Trasporti gratuiti

Nel pieno della crisi del carburante che sta colpendo duramente l’Australia, due stati scelgono una risposta immediata, annunciando trasporti pubblici gratuiti. Il New South Wales, invece, resta fermo. Una divergenza che accende il dibattito nazionale.

Nel Victoria, il governo ha annunciato un mese di corse gratuite su treni, tram e autobus a partire dal 31 marzo, con l’obiettivo di alleggerire il costo della vita e ridurre la pressione sulla domanda di carburante. Ancora più incisiva la misura adottata in Tasmania, dove autobus e traghetti resteranno gratuiti fino a luglio.

Nel frattempo, il Queensland propone un modello alternativo: trasporto pubblico a soli 50 centesimi, una soluzione che sta raccogliendo consensi per il suo equilibrio tra accessibilità e sostenibilità economica.

Di fronte a queste iniziative, il New South Wales ha deciso di non seguire la stessa strada. Il ministro dei Trasporti John Graham ha chiarito la posizione del governo: «Le tariffe sono già abbastanza basse», affermando che rendere gratuiti i trasporti costerebbe “milioni di dollari al giorno”.

Eppure, la situazione sul terreno appare sempre più critica. In tutto il NSW, 66 stazioni di servizio sono completamente senza carburante, mentre 371 risultano prive di almeno un tipo di benzina e 229 non hanno diesel. I numeri attuali evidenziano una pressione crescente sulla rete di approvvigionamento, aggravata dall’aumento della domanda.

Le autorità invitano alla responsabilità, chiedendo ai cittadini di evitare scorte eccessive. Ma il contrasto con le misure adottate altrove è evidente. 

Agricoltori e comunità regionali chiedono che il carburante venga preservato per le attività essenziali, mentre cresce la richiesta di incentivare l’uso del trasporto pubblico. Con i prezzi della benzina che sfiorano i 2,60 dollari al litro e il diesel oltre i 3 dollari, il costo della vita continua a pesare sulle famiglie. 

Almeno per il momento, il governo Albanese ha scongiurato l’introduzione di misure drastiche sul modello della crisi COVID-19, puntando su alternative pratiche come il lavoro in remoto da casa, mentre una domanda ora è inevitabile: di fronte a una crisi nazionale, può ogni stato permettersi di agire da solo?