190 anni fa moriva il piemontese Giuseppe Maria Francesco Vigo, protagonista dimenticato dell’indipendenza americana
di Generoso D’Agnese
Giuseppe Maria Francesco Vigo. Pronunciare oggi questo nome equivale a ricordare uno dei padri fondatori degli Stati Uniti. In realtà fu questo e molto di più per la giovane America in cerca della propria identità. Eppure il suo nome è rimasto per lungo tempo relegato nelle pagine meno conosciute della storia americana, riscoperto soltanto negli ultimi decenni.
Francesco Vigo nacque a Mondovì, in Piemonte, nel 1747. Ancora adolescente fuggì di casa per arruolarsi nell’esercito spagnolo, iniziando così una vita degna di un romanzo d’avventura.
Dopo aver prestato servizio a Cuba, fu trasferito a New Orleans e successivamente a St. Louis, allora territorio spagnolo e importante avamposto di frontiera.
Qui conobbe il governatore don Fernando de Leyba, con il quale instaurò un rapporto di fiducia che lo portò ad abbandonare la carriera militare per dedicarsi al commercio delle pellicce, attività che in quegli anni rappresentava una delle principali fonti di ricchezza del Nord America.
Gli affari prosperarono rapidamente e Vigo sviluppò stretti rapporti con le tribù native americane, diventando uno dei migliori conoscitori della frontiera occidentale.
Tra le sue conoscenze figurava anche George Rogers Clark, giovane ufficiale della Virginia destinato a diventare uno dei principali comandanti della Rivoluzione Americana.
Quando scoppiò la guerra d’indipendenza, Vigo si schierò senza esitazioni al fianco della causa americana.
Clark ricevette il compito di contrastare le forze britanniche nel territorio del Nord-Ovest e guidò una piccola armata composta da appena 175 uomini. In questa impresa Francesco Vigo svolse un ruolo fondamentale.
Grazie alla sua conoscenza del territorio e all’influenza esercitata sulle popolazioni locali, contribuì alla conquista di importanti avamposti come Kaskaskia, Cahokia e Vincennes.
Celebre rimase l’episodio di Fort Vincennes.
Vigo si fece catturare volontariamente dagli alleati indiani degli inglesi e venne rinchiuso nel forte comandato dal generale Henry Hamilton. Durante la prigionia poté osservare attentamente le difese della struttura e raccogliere informazioni preziose per gli americani.
Quando venne liberato con la promessa di fare ritorno a St. Louis, ignorò l’accordo e raggiunse immediatamente Clark per trasmettergli tutte le informazioni raccolte.
Non solo.
Quando l’esercito americano si trovò senza fondi, Vigo anticipò di tasca propria l’equivalente di 8.000 dollari in valuta virginiana per finanziare la campagna militare. Fu l’unico disposto a convertire quel denaro, che nessuno voleva accettare.
Grazie al suo intervento economico e alla capacità di convincere altri commercianti locali a sostenere la causa indipendentista, l’operazione militare poté proseguire.
La successiva marcia verso Vincennes è entrata nella leggenda americana.
Gli uomini di Clark avanzarono per giorni sotto piogge torrenziali, immersi nell’acqua fino al petto, affrontando neve, gelo e condizioni estreme pur di sorprendere il nemico.
Il 23 febbraio 1779 gli americani raggiunsero il forte e lo conquistarono con una brillante azione militare che cambiò il destino del Nord-Ovest americano.
La vittoria rese praticamente innocua la presenza britannica nell’area fino alla fine della guerra.
Eppure né Clark né Vigo ricevettero immediatamente il riconoscimento meritato.
Clark trascorse il resto della vita come uomo di frontiera, mentre Vigo, pur ricevuto dal presidente George Washington nel 1789 e nominato negoziatore con le tribù native, non riuscì mai a recuperare completamente il denaro investito per la causa americana.
Gli ultimi anni furono segnati da difficoltà economiche.
Quando morì a Vincennes il 22 marzo 1836, perfino le spese del funerale risultarono difficili da coprire.
Solo quarant’anni dopo arrivò una prima forma di riconoscimento.
Il governo degli Stati Uniti versò infatti ai suoi eredi 50.000 dollari in segno di gratitudine per il contributo decisivo fornito durante la guerra d’indipendenza.
La piena riabilitazione storica giunse però soltanto durante la presidenza di Franklin Delano Roosevelt.
Fu proprio Roosevelt a riconoscere pubblicamente il ruolo svolto da Clark e Vigo nella liberazione del Nord-Ovest americano dalla presenza britannica.
Le sue parole restano ancora oggi il più grande tributo al piemontese:
“Il patriota di nascita italiana colonnello Francesco Vigo è secondo soltanto al generale Clark fra coloro ai quali gli Stati Uniti sono debitori della liberazione delle regioni del Nordovest.”
Un riconoscimento arrivato tardi, ma sufficiente a restituire alla storia il posto che spettava a questo straordinario italiano.
Avventuriero, commerciante, diplomatico, finanziatore e patriota, Francesco Vigo rappresenta una delle figure più affascinanti e meno conosciute della presenza italiana nella storia degli Stati Uniti.
Un uomo che, senza cercare gloria personale, contribuì in modo decisivo alla nascita di una nazione e lasciò il proprio nome scritto, anche se troppo a lungo dimenticato, nelle pagine più eroiche della frontiera americana.

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