Diciannove anni dopo il delitto di Garlasco, il caso che ha segnato una generazione di cronaca italiana potrebbe essere vicino a una svolta clamorosa. E insieme alla possibile revisione del processo contro Alberto Stasi emerge una domanda destinata a scuotere anche il piano politico e giudiziario: quanto costerebbe allo Stato italiano un’eventuale assoluzione definitiva?
Secondo le ultime valutazioni giuridiche, la cifra potrebbe superare i 3,6 milioni di euro soltanto per il risarcimento legato agli anni trascorsi in carcere.
Una somma enorme che riaccende il dibattito sul peso degli errori giudiziari in Italia e sul prezzo umano, economico e istituzionale delle condanne definitive poi ribaltate.
Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, non ha mai smesso di proclamarsi innocente. Oggi però le nuove indagini della Procura di Pavia sembrano mettere in discussione alcune delle certezze costruite negli anni attorno alla sua colpevolezza.
Al centro della nuova inchiesta compare il nome di Andrea Sempio, che secondo gli inquirenti avrebbe avuto un ruolo diretto nell’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007.
La Procura generale di Milano sta ora esaminando gli atti trasmessi da Pavia, mentre la difesa di Stasi prepara la possibile richiesta formale di revisione del processo.
Ed è qui che entra in gioco il nodo economico.
Nel sistema giuridico italiano esiste infatti una differenza sostanziale tra “ingiusta detenzione” ed “errore giudiziario”.
Nel primo caso, si parla di persone arrestate durante le indagini e poi assolte: il risarcimento previsto dalla legge ha un tetto massimo di circa 516 mila euro.
Nel caso di Alberto Stasi, invece, si entrerebbe nel campo dell’errore giudiziario vero e proprio: una condanna definitiva passata in giudicato che, attraverso la revisione del processo, verrebbe completamente ribaltata.
Qui non esiste alcun limite massimo stabilito dalla legge.
Il risarcimento viene calcolato considerando molteplici fattori: anni trascorsi in carcere, danni psicologici, perdita di opportunità professionali, danni d’immagine, sofferenza personale e costi legali sostenuti nel corso di quasi vent’anni.
Secondo alcune stime riportate in questi giorni, Stasi potrebbe ottenere tra i 2 e i 3,6 milioni di euro solo per la detenzione subita.
Ma il conto finale potrebbe essere ancora più alto.
A quella cifra andrebbero infatti aggiunti i danni morali e reputazionali accumulati in quasi due decenni di esposizione mediatica continua. Una vicenda trasformata negli anni in uno dei processi più seguiti e divisivi della storia giudiziaria italiana.
Non solo.
Esiste anche il tema del risarcimento civile versato alla famiglia Poggi, pari a circa 850 mila euro. In caso di assoluzione definitiva, anche quella somma potrebbe essere oggetto di richiesta di restituzione.
Il caso Garlasco rischia quindi di trasformarsi non soltanto in un terremoto giudiziario, ma anche in uno dei più pesanti e simbolici errori giudiziari della storia recente italiana.
Perché dietro i milioni di euro resta una domanda molto più inquietante: quanto vale davvero la vita di una persona che potrebbe aver trascorso oltre dieci anni in carcere da innocente?
