potere concreto, nessuna riforma vera. I fatti, ancora una volta, hanno confermato le parole.

Ma in politica funziona così: chi dice la verità spesso passa per ingenuo, e la ragione resta appannaggio dei fessi. Eppure, oggi, una possibilità esiste. Per questo l’appello va direttamente al governo e alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Da donna del popolo, da leader che ha fatto del coraggio una cifra politica, metta la faccia su una riforma che nessuno ha mai avuto il fegato di affrontare.

I segnali di attenzione verso gli italiani nel mondo ci sono stati. Ora serve l’atto decisivo. Mettiamo in sicurezza il voto estero: si voti nei consolati; si voti in seggi periferici certificati e controllati. Si garantiscano procedure chiare, trasparenti, verificabili. Chiudiamo una volta per tutte la farsa del voto postale così com’è oggi. Perché non tutela i cittadini, non tutela la democrazia e non tutela lo Stato.

Perché senza un voto libero e sicuro per gli italiani all’estero non esiste una democrazia compiuta. Esiste solo una brutta, ipocrita imitazione