Senza una chiara visione non c’è futuro

di Emanuele Esposito

La politica è fatta di gesti, di convinzioni, di idee che si portano avanti nel tempo. È fatta di visione, di coraggio, di capacità di guardare oltre l’oggi. Eppure, negli ultimi decenni, la politica italiana ha smesso di sognare e, cosa ancora più grave, ha smesso di pensare in prospettiva.

Oggi la classe politica italiana appare sempre più come un condominio litigioso, un insieme disordinato di personalismi e piccole rivalità. Si discute di tutto, si polemizza su ogni dettaglio, ma manca ciò che conta davvero: una visione strategica del Paese. Abbiamo smesso di credere nelle nostre capacità e, soprattutto, nei nostri giovani.

Formiamo studenti, professionisti, ricercatori, imprenditori. Li prepariamo con competenze solide, spesso eccellenti. Poi li lasciamo andare. Altri Paesi li accolgono, li valorizzano, costruiscono sviluppo e innovazione grazie a ciò che l’Italia non è stata capace di trattenere. Non è una fatalità. È una sconfitta politica.

Il quadro diventa ancora più sconfortante se si guarda alla rappresentanza degli italiani all’estero. Troppo spesso assistiamo a una politica fatta di passerelle, visite lampo, foto di circostanza e post celebrativi. Marketing politico, nulla più. La sostanza è assente, il lavoro strutturale inesistente. Tanto fumo, pochissimo arrosto.

All’estero esistono persone serie, competenti, con una conoscenza reale delle dinamiche economiche, sociali e culturali dei Paesi in cui vivono. Persone che potrebbero rappresentare un valore aggiunto enorme per l’Italia. 

Ma vengono sistematicamente ignorate dai vertici dei partiti e da chi controlla i meccanismi della selezione politica. Se non sei amico, sei fuori. Basta una medaglietta, una piccola onorificenza, e il sistema si autoalimenta senza alcun vero ricambio.Le persone oneste, leali, quelle che dicono le cose come stanno, difficilmente arrivano lontano. Le persone capaci vengono spesso apprezzate più dagli stranieri che dal proprio Paese. 

E noi italiani all’estero, invece di fare sistema, troppo spesso ci facciamo la guerra tra di noi, divisi da ego, rivalità e ambizioni personali prive di una vera cultura politica.

Dietro ogni italiano nel mondo non c’è solo una pratica di cittadinanza o una questione fiscale. C’è molto di più. C’è l’export italiano, ci sono i rapporti commerciali con i Paesi emergenti, gli interscambi economici, il turismo, la diplomazia culturale. Ci sono le università, le scuole, il riconoscimento dei titoli di studio, i visti per categorie strategiche, le agevolazioni fiscali per chi rientra. 

E soprattutto ci sono politiche che dovrebbero evitare che i giovani partano, prima ancora di pensare a farli tornare. Eppure, in Italia, tutto questo continua a essere sottovalutato. Non si comprende che una rappresentanza vera, seria e competente degli italiani all’estero non è folklore, ma un asset strategico per il Paese. Senza le persone giuste nei posti giusti non si va da nessuna parte. E senza garantire stabilità e continuità di lavoro, nessun progetto può davvero decollare. 

La politica italiana è davanti a una scelta chiara: continuare a essere un teatro di vanità oppure tornare a essere uno strumento di costruzione del futuro. Solo un eterno presente fatto di slogan, fotografie e occasioni perdute.