Mentre Trump sta schierando forze americane in Medio Oriente e minacciando nuovi interventi armati, non si parla quasi più delle rivolte in Iran.
Altro che i due morti di Minneapolis: girano numeri spaventosi (fino a 30.000 morti) tra condanne capitali eseguite senza processo, repressione, tirannia e violenze inaudite.
Eppure il mondo non ne parla più. Internet è bloccato e quindi non circolano immagini. Tutto è finito ai margini della cronaca, concentrata sulle provocazioni di Trump, sugli occhiali a specchio di Macron e sulla solita cronaca nera che riempie le trasmissioni perché garantisce audience.
Laggiù, in Iran, intanto si continua a morire in silenzio. Un Paese con 3.000 anni di storia sembra essere stato dimenticato dall’Occidente e dal disinteresse collettivo.
Neppure i movimenti pro-palestinesi si sono particolarmente mobilitati o indignati, così come è rimasta sostanzialmente silenziosa anche la CGIL.
Gli iraniani sono forse morti di serie B?
Alla fine arriverà probabilmente Trump con le portaerei e, se interverrà, verrà certamente criticato. Ma c’è perfino chi arriva a sperarlo, vista l’assenza quasi totale dell’ONU, della diplomazia internazionale e dell’Europa.
Quella stessa Europa che sanziona la Russia ma continua ad acquistare petrolio iraniano, fornendo così risorse economiche agli stessi ayatollah. Una contraddizione che molti osservatori considerano l’ennesima espressione dell’ipocrisia della politica internazionale.

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