REGNO UNITO, KEIR STARMER ANNUNCIA LE DIMISSIONI: SI APRE LA CORSA ALLA SUCCESSIONE

Il primo ministro resterà a Downing Street fino alla scelta del nuovo leader laburista. Andy Burnham, appena tornato in Parlamento, è considerato il principale candidato

Keir Starmer ha annunciato che lascerà la guida del governo britannico e del Partito Laburista, aprendo una nuova fase di incertezza politica nel Regno Unito.

Il primo ministro ha comunicato la propria decisione dopo avere parlato con re Carlo III, spiegando di avere agito nell’interesse del Paese e di voler garantire un passaggio di potere ordinato.

Starmer resterà a Downing Street fino a quando il Labour non avrà scelto il nuovo leader, che diventerà automaticamente il prossimo primo ministro grazie alla maggioranza parlamentare conquistata dal partito alle elezioni del luglio 2024.

«Rimarrò in carica fino alla conclusione del processo e farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per assicurare un trasferimento ordinato del potere», ha dichiarato.

La fine dopo meno di due anni

Starmer era entrato a Downing Street il 5 luglio 2024, dopo avere guidato il Labour a una schiacciante vittoria elettorale e avere posto fine a quattordici anni di governi conservatori.

A meno di due anni da quel successo, il premier lascia però la guida del Paese dopo un rapido deterioramento della propria popolarità e una crescente perdita di fiducia all’interno del partito.

Nelle ultime settimane numerosi deputati laburisti e diversi esponenti del governo avevano chiesto un cambiamento di leadership, temendo che Starmer non fosse più in grado di rilanciare l’esecutivo e affrontare la crescita di Reform UK, guidato da Nigel Farage.

La pressione è aumentata dopo una serie di difficoltà politiche, inversioni di rotta e risultati elettorali negativi che hanno indebolito il rapporto tra il primo ministro, il gruppo parlamentare e una parte dell’elettorato laburista.

Starmer aveva inizialmente assicurato di essere pronto a resistere a un’eventuale sfida interna. Dopo un fine settimana di consultazioni con ministri, collaboratori e familiari, ha però deciso di anticipare lo scontro annunciando personalmente la propria uscita.

«Il partito non mi considera più la persona giusta»

Nel suo intervento, Starmer ha riconosciuto che una parte significativa del Labour non lo considera più la persona più adatta a guidare il partito verso le prossime elezioni generali.

Il premier ha dichiarato di accettare questa valutazione e ha ricordato il percorso compiuto dal Labour durante la sua leadership.

Starmer era diventato segretario del partito nel 2020, dopo la pesante sconfitta elettorale subita sotto la guida di Jeremy Corbyn.

Durante il suo mandato aveva spostato il Labour verso posizioni più moderate, ricostruito la credibilità economica e istituzionale del partito e conquistato nel 2024 una delle maggioranze parlamentari più ampie della storia britannica recente.

Quel successo, tuttavia, non si è trasformato in un consenso stabile per il governo.

La crisi del costo della vita, la debole crescita economica, le difficoltà nei servizi pubblici e alcune decisioni controverse hanno progressivamente ridotto la fiducia nel primo ministro.

Andy Burnham favorito per la successione

Il principale candidato alla guida del Labour è Andy Burnham, ex sindaco della Greater Manchester ed ex ministro nei governi di Tony Blair e Gordon Brown.

Burnham è tornato alla Camera dei Comuni dopo avere vinto le elezioni suppletive nel collegio di Makerfield, sconfiggendo la concorrenza di Reform UK.

Il suo rientro a Westminster è stato interpretato fin dall’inizio come il primo passo verso una possibile sfida alla leadership di Starmer.

Considerato popolare tra gli elettori laburisti e dotato di una maggiore capacità comunicativa rispetto al premier uscente, Burnham potrebbe presentarsi come il candidato capace di ricostruire il rapporto tra il governo, le comunità operaie e il nord dell’Inghilterra.

La sua candidatura non è ancora stata formalizzata, ma numerosi parlamentari hanno già iniziato a esprimere il proprio sostegno.

Tra gli altri possibili aspiranti alla leadership potrebbero emergere esponenti dell’attuale governo e figure di primo piano del gruppo parlamentare. Molto dipenderà dalle regole e dai tempi che verranno stabiliti dal Comitato esecutivo nazionale del Labour.

Nuovo premier entro settembre

Le candidature dovrebbero aprirsi il 9 luglio.

Nel caso in cui Burnham o un altro candidato risultasse senza avversari, il passaggio di consegne potrebbe avvenire già entro la metà di luglio.

Se si rendesse necessaria una vera competizione interna, con il voto degli iscritti e delle organizzazioni affiliate al partito, il nuovo leader dovrebbe essere scelto entro la fine di agosto, prima del ritorno del Parlamento previsto per settembre.

Il successore di Starmer verrebbe quindi invitato da re Carlo III a formare un nuovo governo.

Non sarebbero necessarie elezioni generali immediate, poiché il Labour conserva una solida maggioranza alla Camera dei Comuni. Il nuovo primo ministro avrebbe tuttavia il difficile compito di costruire una propria legittimità politica senza avere guidato personalmente il partito alla vittoria elettorale del 2024.

Il settimo premier in poco più di dieci anni

La partenza di Starmer conferma la profonda instabilità che caratterizza la politica britannica dal referendum sulla Brexit.

Il prossimo leader del Labour diventerà il settimo primo ministro del Regno Unito in poco più di un decennio, dopo David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak e lo stesso Starmer.

Il nuovo governo dovrà affrontare una situazione economica complessa, le pressioni sui servizi sanitari, il problema dell’immigrazione, le tensioni internazionali e la crescente frammentazione del sistema politico britannico.

Per il Labour, la priorità sarà evitare che la successione si trasformi in una lunga guerra interna.

Il partito dispone ancora di una forte maggioranza parlamentare, ma i sondaggi e i risultati elettorali più recenti hanno mostrato un rapido indebolimento del consenso.

Starmer lascia così Downing Street molto prima di quanto immaginato nella notte della sua vittoria elettorale. Aveva promesso stabilità dopo anni di crisi conservatrici, ma la sua uscita anticipata apre ora una nuova corsa alla leadership e un altro capitolo di incertezza per il Regno Unito.