Caro Santo Padre

Gli attacchi rivolti a Sua Santina Leone XIV da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump rappresentano un “salto di qualità” inquietante nel linguaggio pubblico. Definire il Pontefice “debole” e “pessimo in politica estera”, invitando il Santo Padre a restare fuori dalla politica non è una semplice divergenza di opinione ma un tentativo di ridurre una voce morale globale a un fastidio da zittire.

Qui non si discute di schieramenti, ma di rispetto istituzionale e umano. Colpire il Papa significa colpire l’idea stessa che esista ancora l’occidente e quindi uno spazio per la coscienza nel dibattito mondiale democratico. È un segnale grave, che rivela una deriva in cui il potere di un uomo solo pretende di essere l’unico linguaggio legittimo. Chi guida una nazione dovrebbe misurare le parole, non usarle come strumenti di delegittimazione morale. 

Da Buon Pastore e dal più autorevole dei leader religiosi del mondo – Leone XIV non è sceso nel confronto politico ma ha affermato senza mezzi termini “non ho paura”. Esprimere solidarietà al Santo  Padre è una prova di civiltà che chiama in causa la responsabilità di tutti i cittadini e persino noi della stampa, senza eccezioni. Il silenzio complice non è un’opzione.