La storia dei Pionieri di New Italy (11ᵃ  puntata)

Zzzzzzzzzzzzz Oh, ma che bella frescura, con questo profumo salino di mare, dove si  puo’ respirare a pieni polmoni e vivere sani…Oggi mi trovo su una barca che i ragazzi hanno preso a noleggio, per andare a pesca. Sulla barca vi sono 8 persone: Luciano,  

Andrea, Bruno e Franca, Sofia e Leonardo, Giulia e Marco. Mancano all’appello  Maria ed Antonio, poiche’ hanno deciso di passare la Pasqua in Italia. Sono le 11 di  un mattino radioso ed il clima e’ bellissimo; ne’ troppo caldo, ne’ troppo freddo. Sulla  barca esiste anche un BBQ per far cuocere il pesce pescato e nel secchio a lato, vi  sono gia’, un grande pesce persico (perch) e tre pesci gatto a testa piatta (flathead).  Tutti sono indaffarati con gli ami e le lenze. L’atmosfera e’ allegra, rilassata ed amichevole. Ognuno ha due borse; una con gli attrezzi per la pesca ed un’altra con  panini e beveraggi, per un veloce spuntino. Poiche’ Antonio non e’ presente per  sollecitare l’inizio del racconto, Andrea comincia a parlare: -“ Se vi va bene, io vado  avanti con il racconto.”- Tutti rispondono all’unisono: -“ Certo, certo, “- e Marco  aggiunge: -“ Oggi siamo qui, non solo per pescare, ma soprattutto per ascoltare il  proseguimento della storia dei nostri antenati.”- 

Mentre ognuno di loro sostiene la propria canna da pesca, Andrea lancia la lenza,  mette la canna da pesca nell’apposito punto di appoggio, si siede sulla panca, sfoglia  alcune pagine del libro rosso ed inizia: -“ Dunque, eravamo arrivati alla morte  improvvisa del Capitano Rabardy… Quando Chambaud dette ordine di distruggere  tutti i documenti comprovanti gli ordini del Marchese, di mantenere la colonia a tutti  i costi, mentre il denaro e gli oggetti personali del defunto vennero ritirati da Emma e  Farrell. Dopo una sosta di circa un mese nella loro piantagione, il Capitano Boore  prese il comando del “Genil”, per trasportare i coloni a Sydney. Il Boore era un  naufrago che si era salvato miracolosamente dopo che la sua nave da trasporto si era  arenata tra gli scogli della Nuovelle Bretagne. 

Il “Genil” levo’ le ancore il 20 marzo 1882 e salpo’ verso Sydney, anche se le  condizioni della nave lasciavano molto a desiderare. Infatti, lo scafo faceva acqua ed  era necessario l’uso continuo delle pompe ed esisteva solo un battello di salvataggio,  per una dozzina di persone. In caso di naufragio, le probabilita’ di salvarsi, per le 49  persone a bordo, sarebbero state estremamente esigue e l’unica persona esperta di  navigazione era il capitano. 

Comunque, dopo oltre un mese di sofferenze, peripezie, rotture e riparazioni di  macchine con monotona regolarita’, senza contare alcune raccapriccianti avventure accadute nell’attraversamento della barriera corallina, la nave giunse sbuffando a  Cairns, dove i coloni ricevettero una buona accoglienza dalla popolazione locale. Da quel momento comincio’ la dispersione. A Cairns, cinque di loro trovarono lavoro  presso alcune piantagioni di canna che erano allora in pieno sviluppo. Dopo qualche  giorno, la nave prosegui’ verso sud e fece scalo a Townsville, per fare scorta di  carbone e quindi raggiunse Maryborough, dove si fermo’ per circa un mese, per la 

ripararazione delle macchine, che funzionavano ormai, solo a singhiozzo. Le  popolazioni locali dimostrarono molta solidarieta’ verso i derelitti superstiti,  organizzando comitati di assistenza con raccolta di fondi e di vestiario. A questo punto, arrivo’ in scena anche il famigerato De la Croix, primo governatore  della colonia del De Rays, colui che aveva vigliaccamente e criminalmente abbandonato i coloni a Port Breton con il “Chandernagor” e si era poi trasferito a  Sydney, dimenticandosi totalmente di loro e della loro disperazione, per vivere una  vita spensierata e lussuosa. 

Egli fece subito combutta con Chambaud e cerco’ di approfittare della situazione,  tentando di far sbarcare dal “Genil” gli ultimi coloni, per prendere possesso della  nave. 

Ma, ora credo sia tempo di concentrare la nostra attenzione sul Marchese, che,  mentre centinaia di onesti coloni erano morti e continuavano a morire nelle  condizioni piu’ atroci, proprio per colpa delle sue sfrenate ambizioni, egli viveva nel  lusso e sperperava i loro soldi intrisi di sudore e di sangue in Spagna e precisamente  a Barcellona, dove aveva stabilito il suo nuovo quartier generale, in cui gozzovigliava  e si dava alla pazza gioia nei modi piu’ stravaganti ed osceni. Infatti, si era circondato  da un buon numero di gaudenti e passava il suo tempo tra banchetti luculliani, balli e  riunioni frivole e mondane. Egli spese un patrimonio per mantenere aggiornato il  suo fornitissimo guardaroba e per ridurre la sua ormai pronunciata pinguedine,  impiegando massaggiatrici di classe. 

Ogni giorno il suo parrucchiere personale doveva lavorare per alcune ore ad  arrangiare artisticamente la sua capigliatura e profumarlo con essenze e ciprie di  marca esclusiva e, per dare enfasi alle sue doti mascoline, si faceva vanto di avere  sempre con se’ almeno due giovanissime concubine. Dopo che si era arrogato il titolo  di ”Carlo Primo, Re dell’Oceania”, egli era continuamente a caccia di nuovi titoli ed  onorificenze.”- 

-“ Ah! Ma di bene in meglio!”- esclama Franca, livida, -“ per il Marchese, il  “Paradiso” non era nel Pacifico, dove aveva mandato a morire centinaia di coloni,  bensi’ a Barcellona! Ma si puo’ essere piu’ fetenti! Epoi… “- continua con enfasi, – “Dov’era la legge per proteggere quella povera gente per difendersi dagli squali di  questo genere? Infatti, la legge non e’ mai stata al servizio del povero, per difendersi  da questa gentaglia di cui ancora oggi il mondo e’ pieno, ti dicono che la legge e’  uguale per tutti e dovrebbero vergognarsi persino di pronunciare una frase di questo  genere, perche’ non esiste nulla di piu’ falso!”- 

Mentre ognuno commenta a favore di questo sfogo di Franca, si sente l’urlo di Marco,  che si sforza per tirare la lenza, che fa piegare la canna e sembra bruciare nelle sue  mani… –“ E’ pesante, dev’essere grande!”- Infatti, quando il pesce esce dall’acqua e  con un tonfo rumoroso, cade sul piano della barca, gli occhi e l’attenzione di tutti e’  diretta a quel grande pesce persico che e’ piombato, come per incanto, ai loro piedi. – “ E’ magnifico”- esclama Bruno, che, aiutato da Luciano, si da da fare per liberare  l’amo e mettere il pesce nel secchio, mentre Marco scatta una foto ricordo. I  commenti sono entusiasti, perche’ il pesce potrebbe pesare circa tre chili! Sono tutti 

contenti perche’ la pesca si dimostra fruttuosa ed e’ anche riuscita a calmare gli animi  dalla rabbia causata dalla lettura. 

-“Va bene, come gia’ abbiamo appurato,”- riprende Andrea, _” la giustizia va a passo  di lumaca, quando si tratta dei ricchi e potenti e qualche volta arriva da qualche  parte, qualche volta no, comunque, nel caso del Marchese, poiche’ le autorita’  francesi continuarono ad alimentare il focherello della giustizia con nuove prove e  documenti, finalmente riuscirono ad ottenere un mandato per l’estradizione e, nel  giugno 1882, egli venne arrestato in Spagna e successivamente trasferito nelle carceri  di Parigi, dove fu processato. 

Durante il processo, vennero messi in luce tutti gli aspetti piu’ significativi della sua  sordida impresa. Fra l’altro, venne dimostrato che le somme incassate dal Marchese,  furono enormi e superarono i dieci milioni di nuovi franchi, equivalenti ad un  miliardo di franchi dell’emissione precedente. Ma di tutto questo denaro, solo meno  di un quarto di tale colossale somma era stato speso per finanziare le spedizioni, il  resto era finito nelle tasche del Marchese e dei suoi complici. 

Naturalmente, con tutti i suoi soldi, egli pote’ impiegare i piu’ rinomati e costori  avvocati,tra cui il famoso De Lascases, le cui arringhe forbite, presentarono il cliente  come una povera vittima di eventi e circostanze fortuite ed imprevedibili. Anche se i testimoni dell’accusa fornirono dettagli e prove inconfutabili ed il Pubblico  Ministero presento’ il suo caso al Giudice, insistendo che si trattava di una truffa  colossale, che coinvolse un numero enorme di famiglie, ma soprattutto della morte  atroce di centinaia di persone innocenti e di un bagaglio di sofferenze inenarrabili  per i sopravvissuti.  

Poiche’ tutti questi fatti, furono causati coscientemente e brutalmente, si trattava  senza alcun dubbio, di un crimine mostruoso, degno della condanna piu’ severa. E  non era nemmeno possibile accettare la tesi che l’imputato fosse stato vittima di  eventi e circostanze imprevedibili, perche’, dopo la prima disastrosa spedizione, egli aveva continuato imperterrito la sua campagna pubblicitaria, fatta di menzogne, ed  aveva persistito nell’inviare verso morte sicura altre centinaia di persone. Purtroppo,  il Marchese se la cavo’ con sei anni di carcere e tremila franchi di multa…”- -“ Cio’ vuol dire, “- interviene Sofia, -“ che, malgrado tutte le prove schiaccianti a suo  carico, riportate personalmente dai testimoni oculari dei fatti, la condanna che egli  ricevette fu decisamente ridicola, (una bazzecola, quisquilia, pinzillacchera, come  usava dire il nostro bravissimo comico Toto’), non solo per quanto riguarda la legge,  ma anche per quanto riguarda la dignita’ umana. Da qui si capisce benissimo che il popolo e’ alla stregua di un burattino che salta e balla, agli ordini di qualcuno che ha  maggior potere e maggiore disponibilita’ di denaro! Percio’, cara Franca, anche se e’  maledettamente penoso constatarlo, credo proprio che siamo tutti d’accordo con  te!”- 

-“Certamente,”- interviene Marco. –“ Infatti il Marchese si sarebbe meritato di  vedersi almeno confiscare tutto l’ammontare dei beni, che erano stati da lui  criminalmente sottratti ai coloni con false promesse e gli avrebbero dovuto appioppare la condanna della pena capitale, cioe’ la pena di morte, per tutte quelle  sofferenze e quelle morti inutili che egli aveva, volontariamente causato. Inoltre, 

sarebbe stato necessario dare incarico ufficiale ad un legale che restituisse ai  superstiti o alle loro famiglie il denaro che essi avevano pagato, per un viaggio di  migrazione che li aveva, inevitabilmente, portati alla morte.  

Naturalmente, I commenti sono tutti pieni di eccitazione, verso l’ironia della giustizia  umana. A questo punto Andrea prende la parola: -“ Dunque, credo che per oggi  possiamo smettere di parlare di questo essere rivoltante e cominciare a pensare ad  andare a casa a rosolare i pesci che abbiamo appena pescato.”- Tutti sono d’accordo e  Bruno comincia ad avviare il motore della barca per ritornare. Arrivati all’attracco, se  ne vanno tutti insieme per ritrovarsi a casa di Sofia e Leonardo e farsi una bella  cenetta a base di pesce fresco.  

Zzzzzzzzzzzzzzzzzz A me e’ rimasto quel buon profumo di salino attorno e mi sento di  farmi due risate con voi, d’accordo? 

“ Un cowboy molto grasso entra in un negozio di jeans: Avete la mia taglia?” – chiede, “ No, mi dispiace”, risponde il venditore” – “Sapreste dirmi dove potrei  trovarla?” – “Forse… Potete provare dallo sceriffo!”  

Zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz Vi lascio con un grande augurio a tutte le mamme!!!  Augurissimi! Ciaooooooo Zzzzzzzzzzzzzzzzzz