Deficit/PIL al 3.1% vittoria oltre le previsioni

C’è un dato da cui partire, e che nessuna narrazione alternativa può cancellare: l’Italia oggi ha un rapporto deficit/PIL al 3,1%, certificato da Eurostat. Un numero che qualcuno prova a raccontare come un fallimento, ma che in realtà rappresenta un risultato tutt’altro che scontato.

Quando il governo guidato da Giorgia Meloni si è insediato, il deficit viaggiava su livelli fuori controllo, oltre l’8%. Ridurlo fino a sfiorare la soglia del 3% non è stato un esercizio contabile, ma un’operazione complessa, fatta di scelte difficili e di responsabilità politica. Altro che improvvisazione.

Eppure, oggi si assiste al tentativo, piuttosto goffo, di riscrivere la realtà. In prima linea c’è Giuseppe Conte, che prova a sfilarsi dalle proprie responsabilità politiche. Ma i numeri, a differenza della propaganda, non si piegano.

Il punto è semplice: senza l’impatto devastante del Superbonus sui conti pubblici, oggi l’Italia sarebbe già sotto la soglia del 3%, attorno al 2,8%. Tradotto: saremmo fuori dalla procedura europea per deficit eccessivo. Non è un’opinione, è una valutazione basata sui dati. Il Superbonus, nato sotto il governo Conte, ha prodotto un effetto drogante sull’economia nel breve periodo, ma ha lasciato in eredità un buco enorme nei conti dello Stato. Una misura senza controllo, senza limiti efficaci, che oggi pesa come un macigno sulle finanze pubbliche.

Di fronte a questo scenario, il governo attuale ha fatto ciò che andava fatto: rimettere ordine, riportare credibilità, ricostruire un percorso sostenibile. Non con annunci, ma con risultati concreti.

Chi oggi attacca dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere almeno due cose: primo, che il risanamento è in corso ed è reale; secondo, che una parte consistente dei problemi attuali nasce da scelte passate. Perché la politica può anche vivere di scontri e narrazioni, ma i conti pubblici no. E alla fine, sono sempre loro a presentare il conto.