Storia di una Famiglia che ha vestito generazioni di giovani, tra Vip, Pariolini, Ragazzi della Capitale, Calciatori, Artisti Attori e Registi
di Cristian Arni
Ci sono attività commerciali di quartiere intramontabili, che r-esistono alla dura prova del tempo e che anzi proprio il tempo impreziosisce di quella specificità che le rende uniche, a dispetto di tutto; una di queste è Bartocci Sport, abbigliamento casual e sportivo, praticamente un’istituzione per i “veterani” dello shopping capitolino.
Il negozio si trova a pochi passi da Piazza Buenos Aires, soprannominata dai romani Piazza Quadrata appunto per la sua forma specifica, vicino al suggestivo Quartiere Coppedè, al civico 49-51 di Viale Regina Margherita, viale storico di Roma che, fiancheggiando la Città Universitaria, il Policlinico Umberto I, attraversando arterie stradali importanti come Via Nomentana e giù di lì passando per il Quartiere Trieste, raggiunge il quadrante Nord della Capitale, dove prende il nome di Viale Parioli.
Ed è proprio nell’allora Campo Parioli che prende avvio la storia della Famiglia Bartocci, una famiglia che del commercio al dettaglio ha fatto la propria vocazione professionale, prima che questa area fosse urbanizzata nel secondo dopoguerra, dove fu edificato, in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960, il Villaggio Olimpico,
Proprio in questa zona, con l’arrivo degli americani, Papà Bartocci, Enzo detto Righetto, acquistava i primi jeans proprio da loro, per poi rivenderli. Inizialmente “Righetto”, così soprannominato, era un venditore ambulante che trattava un po’ di tutto, specie prodotti di igiene made USA: dai saponi ai deodoranti, dentifrici fino ai primi jeans e altri capi di abbigliamento, successivamente fecero la fortuna di papà Enzo che a quel punto aveva aperto il suo emporio nel seminterrato in Viale Parioli.
Da venditore ambulante su un muretto tra Via Giosuè Borsi e Via Ruggero Fauro ed Enzo/Righetto con il figlio Franco, di soli 9 anni, divennero commercianti a tutti gli effetti, con un proprio punto vendita.
L’aneddotica sul suo soprannome è quanto mai singolare: dove Enzo esponeva inizialmente i suoi prodotti c’era un falegname, Enrichetto, così quando Papà Enzo passava davanti alla sua bottega lo salutava confidenzialmente: “Ciao Erì” e l’altro gli rispondeva giocosamente completando il suo nome: “Ciao Righè”, così si diffuse la credenza che Enzo si chiamasse Righetto e ne adottò il “nome d’arte” per il suo banco.
Così tra un prodotto di igiene e un jeans, tra un capo di abbigliamento e l’altro Enzo, trovata una cantina in via Gualtiero Castellani 6 iniziò a “vestire” i giovani pariolini di allora fino a conquistare tutti i ragazzi della Capitale con i capi di abbigliamento firmati: Levi Strauss, Lee, Wrangler, le Dodgers, Westcott e Clarks ai piedi, poi le Timberland, le immancabili T-Shirt Fruit of the Loom e molte altre case di abbigliamento (oggi diremmo brand) che all’epoca erano ignote nel nostro Paese, appena uscito – e malamente – da un conflitto mondiale, che puntava alla sua ricostruzione. Oggi termini come emporio, negozio, suscitano quasi stupore e meraviglia nelle nuove generazioni avvezze allo shopping online, ma attività commerciali come Bartocci Sport, dicevamo in apertura, hanno resistito alla dura prova del tempo e al cambiamento delle abitudini sociali.
Specialmente negli ultimi 25 anni il commercio al dettaglio ha subito vari affondi: prima dal fiorire dei centri commerciali, poi la diffusione dell’acquisto (più o meno compulsivo sul web) e successivamente con l’imporsi, specie dopo la pandemia da Covid, di piattaforme digitali in cui è possibile trovare di tutto, non di rado a prezzi concorrenziali, ma ciò che manca è il rapporto umano, il calore e colore che si instaura con chi la vendita ce l’ha nel sangue, e non imposta da meri fini e formule di marketing, da professionisti che ti sanno indicare, indirizzare verso il prodotto giusto, proprio come avveniva nei primi anni di Bartocci Sport, dove uno dei figli di Enzo, Maurizio, ricordato come un ragazzone alto e svelto, era un abile venditore capace di prendere le misure solo osservando il cliente, o tuttalpiù poggiando le sue mani sulle spalle. Nel mentre un altro figlio di “Righetto”, Franco, appassionato di motociclismo tanto da frequentarlo professionalmente, quando decise di smettere con le gare, aprì il suo punto vendita, inizialmente in Via Rubicone, angolo Via Tagliamento – con il nome “Bartocci Sport” – non lontano dal Piper, dove ancora oggi è presente lo Stock House, guarda caso anche qui si scendono delle scale per immergersi in un mondo di abbigliamento casual che ripercorre la storia di firme che hanno vestito le ultime quattro generazioni, e contemporaneamente ne apre un altro, quello in Viale Regina Margherita, ora il suo “Punto di Forza”.
E’ sufficiente entrare nel suo negozio attuale per trovare le griffe, le marche e i grandi nomi di capi di abbigliamento in voga già dagli anni in cui il negozio era frequentato da VIP, attori, esponenti del mondo sportivo, personalità del mondo imprenditoriale, registi, sia marche più “giovani”, in un ambiente unico, caloroso, di atmosfera, pieno di colori, dove è possibile assaporare (per i palati più fini) il sapore del tempo, ma un tempo in divenire, che non si è solo fermato al passato, perché la storia della Famiglia Bartocci fonda le radici nel passato ma si è proiettata non solo nel presente, ma anche nel futuro, aggiornandosi a ciò che il mercato, in qualche modo offre oggi, un sito web dove effettuare ordini e acquistare capi di abbigliamento da ricevere a casa, oppure da ritirare in negozio; naturalmente non mancano i canali social, da Facebook a Instagram, dove è possibile seguire le ultime novità e iniziative, promozionali e restare aggiornati sui cataloghi e le novità disponibili.
Del resto anche chi ha redatto questo articolo è passato nei camerini di Bartocci, sia nel punto vendita di Via Rubicone, sia in quello di Viale Regina Margherita, quando tra scuola, occupazioni, scioperi e “4 salti” al noto e vicinissimo Piper il Sabato pomeriggio – prima di immergersi con gli amici e i compagni di classe nella movida capitolina di quella meravigliosa stagione che è la giovinezza – ci si recava a comprare ora le scarpe, solitamente i boot della Timberland, ora i jeans Levi Strauss, i famigerati 501 (a vita bassa) o i jeans Lee, o i cross country, ora un North Face, oppure un Ciesse Piumini, fermandoci alle immancabili T-Shirt della Fruit of the Loom, indossate anche dai genitori, il tutto tra risa, canzonature giocose e mai maliziose tra noi che partivamo per queste scorribande con gli amici di Piazza Verbano, Piazza Bologna e i Parioli, per competere con i Paninari milanesi, a Roma chiamati: “Tozzi”.Sebbene oggi, Paninari e Tozzi siano appannaggio delle generazioni anni ’80, e le mode cambino con l’evoluzione del costume e della società, Bartocci Sport resta un punto di riferimento per lo shopping, non solo degli aficionados e dei Boomer (per chiarezza, le generazioni prima dei Millennial e successive), da Bartocci Sport si rivolgono sia gli uni che gli altri, adulti e ragazzi, ce n’è per tutti: donne, uomini e giovanissimi.
Del resto il motto dello storico negozio lo esprime a chiare lettere la foto (qui esposta) nel corso del tempo: “Non si arriva in alto superando gli altri. Si arriva in alto superando se stessi”.
NOTE A MARGINE
Bartocci Sport, con la sua sede in viale Regina Margherita e Stock Hause in via Rubicone, è senz’altro un punto di riferimento per tutta Roma, per i Romani “Doc” e gli altri – residenti e non – a prescindere dalle fasce di età, dalle attività personali, dalle proprie simpatie sportive e/o politiche. Anche io – pur se non più Giovane, oramai nobilmente “Antico” per datazione Anagrafica (e per determinate radici identitarie ritenute politicamente scorrette) – alquanto sovente mi affaccio davanti ai due negozi, sia per ammirare i poster ed osservare le vetrine od effettuare saltuariamente qualche acquisto.
