
di Rosanna Dabbene Perosino
Zzzzzzzzzz Oh, che freddo oggi! Il mese di Maggio fa parte dell’autunno, ma questo clima sembra piu’ invernale che autunnale ed e’ molto meglio stare in casa al calduccio. Infatti, la compagnia degli amici, al completo, si trova nella casa di Antonio e Maria, da poco tornati dall’ Italia. Essi stanno raccontando agli altri tutte le loro avventure e disavventure. La sala e’ permeata dall’ aroma di buon caffe’ e dal profumo dei biscotti appena sfornati. Zzzzzzzzzzzzzzz L’atmosfera e’ allegra e cameratesca e, siccome Antonio e’ colui che attizza sempre il fuoco, chiede: -“ Allora, Andrea, poiche’ io e Maria abbiamo perso l’ultima parte del racconto, ci puoi aggiornare un po?”- Andrea, con un sorriso, risponde: -“Certo, oltretutto voi vi siete persi una parte molto importante, riguardo la giustizia francese, proprio quando comincio’ a dare dei frutti, ritenendo il Marchese colpevole… Percio’, venne arrestato in Spagna e trasferito nelle carceri in Francia, dove venne processato. Purtroppo, la pena da scontare fu di 6 anni di carcere e tremila franchi di multa. Se pensiamo che la somma che egli aveva rubato ai coloni andava oltre i 10 milioni di nuovi franchi, cioe’ circa un miliardo di franchi dell’emissione precedente, tutta questa faccenda diventa una pagliacciata, ma ci possiamo sfogare dopo, per ora, finiremo la storia di questo personaggio disgustoso. Infatti, egli completo’ la sua condanna nelle carceri di Mazas, ed in seguito si ritiro’ a Bannelec, ma non desistette dal voler guadagnare denaro. Infatti, fece un nuovo tentativo per accalappiare nuove vittime con la produzione di un “Elisir di giovinezza”, che egli stesso produceva, mescolando polveri di granito e di marmo, con succhi di erbe. Egli assicurava che il “miracoloso” prodotto avrebbe ringiovanito e rinvigorito i consumatori.
Ma, dopo che alcune vittime finirono all’ospedale con problemi al fegato ed ai reni, la polizia mise fine anche a quest’ultima, dubbia impresa. Naturalmente non fini’ in galera, anzi, col denaro rubato, che doveva aver accantonato da qualche parte, penso’ bene di fare una crociera intorno al mondo su uno yacht di lusso, il “Tyburnia”.
Come suo solito, si circondo’ di gaudenti, titolati e ricchi e visito’ molti porti del mondo, ma non ando’ mai a visitare Port Breton ed il suo “Impero”. Mori’ il 29 Luglio 1893 e fu sepolto a Bannalec. Alcuni dei suoi complici vennero pure processati e condannati a pene ridicole. Il notaio Chambaud, processato in contumacia, fu condannato ad un anno di carcere. E qui finisce la storia criminale del Marchese e dei suoi accoliti.
Ora, pero’, vorrei tanto dirvi qualcosa del Capitano Henry, l’unico che si dette da fare per aiutare i coloni.”- Tutti quanti batterono le mani e Marco disse: -“Certo, credo ci fara’ immensamente piacere sapere cosa successe al Capitano Henry!”-
-“Dunque,”- continuo’ Andrea, -“Vi ricorderete che egli fu arrestato e trasferito a Manila per proseguire con le inchieste a carico suo e del suo equipaggio, che vennero effettuate nei giorni che seguirono. La prima inchiesta condotta dalla Marina spagnola, si concentro’ sulle circostanze che avevano reso possibile la sua fuga, nonostante le precauzioni prese, ed anche sui vari aspetti legali diretti a definire la fuga come atto di “pirateria”. La conclusione fu favorevole al Capitano Henry, anche se, in seguito vennero condotte altre due inchieste. La seconda fini’ senza verdetto e la terza senza deliberazione. Percio’, dopo 94 giorni di carcere, il capitano Henry ed il suo equipaggio furono liberati. Era il 16 Maggio 1882. Comunque, per rendere possibile il pagamento di spese accumulate, quali salari arretrati dovuti all’equipaggio e debiti contratti per acquisti di viveri e medicinali, effettuati in precedenza per salvare i coloni abbandonati a Port Breton, la “Nouvelle Bretagne” venne venduta all’asta, dopo che il tribunale la dichiaro’ libera da gravami imposti dal governo e dalle autorita’ marittime.
Dopodiche’, la nave venne acquistata da un armatore americano, il quale, chiese al Capitano Henry di riprenderne il comando, con il suo equipaggio. Cio’ dev’essere considerato come evidente segno dell’alta stima in cui il capitano Henry venne tenuto, anche dopo le inchieste a suo carico.”=
Mentre tutti quanti scaricano la loro contentezza con fischi e battiti di mano, Maria aggiunge: -“ Sono felice di sapere che il senso umano che il capitano ha dimostrato verso i coloni, anche se ha dovuto fare un atto contro la legge, non gli ha causato la perdita della sua carriera e della sua vita di capitano, quindi, alleluia!”-
Ora, Andrea riprende: -“ E dopo questa piacevole parentesi, torniamo ai nostri coloni…
Dopo parecchi mesi dal loro arrivo, i superstiti dell’ “India” si trovavano ancora a Sydney. Era la fine del 1881 e la forzata inattivita’ li rendeva sempre piu’ irrequieti. Un giorno ricevettero la visita di un certo Rocco Camminiti, che era un marinaio italiano, in Australia da qualche tempo. Egli lavorava come mozzo su una delle navi da trasporto, che faceva la spola tra Sydney ed i porti lungo la costa settentrionale. Il Camminiti racconto’ loro, che aveva scoperto una zona meravigliosa, lungo le rive del fiume Richmond, dove esistevano foreste con alberi altissimi. Li assicuro’ che era possibile ottenere il terreno al prezzo di una sterlina per acro e che il pagamento avrebbe potuto essere dilazionato durante il periodo di trent’anni. Aggiunse, che egli stesso aveva deciso di lasciare presto il suo lavoro, per acquistare un pezzo di quel terreno e dedicarsi all’agricoltura.
I coloni si dimostrarobo entusuasti e lo pregarono di ottenere informazioni dettagliate, riguardo l’estensione dell’area descritta, e le formalita’ necessarie per l’acquisto. Quando il Camminiti riusci’ a possedere tutte le informazioni necessarie riguardo il terreno, ritorno’ dai coloni e prese parte a diverse riunioni, durante le quali vennero finalizzati i piani per procedere alla fondazione della colonia di “New Italy”. Quindi, egli parti’ con un gruppetto di coloni e, durante i primi mesi del 1882, inizio’ il flusso dei coloni italiani verso le foreste situate sulle sponde del fiume Richmond. Arrivarono con le loro famiglie, su quei piroscafi a vapore che risalivano il fiume e sbarcarono a Woodburn o a Swan Bay, per poi proseguire a piedi, per un’altra decina di chilometri, fino alla zona dove stava per sorgere la nuova colonia. I loro nomi sono, ancora oggi, molto famigliari agli abitanti del Distretto di Lismore e della North Coast.”-
-“Ah, finalmente,”- esclama Franca, -“ora i coloni hanno veramente la possibilita’ di vivere, lontani dall’ influenza malefica del Marchese, che li aveva attirati nella sua tela di ragno, con promesse di pseuda protezione verso un radioso futuro!”-
-“Certo!”- aggiunge Leonardo, -“e che sia stramaledetto lui e tutti quelli come lui! Ma nello stesso tempo, evviva Camminiti, e sia benedetto lui e tutti quelli come lui!”-
Voci dal gruppo: “Parole sante, siamo tutti con te, ben detto!”
Andrea riprende la parola: -“ Eh, si, era proprio necessario voltare la pagina. Comunque, penso sia impossibile poter descrivere e poter far rivivere i pensieri, le sensazioni e le esperienze, vissute da quegli eroici italiani che, armati solo di buona volonta’ coraggio e intraprendenza, aiutati dalla forza dei muscoli, affrontarono impavidi le sconfinate foreste, nella speranza di far fruttare quelle terre vergini, aride ed inesplorate. A questo punto Floriano Volpato ha fatto una lista dei coloni arrivati a “New Italy” con la famiglia nel 1882 e negli anni immediatamente successivi, come risulta dai registri del “Land Board Office” di Lismore, ma poiche’ la lista e’ piuttosto lunga, non credo sia il caso di leggervela, ma se siete interessati a sapere se nella lista appare il nome di un vostro antenato, ve la leggero’ al termine della nostra storia. Per ora, mi limito a proseguire con il racconto degli eventi che seguirono, dopo il loro arrivo in quella foresta, piena di alberi altissimi, canguri, wombats, maiali selvatici, serpenti, ragni velenosi, eccetera, eccetera…
Appena arrivati, i coloni si costruirono delle capanne provvisorie, con rami e cortecce, fogliame ed erbe stoppose dalle lunghe foglie, ma in seguito costruirono case solide, con grossi tronchi d’albero ed impasti di fango e paglia che, una volta asciutti, divenivano impermeabili.
Verso il 1886, l’area occupata dai coloni di “New Italy” era di tremila e trenta acri, tutti a coltivazione intensiva.
Verso la fine del 1887, la popolazione di “New Italy” era cosi’ composta: – 34 Coppie di sposi – 22 Uomini celibi – 9 Donne nubili – 50 Maschi e 53 Femmine sotto i sedici anni. Totale degli abitanti: 202. Negli anni successivi, il numero aumento’ gradatamente, con l’arrivo di altri coloni e nuovi nati; circa una ventina all’anno. Lavoro duro, frugalita’ e moderazione nel loro sistema di vita, parvero essere una combinazione ideale per assicurare loro una buona salute, poiche’ a “New Italy”, fino alla scomparsa dell’ultimo pioniere rimasto, avvenuta nel 1955, non e’ mai stata registrata alcuna malattia grave. Se un medico si fosse stabilito nella colonia, avrebbe certamente fatto…la fame. Comunque, il periodo di prosperita’ della colonia si e’ esteso per circa venticinque anni, cioe’, fino agli inizi del millenovecento.
Durante questi 25 anni, come per effeto di magia, la buia foresta si trasformo’ in lussureggianti vigneti, frutteti, campi ben coltivati, giardini in fiore, recinti ordinati e solidi, casette comode, rallegrate dalle voci gioiose dei giovani e giovanissimi, e dai canti del lavoratori felici.
Ma la magica trasformazione, per molti inspiegabile, di quella terra, in precedenza rigettata dai coloni inglesi, perche’ considerata improduttiva, causa la sua completa sterilita’, venne resa fertile gradatamente, con immenso spirito di sacrificio, intraprendenza, tenacia, iniziativa, perseveranza, rinuncia, disciplina e lavoro intenso e continuo.
E’ stata una vera e propria conquista degli elementi, nelle condizioni piu’ avverse possibili, poiche’ i pionieri di “New Italy” arrivarono in quella foresta inesplorata, senza denaro, senza la conoscenza dell’habitat, senza aiuto da parte di nessuno, e soprattutto, senza sapere una parola della lingua locale, solo aiutandosi e comunicando tra di loro, riuscirono a superare tutte le difficolta’. Essi hanno provato, che la famiglia sana ed onesta, messa alla prova, puo’ superare anche gli ostacoli che vengono ritenuti insormontabili.
Infatti, essi riuscirono a creare un’oasi fruttuosa e fertile, nel fitto della foresta.
Una zona attiva di vitalita’ vegetale, che si estendeva a perdita d’occhio, dove i dolci pendii delle colline erano come pittoresche scene di altri tempi e di un altro mondo, mentre le casette, dall’aspetto solido e duraturo, facevano capolino tra i filari di viti e di alberi da frutto, geometricamente delimitati dai recinti eretti con diligenza e precisione, mentre, nella massa del verde tenero e fresco, spiccavano sprazzi di colori vivaci, fiori che sorridevano nei giardini ben curati.”-
A questo punto, Andrea si alza, dicendo: -“Ed ora vi lascio qui a gioire di quest’ambiente meraviglioso e scappo a casa. Ciao a tutti!”- Zzzzzzzzzzz Anch’io vi lascio, con un detto di Fabio Fazio: “Il fine giustifica i mezzi, ed il rozzo se ne sbatte!” Zzzzzzzzzzzzzzz A presto Zzzzzzzzzzzzzzz
