3 maggio, l’Italia istituisce la Giornata dei giornalisti uccisi: memoria, verità e diritti ancora aperti

Il Senato ha approvato all’unanimità la legge che istituisce la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi nello svolgimento della loro professione, fissata ogni anno il 3 maggio, in coincidenza con la Giornata mondiale della libertà di stampa promossa dall’Unesco. Un passaggio simbolico ma anche politico, che segna il riconoscimento istituzionale di un tributo pagato spesso in silenzio: quello di chi ha perso la vita per raccontare la verità.

A sottolinearne il valore è stato il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini, che ha parlato di un impegno “sempre dalla parte della ricerca della verità”, definendo l’informazione “pilastro della democrazia”. Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria pubblicherà sul proprio sito istituzionale i nomi dei cronisti caduti, trasformando la memoria in archivio permanente.

La legge, nata da un’iniziativa del deputato Paolo Emilio Russo e già approvata alla Camera nel luglio 2025, arriva al via libera definitivo con il consenso di tutte le forze politiche. Un dato non scontato, che restituisce almeno formalmente unità attorno al valore della libertà di stampa.

In aula, il senatore Walter Verini ha ricordato un numero che pesa come un macigno: circa 1500 giornalisti uccisi nel mondo negli ultimi vent’anni. Un bilancio che trasforma la professione giornalistica in una delle più esposte nei contesti di guerra, criminalità organizzata e regimi autoritari.

Nel commentare l’approvazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “un dovere onorare la memoria di chi ha perso la vita per garantire il diritto dei cittadini a essere informati”.

Un elenco lungo e doloroso accompagna questa giornata: da Peppino Impastato a Giancarlo Siani, da Walter Tobagi a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Nomi che non sono solo vittime, ma simboli di un giornalismo che ha sfidato poteri criminali, interessi opachi e verità scomode.

Se la giornata rappresenta un passo avanti sul piano simbolico, il fronte delle tutele concrete resta aperto. Lo ha ricordato con forza Alessandra Costante, segretaria della Fnsi, che ha accolto positivamente l’iniziativa ma ha rilanciato le urgenze della categoria.

“Il Parlamento ha fatto un gesto importante – ha dichiarato – ma i giornalisti vivi aspettano ancora risposte”. Tra le priorità: equo compenso, lotta al precariato, abolizione del carcere per diffamazione e norme contro le querele temerarie, spesso utilizzate come strumenti di pressione e intimidazione.

La legge prevede il coinvolgimento di scuole, università, istituzioni locali e servizio pubblico radiotelevisivo, chiamati a promuovere iniziative di sensibilizzazione e approfondimento. Non solo commemorazione, dunque, ma anche educazione civica e culturale.

Eppure, la domanda resta aperta: può bastare una giornata a difendere davvero la libertà di stampa?

La risposta, probabilmente, è no. Ma può essere un punto di partenza. Perché ricordare chi è morto cercando la verità significa, inevitabilmente, interrogarsi su quanto spazio abbia oggi quella verità.

In un tempo in cui l’informazione è sotto pressione – tra crisi economica dell’editoria, precarietà diffusa e nuove forme di censura indiretta – questa giornata rischia di diventare una celebrazione vuota se non accompagnata da riforme concrete.

La memoria, da sola, non basta.
Serve il coraggio di trasformarla in azione.

Nomi e foto a cura di www.giornalistiuccisi.it