L’economia australiana mostra nuovi segnali di rallentamento. Dopo mesi di pressione inflazionistica, aumento dei tassi e crescita del costo della vita, ad aprile le famiglie australiane hanno iniziato a tirare il freno sui consumi.
Secondo i dati pubblicati dalla Commonwealth Bank of Australia attraverso il report Household Spending Insights, la spesa delle famiglie è diminuita dell’1,2% rispetto al mese precedente, cancellando il forte rimbalzo registrato a marzo.
Il dato rappresenta un segnale importante per il governo australiano e per la Reserve Bank of Australia, che da mesi cerca di contenere l’inflazione senza soffocare completamente la domanda interna.
A pesare maggiormente sono stati soprattutto i trasporti e il tempo libero, due settori che riflettono in modo diretto il livello di fiducia delle famiglie.
Il comparto trasporti ha registrato il calo più marcato, favorito anche dalla riduzione dei prezzi della benzina dopo il taglio delle accise sul carburante e dall’introduzione del trasporto pubblico gratuito in Stati come Victoria e Tasmania.
Ma dietro il dato tecnico emerge una realtà più ampia: gli australiani stanno progressivamente cambiando abitudini di consumo.
Dopo anni di spesa sostenuta e mercato del lavoro forte, molte famiglie iniziano ora a ridurre le uscite considerate non essenziali. La categoria del tempo libero è infatti scesa del 2,6% ad aprile ed è risultata l’unica con crescita annuale negativa.
Anche settori tradizionalmente stabili come sanità e assicurazioni hanno registrato rare flessioni mensili, segnale che la pressione sul bilancio familiare sta diventando sempre più trasversale.
Secondo Belinda Allen, responsabile economica della Commonwealth Bank, il rallentamento dei consumi potrebbe proseguire nei prossimi mesi.
“Ci aspettiamo che le famiglie sostengano gran parte dello sforzo necessario per rallentare l’economia e raffreddare l’inflazione”, ha spiegato.
Tradotto: saranno i consumatori australiani a pagare il prezzo più alto della lotta contro l’inflazione.
La crescita annuale della spesa è rallentata al 5,5%, ben al di sotto dell’8,5% registrato a marzo. A trainare ancora la crescita sono soprattutto le bollette e i servizi di pubblica utilità, aumentati di circa il 18% dopo la fine di diversi sussidi energetici.
Il quadro regionale mostra inoltre un’Australia sempre più disomogenea.
La Tasmania è stato l’unico Stato a registrare un leggero aumento dei consumi (+0,2%), mentre Nuovo Galles del Sud, Queensland, Australia Occidentale e ACT hanno evidenziato flessioni dello 0,2%.
Dietro questi numeri si nasconde un equilibrio economico sempre più fragile.
Da una parte il governo Anthony Albanese continua a sostenere che l’economia australiana resta resiliente; dall’altra, milioni di famiglie affrontano mutui elevati, affitti record, assicurazioni più costose e bollette in aumento.
Il rischio per Canberra è evidente: se i consumi continuassero a rallentare nei prossimi trimestri, il motore interno dell’economia australiana potrebbe perdere ulteriore slancio proprio mentre le tensioni globali, dal Medio Oriente alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, aumentano l’incertezza internazionale.
E in un Paese costruito sulla crescita continua dei consumi e del mercato immobiliare, anche un semplice -1,2% può diventare un segnale da non sottovalutare.
