Riformare il voto degli italiani all’estero può essere necessario. Ma farlo cancellando la rappresentanza autonoma di Australia, Asia e Africa sarebbe un errore politico difficile da giustificare.
L’ipotesi di un collegio unico mondiale per il Senato e di due macro-circoscrizioni per la Camera rischia di trasformare territori strategici in semplici bacini di preferenze, senza reali possibilità di eleggere parlamentari legati alla propria comunità.
Il voto estero non è un foglio Excel: dietro ogni numero ci sono persone, storie, comunità e territori che continuano a rappresentare l’Italia nel mondo.
L’analisi completa di Emanuele Esposito è su Allora! in edicola.
