Al XIX Simposio COTEC Europa di Venezia, il Capo dello Stato richiama governi e istituzioni: l’innovazione deve essere governata per tutelare lavoro, democrazia, sovranità e dignità delle persone
VENEZIA – L’intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria occasione di crescita, innovazione e miglioramento dei servizi, ma rischia anche di accentuare le disuguaglianze, concentrare il potere nelle mani di pochi soggetti privati e trasformare profondamente il valore e il significato del lavoro.
È questo il messaggio centrale lanciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il XIX Simposio COTEC Europa, ospitato il 17 giugno nella prestigiosa cornice della Fondazione Giorgio Cini, sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.
Accanto al Capo dello Stato italiano erano presenti il Re di Spagna Felipe VI e il Presidente della Repubblica portoghese António José Seguro, intervenuti in qualità di Presidenti onorari delle rispettive Fondazioni COTEC.
Il vertice, dedicato al tema “Rethinking work in the age of AI: Transformation, Opportunity, Governance”, ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, della ricerca scientifica, delle imprese e del mondo dell’innovazione per discutere l’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, sulle competenze professionali e sui modelli organizzativi.
Prima degli interventi dei tre Capi di Stato hanno preso la parola la presidente di COTEC Italia, Fabiola Gianotti, e la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde.
L’intelligenza artificiale cambia il lavoro e la società
Nel suo intervento, Mattarella ha sottolineato come l’intelligenza artificiale stia modificando, con una rapidità mai registrata in precedenza, il modo in cui le persone apprendono, lavorano, producono e partecipano alla vita sociale.
La trasformazione riguarda ormai ogni settore: i processi industriali, i servizi, la pubblica amministrazione, la ricerca scientifica, la scuola, la sanità, l’informazione e l’accesso ai beni culturali.
Secondo il Presidente della Repubblica, l’intelligenza artificiale può accrescere la produttività, migliorare i servizi offerti ai cittadini, rendere più efficienti i processi amministrativi e produttivi e liberare tempo e risorse.
Ma le nuove tecnologie generative non intervengono soltanto sulle attività manuali e ripetitive, come accaduto durante le precedenti rivoluzioni industriali. Oggi l’automazione entra direttamente nelle attività ad alto contenuto cognitivo: scrittura, analisi dei dati, progettazione, consulenza, elaborazione delle informazioni e supporto alle decisioni.
Una trasformazione che impone di interrogarsi non soltanto su ciò che le macchine sono capaci di fare, ma sui valori e sugli obiettivi che guidano i sistemi artificiali.
Chi programma gli algoritmi? Chi stabilisce le loro finalità? Chi risponde delle conseguenze delle decisioni automatizzate?
Per Mattarella, in una società libera non può venire meno il principio della responsabilità. Ogni forma di potere, compreso quello esercitato attraverso la tecnologia, deve essere trasparente e chiamata a rendere conto delle proprie decisioni.
Il rischio di nuove disuguaglianze
L’intelligenza artificiale sta già ridefinendo mansioni, professioni e competenze richieste dal mercato. Alcuni lavori potranno scomparire, altri verranno profondamente trasformati e nuove attività nasceranno.
Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il numero dei posti di lavoro.
Il Capo dello Stato ha posto l’attenzione sul rischio di un ampliamento delle disuguaglianze tra cittadini, imprese e Paesi. L’intelligenza artificiale favorisce soprattutto coloro che dispongono di capitali, energia, infrastrutture tecnologiche, grandi quantità di dati e competenze altamente specializzate.
Il divario tra chi possiede queste risorse e chi ne rimane escluso potrebbe diventare sempre più profondo.
Un rischio che riguarda anche i rapporti tra gli Stati. Le economie tecnologicamente più avanzate potrebbero accelerare ulteriormente, mentre quelle prive di infrastrutture, ricerca e formazione rischiano di restare ai margini della trasformazione digitale.
Mattarella ha ricordato che la quasi totalità della popolazione mondiale utilizza le nuove tecnologie senza essere realmente in grado di comprenderne i meccanismi o intervenire nella loro programmazione.
«Una tendenza che va invertita. Con urgenza», ha ammonito il Presidente.
Il potere delle grandi aziende tecnologiche
Uno dei passaggi più forti dell’intervento ha riguardato la concentrazione delle tecnologie avanzate nelle mani di pochissimi soggetti privati.
Le grandi piattaforme tecnologiche stanno entrando in settori che fino a pochi anni fa appartenevano quasi esclusivamente alla responsabilità degli Stati e delle organizzazioni internazionali: dalle comunicazioni alle infrastrutture strategiche, dai dati allo spazio.
Secondo Mattarella, queste realtà hanno raggiunto un livello di potere tale da poter pretendere, in alcuni casi, di ignorare o travolgere le regole stabilite dalle istituzioni democratiche.
Il rischio è la nascita di nuovi attori globali privi di una chiara legittimazione democratica, capaci tuttavia di incidere sulla sicurezza, sull’economia, sull’informazione e sui diritti fondamentali dei cittadini.
Per questo il governo dell’intelligenza artificiale non può essere lasciato esclusivamente alle logiche del mercato o alle decisioni delle imprese che sviluppano gli algoritmi.
Si tratta di una questione di sovranità.
Gli Stati e l’Unione Europea devono mantenere la capacità di stabilire regole, proteggere i cittadini e garantire che le tecnologie operino all’interno di un sistema di responsabilità, controlli e diritti.
La persona non può diventare marginale
Mattarella ha respinto qualsiasi atteggiamento di chiusura o demonizzazione nei confronti dell’innovazione. Il progresso tecnologico non deve essere fermato, ma compreso, indirizzato e governato.
La sfida consiste nel valorizzare gli effetti positivi dell’intelligenza artificiale senza consentire che la persona venga ridotta a una componente secondaria dei processi automatizzati.
Il lavoro, ha ricordato il Presidente richiamando il magistero di Papa Leone XIV, non è soltanto uno strumento necessario per ottenere un reddito. È anche un luogo nel quale la persona esprime le proprie capacità, costruisce relazioni, partecipa alla società e contribuisce al bene della comunità.
La trasformazione digitale deve quindi rispettare la dignità dei lavoratori.
Milioni di persone dovranno acquisire nuove competenze per operare in ambienti nei quali l’attività umana sarà sempre più integrata con i sistemi di intelligenza artificiale. Diventeranno fondamentali la formazione permanente, l’aggiornamento professionale e l’accesso diffuso alle conoscenze tecnologiche.
La capacità di comprendere e utilizzare consapevolmente l’intelligenza artificiale sarà una nuova frontiera della cittadinanza.
Chi non avrà accesso alla formazione digitale rischierà di essere escluso non soltanto dal mercato del lavoro, ma anche dai servizi pubblici, dall’informazione e dalla partecipazione sociale.
Mattarella: l’Europa deve passare dalle regole all’azione
Il passaggio politicamente più significativo dell’intervento ha riguardato il ruolo dell’Unione Europea.
«L’Unione Europea deve compiere un salto», ha dichiarato Mattarella.
L’Europa, secondo il Capo dello Stato, ha discusso a lungo strategie, principi e regole per affrontare la rivoluzione digitale. Ora deve passare dalle dichiarazioni alle decisioni concrete e dalla produzione normativa alla piena operatività.
Le regole rimangono necessarie per proteggere cittadini, democrazia e concorrenza, ma non sono sufficienti.
L’Unione deve investire nella ricerca, nelle infrastrutture, nella produzione di tecnologie, nella formazione e nella creazione di un autentico ecosistema europeo dell’innovazione.
Senza capacità industriale, potenza di calcolo, energia, competenze e autonomia tecnologica, l’Europa rischia di limitarsi a regolamentare sistemi progettati e controllati altrove.
Da qui il richiamo diretto ai governi nazionali, invitati ad abbandonare timidezze, riserve e interessi particolari che potrebbero rallentare l’azione comune.
Nessun Paese europeo, agendo da solo, può competere con le grandi potenze tecnologiche mondiali o affrontare autonomamente le conseguenze economiche e sociali dell’intelligenza artificiale.
La risposta deve necessariamente essere europea.
Innovazione, lavoro e democrazia
La firma del memorandum tra le Fondazioni COTEC di Italia, Spagna e Portogallo rappresenta, in questa prospettiva, un impegno a rafforzare la collaborazione tra i tre Paesi nella ricerca, nell’innovazione e nella trasformazione del lavoro.
Le Fondazioni COTEC hanno promosso negli anni un dialogo costante tra istituzioni, università, imprese e mondo scientifico. Ora, secondo Mattarella, sono chiamate a contribuire alla costruzione di una risposta europea alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
La questione non riguarda soltanto il futuro della tecnologia, ma la forma che assumeranno le democrazie nei prossimi anni.
Governare l’intelligenza artificiale significa stabilire quale rapporto dovrà esistere tra innovazione e diritti, tra produttività e dignità, tra potere tecnologico e sovranità democratica.
Il messaggio conclusivo del Presidente della Repubblica è rivolto soprattutto alle nuove generazioni.
L’Europa non deve lasciarsi sfuggire l’occasione di rinnovare il rapporto tra innovazione, lavoro e democrazia che ha caratterizzato il progresso economico e sociale del Novecento.
La tecnologia deve rimanere al servizio dell’uomo, non trasformare l’uomo in un semplice elemento dei suoi processi.
Una sfida politica, economica e culturale che determinerà non soltanto il futuro del lavoro, ma anche la qualità della libertà e della democrazia europea.
