Fuoco Crans-Montana una strage annunciata tra negligenze e profitto

La notte di Capodanno a Crans-Montana si è trasformata in un incubo. Il rogo che ha devastato il bar “Le Constellation”, alle 01:30 del 1° gennaio, ha lasciato dietro di sé 40 morti e oltre 119 feriti gravi, molti dei quali giovanissimi.

Alcuni dei sopravvissuti presentano ustioni sul 70% del corpo, con danni agli organi interni e polmoni compromessi dall’inalazione di fumo. La gravità delle ferite ha reso necessarie evacuazioni immediate in elicottero verso ospedali specializzati di Losanna e Zurigo, mentre 50 feriti sono stati trasferiti in strutture italiane, francesi, tedesche e belghe.

Le condizioni dei pazienti rimangono critiche e molti dovranno affrontare mesi di cure complesse, interventi chirurgici ripetuti e disabilità permanenti.

L’incendio ha avuto origine nel seminterrato, dove erano presenti materiali altamente infiammabili e dove le uscite di emergenza erano bloccate o inesistenti.

Secondo le prime ricostruzioni, il rogo sarebbe stato scatenato dalle cosiddette “fontane” pirotecniche utilizzate durante i festeggiamenti: fiamme alte e scintille hanno incendiato l’isolamento acustico del soffitto, causando un flashover, un fenomeno che provoca l’innesco simultaneo di tutto il materiale combustibile, con temperature superiori ai 1000 gradi Celsius.

La fuga è stata praticamente impossibile.

Testimoni raccontano scene drammatiche: volti irriconoscibili, capelli caduti, pelle e vestiti fusi insieme dal calore estremo.

La tragedia non può essere descritta come un semplice incidente.

Il bar, gestito dalla coppia francese Moretti da dieci anni, era una vera e propria trappola per incendi. Le ispezioni di sicurezza, se mai effettuate, non hanno rilevato o corretto le carenze: materiali vietati, uscite bloccate e mancanza di estintori.

Anche le autorità locali e cantonali, responsabili della concessione delle licenze e del controllo dei locali, risultano coinvolte nell’omissione.

Il governo del Vallese ha convocato conferenze stampa internazionali, ma ha evitato di rispondere a domande precise sulle ultime ispezioni, suscitando sospetti di copertura e protezione degli interessi turistici e commerciali.

Crans-Montana, una delle località sciistiche più esclusive delle Alpi svizzere, appartiene oggi a Vail Resorts, multinazionale americana che ha acquisito impianti e strutture per oltre 118 milioni di franchi svizzeri.

La pressione sui locali e sui ristoratori per competere in un mercato dominato da grandi investitori è enorme: il rischio economico è costante, la stagione sciistica dura pochi mesi e la clientela è composta da turisti facoltosi.

In questo contesto, risparmiare su materiali e sicurezza può sembrare vantaggioso, ma il prezzo da pagare è altissimo: vite umane.

Le autorità giudiziarie stanno indagando per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

La coppia Moretti, secondo quanto emerso finora, non sarebbe l’unica responsabile: la cultura della sicurezza ignorata e il profitto messo davanti alla tutela delle persone hanno reso possibile la strage.

La tragedia di Crans-Montana richiama una realtà amara: in molti settori economici, quando il denaro e gli interessi aziendali prevalgono sulla sicurezza, la vita delle persone rischia di diventare merce di scambio.

La notte di Capodanno 2026 rimarrà segnata come uno degli esempi più estremi di questa contraddizione

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