Italian Design Day

di Lorenzo Canu

Martedì pomeriggio, le grandi vetrate dell’Anita B. Lawrence Centre alla UNSW hanno catturato l’ultima luce dorata del giorno, creando un’atmosfera quasi teatrale per la conferenza pubblica “Italian Radical Design – Studio65 – 50 Years of Future”. Italiani di diverse generazioni si sono riuniti per celebrare mezzo secolo di innovazione, avanguardie e sperimentazioni che hanno trasformato il design italiano. 

L’evento ha rappresentato non solo un momento di celebrazione del design italiano, ma anche un’occasione di incontro e scambio tra professionisti, studenti e appassionati, dimostrando ancora una volta quanto l’arte del progetto possa essere ponte tra generazioni, culture e continenti.

Non poteva esserci cornice più adatta di uno dei campus più iconici di Sydney, simbolo di apertura culturale e contaminazione di idee. 

La serata è stata organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, con il supporto dei Consolati italiani a Sydney e Brisbane, della UNSW, di ICE Sydney e della Camera di Commercio Italiana in Australia, inserendosi nel calendario dell’Italian Design Day 2026. L’edizione di quest’anno ha avuto come tema re-design, esplorando il potere rigenerativo del progetto: rinnovare spazi, oggetti, idee e relazioni. Dalla Città del Capo a Sydney, da Milano a Bangkok, eventi e mostre hanno raccontato il ruolo del design nel plasmare un futuro sostenibile e inclusivo

Le opere, i progetti e le provocazioni di Studio65 raccontano una visione che sfida convenzioni e spinge i confini dell’immaginazione. La conferenza è stata un’occasione per celebrare un prestigioso anniversario e al contempo anche un invito a riflettere su come il design radicale italiano continui a influenzare culture, città e comunità in tutto il mondo, dimostrando che creatività, coraggio e innovazione possono ancora cambiare il modo in cui viviamo e percepiamo gli spazi intorno a noi. Durante la conferenza, il pubblico ha avuto modo di ripercorrere l’evoluzione di Studio65, tra sperimentazioni audaci, progetti iconici e visioni futuristiche, comprendendo come il design radicale italiano abbia saputo non solo creare oggetti straordinari, ma anche influenzare il modo in cui viviamo e interagiamo con lo spazio. 

I relatori hanno sottolineato come l’innovazione non sia mai fine a sé stessa, ma sempre legata a un contesto culturale e sociale, capace di raccontare l’Italia al mondo con creatività, passione e concretezza.

A Sydney quella storia l’ha raccontata Franco Audrito, fondatore di Studio65. Aprendo la serata, il Direttore dell’Istituto Marco Gioacchini ha ricordato le origini del gruppo: Torino, 1965, un collettivo d’avanguardia che riuniva artisti, pittori, fotografi e aspiranti cineasti, tutti studenti e studentesse della facoltà di architettura. 

Un gruppo che voleva arredare il mondo pensando, prima di sé, ai figli e al futuro, con un approccio creativo che unisse estetica, impegno sociale e innovazione costante, cercando di trasformare ogni oggetto in un messaggio culturale e politico che potesse sfidare le convenzioni dell’epoca.

Quello di Audrito è stato un percorso, più che un discorso. Un percorso attraverso la storia, attraverso i decenni, attraverso il modo in cui il design può aiutarci a capire i tempi in cui viviamo, interpretando la cultura e le trasformazioni sociali, le mode, le ideologie e le tensioni artistiche che attraversavano l’Italia e il mondo. Ha cominciato dagli anni della contestazione, quando nel 1965 lui e i suoi colleghi organizzarono l’occupazione permanente della facoltà di Torino, raccogliendo i lavori di tutti gli studenti per produrre i manifesti del movimento. “Era finalmente un’arte al servizio della rivoluzione,” ha detto. L’architettura come demolizione: contro la speculazione, contro un sistema accademico che, nelle sue parole, non insegnava a progettare ma a “obbeeeeeedire”.

Sullo sfondo della presentazione c’erano il Vietnam, la bandiera americana come simbolo paradossale di libertà creativa, il rock, e tutto un immaginario visivo che ispirava la sperimentazione, tra film, musica, manifesti e installazioni artistiche. E c’era la convinzione che il design potesse essere uno strumento critico piuttosto che un servizio silenzioso al potere. 

Qualcosa che, nel suo mutismo da oggetti inanimati, potesse fare clamore, comunicare messaggi forti e stimolare la riflessione di chi li osserva, diventando una sorta di linguaggio universale tra arte, società e vita quotidiana.

Da quella stagione nascono gli oggetti che hanno reso Studio65 famoso nel mondo, tra Dream Houses e Sedie Mirò che si tengono compagnia a vicenda, chiacchierando: il divano Bocca del 1970, ispirato a Salvador Dalì e Marilyn Monroe, grandi labbra rosse poi riadattate in oro e nero. Il Capitello del 1971, seduta in poliuretano che reinterpreta la colonna ionica classicamente usata in architettura trionfali e ora adattata attraverso la lente irriverente della pop art. E la sedia Money Money, descritta da Audrito come la sedia segnale: “chi ce l’ha, è uno di quelli per cui il mondo va male”.

La conferenza è stata moderata dal Professor Luciano Cardellicchio, associate professor di costruzione architettonica alla UNSW, che ha guidato anche la sessione di domande finali, incoraggiando un dialogo aperto e vivace con il pubblico presente, composto da studenti, appassionati di design e professionisti del settore.

Tra queste, l’inevitabile domanda: “Quale è il suo pezzo preferito?”. “Babylonia”. 

Il castello incantato, come lui stesso l’ha descritta, era il pezzo con cui giocava moltissimo con sua figlia, condividendo momenti di gioco creativo e immaginazione, stimolando la fantasia e creando ricordi preziosi. 

Un pezzo, come tutti quelli di design, creato dal bisogno di dare alla propria figlia un gioco diverso dai soliti colori e pastelli, un oggetto che stimolasse la fantasia, la curiosità e l’inventiva, rendendo ogni esperienza ludica un piccolo laboratorio di creatività.

Nel 2015 Audrito e Sampaniotou hanno fondato con la figlia Valentina Il Mercante di Nuvole, per custodire l’archivio storico del gruppo e preservare memoria, ricerca e innovazione, garantendo che le nuove generazioni possano comprendere e approfondire l’eredità culturale e artistica di Studio65.

I prossimi appuntamenti con l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney sono il già sold out concerto di Luca Ciarla, Mediterramìa, e la conferenza “Courtesy and Courtliness in the Time of Dante”, la settimana prossima, promettendo nuove occasioni di incontro tra cultura, arte, design e riflessione critica, in un calendario ricco di eventi di alta qualità e coinvolgimento comunitario.