TARQUINIA , CITTÀ ETRUSCA

Ancora oggi Skanderbeg è l’e­ roe nazionale dell’Albania: a Tira­ na e in molte altre città è celebra­ to con statue, lapidi e memoriali.

È ricordato anche in Italia per il suo viaggio del 1459, quando, durante una tregua con i turchi, venne in aiuto del re Ferdinando nella lotta contro i D’Angiò.

Mi sono precipitato all’edicola per prendere l’ultimo numero (si fa per dire) uscito mercoledì 21 gennaio, dato che dal 27 si parte con due uscite.

Non che questo sia importante, ma è una dimo­ strazione che si cresce.

dere, quello che si poteva richie­ dere un decennio fa.

Meglio tardi che mai sarebbe l’altro adagio.

Peccato che ora ci si accanisca alla ricerca di qualche cavillo che possa servire a giustificare la te­ nenza di quel biglietto da visita tanto utile… a cosa?

Volevo parlarvi del meraviglio­ so Palazzo Vitelleschi, ma trat­ tandosi di Tarquinia mi è venuto spontaneo chiedermi cos’altro potesse racchiudere questa città, se non la memoria di uno dei set­ te re di Roma.

Cuma passò nel 421 a.C. sotto il controllo dei Campani, diventan­ do, potremmo dire, “italiana”.

Oggi il parco archeologico con­ serva i resti dell’antica città, l’A­ cropoli con l’Antro della Sibilla, i templi di Giove e Apollo, le Terme e la Crypta Romana.

Do una rapida lettura a tutti gli altri articoli per avere un’idea delle varie cose che succedono o sono successe.

Tra Italia e Albania il rapporto è sempre stato complesso, oscil­ lante tra vicinanza e diffidenza, anche a causa di vecchie ruggini risalenti al periodo bellico.

Ma forse non ne hanno colpa: è così che funziona la politica da quella parte dell’emiciclo.

Basta dire “NO” e vediamoci al bar della buvette per parlarne.

Purtroppo da ben tre anni sono stati ripu­ liti i due specchi nella sala delle donne, al Transatlantico, e luci­ dati così bene che è impossibile arrampicarcisi.

Pensate che Lucio Tarquinio Prisco, quinto re di Roma, nacque proprio a Tarquinia in una data imprecisata.

Sappiamo che morì nel 579 a.C. e, secondo Tito Livio, si può ipotizzare una nascita in­ torno al 616 a.C., all’età di circa 37 anni.

Del resto, sembra che in quei tempi non si vivesse molto a lungo.

È possibile visitarla? Certa­ mente: tra una scossa tellurica e l’altra, l’accesso è consentito pre­ via prenotazione.

Dedico un occhio anche alla politica, anche se è meglio starci lontano, e noto che ultimamente i vari onorevoli scrivono più del passato: chi dalla lontana Mon­ golia e chi un po’ più attento alle cose di attualità, rammentando­ mi vecchi adagi dei nonni: «Non lasciare a domani quello che po­ tresti fare oggi».

Non tutti sanno, inoltre, che in Italia, soprattutto in Calabria, esiste una minoranza etnico-lin­ guistica albanese: gli Arbëreshë, circa 60.000 persone, distribuite in diversi comuni della provincia di Cosenza.

Ma torniamo a Tarquinia e a quel palazzo di cui parlavo all’i­ nizio.

Palazzo Vitelleschi fu com­ missionato dal cardinale Giovan­ ni Maria Vitelleschi e costruito tra il 1436 e il 1439 su preesistenti fondazioni ancora più antiche.

I lavori si protrassero fino alla fine del Quattrocento, ma ne valse la pena: è oggi uno dei principali esempi di architettura rinasci­ mentale ancora esistenti.

Beh! Quel che è stato è stato.

Quando si sceglie un cammino, lo si sceglie perché si è convinti e non per comodità.

Anche Tarquinio il Superbo, settimo e ultimo re di Roma, morì nel 495 a.C. a Cuma.

Di lui non conosciamo la data di nasci­ ta, ma si suppone possa essere nato intorno al 535 a.C.

Originari dell’Albania e della Grecia, arrivarono tra il XV e il

Ci sono volute un paio di legi­ slature per fare, o meglio richie­

A risentirci al 2027.

In mezzo a tutte queste date è impossibile non ricordare Romo­ lo, fratello di Remo, che nell’an­ no 753 a.C. tracciò con un solco il perimetro della futura città di Roma.

Io naturalmente non c’ero, ma cerco comunque di invogliare a conoscerne la storia.

Dopo la morte del cardinale, il palazzo passò sotto il control­ lo della Chiesa e fu utilizzato da vari pontefici, tra cui Leone X e Sisto V.

Vi fu poi un passaggio di proprietà alla famiglia fiorentina dei Soderini, di cui non sono del tutto chiare le circostanze del loro arrivo a Tarquinia.

E Cuma, dove si trova? Non molto lontano: siamo in Cam­ pania, nell’area di Pozzuoli, nel cuore dell’attuale e “movimenta­ ta” zona vulcanica dei Campi Fle­ grei, dove sorge l’importante sito archeologico di Cuma.

Nel 1924 l’edificio divenne sede del Museo Archeologico Nazio­ nale.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel 1944, fu gravemen­ te danneggiato da un bombar­ damento, ma venne successiva­ mente restaurato, restituendo alla città uno dei suoi simboli più preziosi.

Fondata nell’VIII secolo a.C., presumibilmente intorno al 740 a.C., da coloni greci provenienti da Calcide, sull’isola di Eubea,

Fonte: Allora! n. 277, 30 gennaio 2026, pagina 17.