di Emanuele Esposito
C’è una differenza sostanziale tra una notizia e l’interpretazione di una notizia. Ed è forse questa la riflessione che emerge dopo la diffusione dell’ultimo video pubblicato dal canale YouTube Bugalalla di Francesca Bugamelli, presentato come un’esclusiva sul caso Garlasco.
L’esclusiva, sotto il profilo giornalistico, esiste: il filmato è inedito e mostra Andrea Sempio durante una conversazione privata in automobile. Tuttavia, una volta ascoltato attentamente il contenuto, resta aperta una domanda: qual è l’effettiva rilevanza investigativa di quanto viene detto?
Nel passaggio più discusso, Sempio pronuncia alcune frasi che molti osservatori hanno collegato ai presunti video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi.
«Si sono filmati perché hanno visto un film porno», afferma in un passaggio.
Poi aggiunge: «I filmini porno sono ancora lì».
E ancora: «Ostrega, ci ha messo il XXX in faccia».
Successivamente si interroga sull’origine di quelle informazioni: «Perché, se ricordo, sarà uscito mesi fa…», per poi proseguire con «Come è stato… e non sarà uscito un anno fa?» e infine domandarsi: «Questa roba qua da dove arriva?».
Il segmento in questione dura poco più di un minuto. Il resto della conversazione affronta argomenti differenti e, almeno apparentemente, privi di particolare interesse investigativo.
Il punto centrale è che in nessun momento Sempio cita esplicitamente Chiara Poggi o Alberto Stasi. Non identifica con precisione il materiale di cui parla e non chiarisce a quali video si stia riferendo.
È possibile che stia parlando proprio di quei filmati?
Certamente.
È una delle interpretazioni possibili.
Ma allo stato attuale non esiste alcuna certezza che consenta di affermarlo come un fatto.
Ed è proprio qui che emerge la distinzione tra informazione e deduzione.
Se davvero Andrea Sempio fosse stato a conoscenza dell’esistenza di quei video, la questione giornalisticamente rilevante non sarebbe tanto il contenuto della conversazione quanto un’altra: come ne sarebbe venuto a conoscenza?
Chi gli avrebbe mostrato quei filmati?
Chi li avrebbe fatti circolare?
Quando sarebbero stati visti?
E soprattutto, chi avrebbe eventualmente diffuso materiale appartenente alla sfera privata della coppia?
Sono queste le domande che potrebbero avere una reale rilevanza investigativa.
Per il resto si entra inevitabilmente nel campo delle ipotesi.
Nel frattempo, il dibattito pubblico continua a concentrarsi sempre più sulla vita privata di Andrea Sempio. Conversazioni personali, amicizie, frequentazioni, abitudini e comportamenti vengono analizzati nel dettaglio alla ricerca di possibili elementi utili a spiegare una vicenda che, a distanza di quasi vent’anni, continua a dividere opinione pubblica e osservatori.
Ma un principio resta fondamentale.
Andrea Sempio, ad oggi, è una persona indagata e non condannata.
La presunzione di innocenza non è un dettaglio procedurale ma uno dei cardini dello Stato di diritto.
Per questo motivo alcuni osservatori invitano alla prudenza, ricordando quanto spesso nella storia giudiziaria italiana il processo mediatico abbia preceduto quello celebrato nelle aule di tribunale.
Il rischio, secondo questa lettura, è che ogni elemento della vita privata di una persona venga trasformato in un indizio, ogni conversazione in una prova e ogni comportamento in una possibile conferma di tesi già costruite.
Resta poi un ultimo interrogativo.
Anche ammesso che esistano video intimi realizzati da due giovani fidanzati, quale sarebbe la loro effettiva rilevanza ai fini dell’accertamento della verità sull’omicidio di Chiara Poggi?
La risposta, al momento, non è chiara.
Così come non è chiaro chi abbia eventualmente avuto accesso a quel materiale e attraverso quali canali sia circolato nel tempo.
Domande che meritano approfondimento.
Molto più delle inevitabili congetture che accompagnano ogni grande caso mediatico.
