La consacrazione nel 1979 a Las Vegas contro il grande Marvin Hagler
Vito Antuofermo non era un fenomeno. Nato in provincia di Bari, a 17 anni si trasferi’ in America con la sua famiglia. Vito non aveva il talento dei predestinati, né la grazia di chi nasce per dominare. Era un manovale del ring, duro, testardo, capace di incassare la vita come incassava i colpi. Eppure, una sera del 1979, dimostrò al mondo che la sofferenza può essere più forte del talento, più ostinata del destino.
Quella notte resistette a Marvin “The Marvellous” Hagler, il peso medio più completo del suo tempo, e forse di sempre. Era al Caesars Palace di Las Vegas,e nessuno scommetteva un centesimo su di lui. Hagler era la perfezione: tecnica, potenza , disciplina, un motore d’acciaio. Antuofermo, invece, era un blocco di carne e cuore, un uomo che sanguinava da ogni ferita ma non smetteva mai di avanzare. Aveva le arcate fragili ma la pelle dura, il viso segnato da mille battaglie. Ma non si tirò mai indietro. Ogni colpo lo piegava, nessuno lo spegneva.
Round dopo round, Hagler lo martellava come il fabbro fa su un’incudine. Vito vacillava, ma rimaneva lì, a rispondere. Gli occhi gonfi, il volto una maschera di sangue.
Ogni pausa tra i round serviva per ricucirlo, letteralmente. Eppure, quando l’invincibile Hagler cominciò a stancarsi, lui era ancora lì, in piedi. Non più l’uomo che subisce, ma quello che rifiuta di accasciarsi sul tappeto.
Alla fine dei 15 round, i giudici non seppero scegliere, pareggio fu il verdetto. La cintura rimase a lui, l’americano ma l’italiano si guadagno’ il rispetto di tutti.
E quella notte, anche senza vincere, Antuofermo diventò leggenda. Perché il mondo non ha bisogno solo di geni, ma anche di uomini così.
Di persone che non hanno il dono divino, ma la volontà. Che si rialzano ogni volta, che non smettono di provarci, che resistono finché suona l’ultima campana.
Antuofermo rappresenta quella parte di noi che combatte ogni giorno senza gloria, ma con la stessa fame di chi vuole solo una cosa: restare in piedi.
“Era goffo, grezzo, ma con un cuore da leone. Era disposto a battersi fino all’ultimo respiro, sarebbe morto sul ring prima di lasciarsi battere.” – Marvin “The Marvellous” Hagler – E se lo diceva Hagler, allora possiamo crederci!!! “He was a tough guy who absorbed the best Hagler had to offer.
They don’t come any tougher!”, titolo’ un quotidiano sportivo dell’epoca.
Secondo alcuni, i giudici sapendo che con un verdetto di parità il grande Marvin Hagler avrebbe mantenuto la cintura, premiarono il coraggio, la volontà, la caparbietà di non mollare mai di uno straordinario combattente. Perché l’incontro lo vinse Hagler, certo.
Ma quel verdetto diede merito al cuore e al carattere di Vito.
