Marta Kostyuk batte Jasmine Paolini 6-3, 6-2 e conquista la sua prima semifinale a Wimbledon. La tennista ucraina, con la famiglia a Kyiv sotto i bombardamenti russi, denuncia la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di allentare le restrizioni sugli atleti russi: “Non sono d’accordo al 100%”.
Kostyuk travolge Paolini
Marta Kostyuk continua la sua corsa sull’erba di Wimbledon.
La tennista ucraina, testa di serie numero 12, ha battuto l’italiana Jasmine Paolini con un netto 6-3, 6-2, conquistando per la prima volta in carriera la semifinale ai Championships. Associated Press riporta che la partita è durata appena 69 minuti, con Kostyuk capace di prendere rapidamente il controllo del match sul Centre Court.
Per Paolini si chiude invece un torneo comunque importante, ma il quarto di finale contro l’ucraina non ha mai trovato davvero equilibrio. Kostyuk ha giocato con maggiore intensità, più profondità e una lucidità superiore nei momenti chiave.
Una semifinale storica per l’Ucraina
Kostyuk diventa la seconda donna ucraina a raggiungere la semifinale a Wimbledon dopo Elina Svitolina, che ci era riuscita nel 2019 e nel 2023. Nessuna ucraina, però, è mai arrivata in finale nello Slam londinese.
Ora Kostyuk affronterà la ceca Linda Noskova, mentre nell’altra semifinale Coco Gauff se la vedrà con Karolina Muchova. Non ci sono più giocatrici russe nel tabellone di singolare di Wimbledon.
Per l’Ucraina, la corsa di Kostyuk ha un valore sportivo ma anche simbolico.
Kyiv sotto attacco mentre lei gioca
La vittoria di Kostyuk arriva mentre Kyiv continua a subire attacchi russi.
La tennista ha raccontato la difficoltà di scendere in campo mentre la sua famiglia vive nella capitale ucraina e mentre missili e droni colpiscono aree residenziali. Secondo Associated Press, lunedì alcuni missili russi hanno colpito edifici vicini alla zona in cui vivono i suoi genitori, mentre nei giorni precedenti Kyiv era stata colpita da un lungo attacco con droni e missili.
Kostyuk ha spiegato che non è facile “disconnettersi completamente” da ciò che accade nel suo Paese. Cerca di restare concentrata sul tennis, ma senza chiudere gli occhi davanti alla guerra.
“Non è facile disconnettersi”
Le sue parole dopo il match hanno mostrato il peso emotivo della situazione.
Kostyuk ha detto che è stato molto difficile affrontare il torneo mentre arrivavano notizie di attacchi, morti e distruzioni a Kyiv. Ha ricordato che alcune zone colpite si trovano a pochi chilometri da dove vivono i suoi genitori.
Il suo Wimbledon, quindi, non è soltanto una corsa sportiva. È anche una prova mentale: giocare, vincere, competere ai massimi livelli mentre il proprio Paese è ancora in guerra.
L’attacco al CIO
Dopo la vittoria, Kostyuk ha criticato duramente il Comitato Olimpico Internazionale.
Il CIO ha provvisoriamente allentato le restrizioni nei confronti della Russia e ha raccomandato alle federazioni sportive di eliminare lo status neutrale per gli atleti russi. Il Cremlino ha accolto la decisione come un “passo importante” verso il pieno reintegro degli atleti russi nel movimento olimpico.
Kostyuk ha definito la scelta “terribile” e ingiusta, non solo per l’Ucraina ma per tutti i Paesi coinvolti. Reuters riporta che la tennista ucraina ha detto di non essere “al 100% d’accordo” con la decisione e di voler affrontare la questione con le autorità del tennis dopo Wimbledon.
Tennis e guerra sullo stesso campo
Dal 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, nel tennis è diventata prassi che molti giocatori ucraini non stringano la mano ad avversari russi o bielorussi.
Kostyuk aveva già affrontato una situazione simile al Roland Garros, dove aveva perso in semifinale contro la russa Mirra Andreeva. Anche in quel caso non ci fu stretta di mano, in linea con quanto accade ormai spesso negli incontri tra atleti ucraini e russi.
Il caso del CIO riapre quindi una ferita profonda: può lo sport tornare alla normalità mentre la guerra continua?
“Voglio battere ogni russa che affronterò”
Kostyuk non ha nascosto la propria posizione.
La tennista ha detto di voler scendere in campo e battere ogni atleta russa che dovesse affrontare alle Olimpiadi. È una frase forte, ma dentro il contesto della guerra assume il senso di una risposta personale e nazionale.
Per Kostyuk, il tennis non è separato dalla realtà. La racchetta diventa anche uno strumento di resistenza, orgoglio e rappresentanza.
Paolini si ferma, Kostyuk sogna
Per Jasmine Paolini resta l’amarezza di una sconfitta netta.
L’azzurra non è riuscita a entrare nella partita come avrebbe voluto e ha subito la maggiore aggressività dell’avversaria. Kostyuk ha imposto ritmo, pressione e profondità, togliendo tempo alla finalista di Wimbledon 2024.
Per l’ucraina, invece, si apre una grande occasione: battere Noskova e diventare la prima donna del suo Paese a giocare una finale a Wimbledon.
Una semifinale che vale più del tennis
La corsa di Marta Kostyuk è ormai diventata qualcosa di più di un risultato sportivo.
Ogni partita porta con sé il peso della guerra, della famiglia a Kyiv, delle notti sotto attacco e della rabbia per il possibile ritorno pieno degli atleti russi nello sport internazionale.
A Wimbledon, Kostyuk non gioca soltanto per sé. Gioca anche per un Paese che continua a resistere.
E ora, a due passi dalla finale, il suo messaggio è chiaro: l’Ucraina vuole essere vista, ascoltata e rispettata anche sul campo da tennis.
