Addio a Carlo Petrini, il visionario che ha cambiato il rapporto tra uomo, cibo e natura

Il fondatore di Slow Food si è spento a 76 anni nella sua Bra. La sua rivoluzione culturale ha trasformato la gastronomia in un atto etico, sociale e ambientale

Il mondo della cultura agroalimentare internazionale perde una delle sue figure più influenti e rivoluzionarie. È morto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e protagonista di una delle più importanti trasformazioni culturali legate al cibo, all’ambiente e alla sostenibilità degli ultimi decenni.

Petrini si è spento nella serata del 21 maggio nella sua casa di Bra, in Piemonte, all’età di 76 anni. Con lui scompare non soltanto un gastronomo o un sociologo, ma un uomo che ha ridefinito il significato stesso del nutrirsi.

La rivoluzione del “buono, pulito e giusto”

Quando nel 1986 nacque Slow Food, pochi potevano immaginare che quel movimento sarebbe diventato un simbolo mondiale della difesa della biodiversità, delle tradizioni agricole e del diritto a un’alimentazione consapevole.

In un’epoca dominata dalla velocità del consumo e dalla standardizzazione globale, Petrini ebbe il coraggio di proporre una visione radicalmente diversa:
un cibo “buono, pulito e giusto”.

Buono per chi mangia.
Pulito per il pianeta.
Giusto per chi produce.

Una filosofia che ha restituito dignità ai piccoli produttori, ai contadini, agli artigiani del cibo e alle culture gastronomiche locali spesso schiacciate dalla grande industria alimentare.

Terra Madre e la nascita di una coscienza globale

La sua visione non si è fermata all’Italia.

Nel 2004 Petrini diede vita a Terra Madre, una rete internazionale capace di collegare comunità agricole, pescatori, allevatori, cuochi e attivisti provenienti da tutto il mondo.

Nello stesso anno contribuì anche alla nascita dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il primo ateneo al mondo interamente dedicato alla cultura gastronomica e all’ecologia alimentare.

Molto prima che sostenibilità, filiera corta e biodiversità diventassero parole di moda, Carlo Petrini aveva già intuito che il futuro del pianeta sarebbe passato anche dal rapporto tra uomo, terra e alimentazione.

Un pensiero che andava oltre il cibo

Ridurre Petrini a semplice “guru del cibo” sarebbe profondamente sbagliato.

Il suo pensiero era politico, culturale e persino filosofico. Difendeva il valore della lentezza in una società ossessionata dalla velocità. Criticava il consumismo cieco e la distruzione delle comunità locali. Parlava di relazioni umane, dignità del lavoro e giustizia sociale.

Nel 2017 fu anche tra i promotori delle Comunità Laudato si’, ispirate all’enciclica ecologica di Papa Francesco.

“Chi semina utopia raccoglie realtà”

Tra le sue frasi più celebri ce n’è una che oggi appare quasi come il testamento morale della sua esistenza:

“Chi semina utopia, raccoglie realtà.”

E in effetti Carlo Petrini è riuscito a trasformare un’utopia culturale in un movimento globale capace di influenzare governi, università, chef, produttori e milioni di persone nel mondo.

La sua eredità non sarà soltanto gastronomica.

Resterà soprattutto l’idea che il cibo non sia una semplice merce, ma un elemento centrale della nostra identità, della nostra salute, delle relazioni umane e del futuro stesso del pianeta.