La Reserve Bank of Australia (RBA) ha deciso oggi un aumento dei tassi di interesse di 0,25 punti percentuali, portando il tasso ufficiale al 3,85%. La mossa era attesa dagli analisti ed è la prima riunione di politica monetaria del 2026, dopo tre tagli nel 2025, l’ultimo dei quali in agosto. L’aumento riflette le preoccupazioni della banca centrale riguardo alle pressioni inflazionistiche e alla forza della domanda interna.
Nel comunicato ufficiale, il Board della RBA ha sottolineato che “sebbene l’inflazione sia scesa dal picco del 2022, nella seconda metà del 2025 ha mostrato un aumento rilevante”. Parte di questo incremento, secondo la banca centrale, è dovuto a “pressioni sulla capacità produttiva”, determinate da una domanda privata più forte del previsto. L’inflazione, pur in calo rispetto agli anni precedenti, dovrebbe restare sopra l’obiettivo del 2,5% per un periodo prolungato.
Tra i fattori principali vi è la crescita della spesa delle famiglie e degli investimenti, superiore alle attese e che ha accelerato l’attività economica. Anche il mercato immobiliare evidenzia vivacità, con prezzi e transazioni in aumento. Le condizioni del lavoro sono state definite “leggermente tese”, con stabilizzazione dell’occupazione in linea con la domanda interna.
Il Tesoriere federale, Jim Chalmers, ha commentato che la decisione rappresenta “una notizia difficile per milioni di australiani con un mutuo”, sottolineando la consapevolezza del governo per l’impatto sulle famiglie. Ha precisato che le pressioni inflazionistiche derivano principalmente dalla domanda privata e non dalla spesa pubblica, chiarendo le responsabilità tra politica monetaria e fiscale.
Contemporaneamente, la RBA ha pubblicato le nuove previsioni economiche nel suo Statement on Monetary Policy. L’inflazione dei prezzi al consumo (CPI) è stimata al 4,2% a metà 2026, in aumento rispetto al 3,7% previsto a novembre 2025. Il “trimmed mean”, indicatore preferito per l’inflazione sottostante, dovrebbe toccare il 3,7%, rispetto al 3,2% precedente.
L’obiettivo resta il 2,5%, ritenuto raggiungibile con interventi mirati.Gli economisti interpretano il comunicato come un segnale di attenzione verso la domanda interna. Wee Khoon Chong, APAC Macro Strategist di BNY, prevede un ulteriore aumento di 0,25 punti entro l’anno. Abhijit Surya di Capital Economics indica che un secondo rialzo potrebbe essere necessario, mentre Callam Pickering di Indeed prevede un nuovo aumento a maggio. Tuttavia, non tutti concordano su un ciclo di rialzi prolungato: David Bassanese, chief economist di BetaShares, ritiene che il tasso attuale possa rappresentare “uno e basta” se i fattori temporanei abbasseranno l’inflazione nei prossimi mesi. L’impatto sul mercato immobiliare è significativo.
L’aumento incide sui mutui, riducendo la capacità di spesa delle famiglie e frenando la domanda di nuove abitazioni. Il settore, sensibile alle politiche monetarie, potrebbe registrare un rallentamento dei prezzi nei prossimi trimestri, contribuendo al contenimento dell’inflazione.
La RBA ha sottolineato che alcune dinamiche della domanda derivano da fattori strutturali, come la spesa sostenuta dai redditi e dai risparmi accumulati, e da fattori temporanei, come incentivi e consumi posticipati. Distinguere tra elementi strutturali e temporanei è fondamentale per valutare la necessità di ulteriori interventi sui tassi nei prossimi mesi.Le previsioni indicano che, pur con inflazione superiore all’obiettivo nel breve termine, la tendenza a medio termine dovrebbe favorire un rallentamento graduale della crescita dei prezzi. Da fine 2026, la crescita del PIL è attesa al di sotto del potenziale, per effetto dei tassi più elevati e della fine dei fattori temporanei. L’occupazione dovrebbe rimanere stabile nel breve periodo, ma il tasso di disoccupazione potrebbe salire fino al 4,6% entro metà 2028. L’aumento dei tassi avrà effetti economici e sociali rilevanti. Le famiglie con mutui variabili affronteranno rate più alte, riducendo la spesa. Le imprese dipendenti dal credito potrebbero rallentare investimenti e assunzioni. Il governo dovrà bilanciare misure fiscali di sostegno senza alimentare ulteriormente l’inflazione.
Storicamente, la RBA ha adottato un approccio graduale nella gestione dei tassi, cercando di stimolare la crescita senza generare pressioni eccessive sui prezzi. Dopo il picco inflazionistico del 2022, i tre tagli del 2025 hanno sostenuto la ripresa. L’aumento odierno rappresenta un aggiustamento mirato per contenere l’inflazione senza compromettere la crescita complessiva.
Gli analisti evidenziano che l’approccio “step-by-step” consente alla RBA di valutare l’effetto dei tassi sulla domanda prima di ulteriori interventi. La banca centrale continuerà a monitorare mercato immobiliare, lavoro e consumi per calibrare la politica monetaria in modo equilibrato.
Le aspettative indicano che, se la domanda privata continuerà a sorprendere positivamente, potrebbero esserci ulteriori rialzi nel 2026. Tuttavia, un ciclo prolungato appare improbabile, perché l’inflazione dovrebbe moderarsi anche senza interventi significativi. La distinzione tra fattori temporanei e strutturali resta fondamentale per la strategia futura. In sintesi, l’aumento dei tassi riflette la volontà della RBA di contenere le pressioni inflazionistiche della domanda privata. Famiglie e imprese affronteranno costi più elevati, mentre la banca centrale continuerà a monitorare attentamente l’economia.
La politica monetaria resta delicata, con segnali di resilienza ma anche vulnerabilità a possibili shock. L’aumento odierno evidenzia il legame tra politica monetaria e mercato immobiliare: i tassi non influenzano solo i prezzi al consumo, ma anche l’accesso alla casa e la sostenibilità finanziaria delle famiglie. In un contesto di inflazione superiore agli obiettivi, la RBA dovrà bilanciare prudenza e interventi mirati per garantire la crescita
