SBS davanti alla Royal Commission: “Criticare Israele non è necessariamente antisemitismo, ma può esserlo”

Amanda Wicks, direttrice News and Current Affairs di SBS, ha difeso davanti alla Royal Commission sull’antisemitismo la scelta dell’emittente di non adottare formalmente la definizione IHRA. Secondo SBS, l’antisemitismo viene definito in termini generali come pregiudizio o discriminazione contro gli ebrei, mentre la definizione IHRA viene usata come materiale di riferimento per il personale.

Amanda Wicks testimonia davanti alla Commissione

La testimonianza di Amanda Wicks, direttrice News and Current Affairs di SBS, ha riportato al centro della Royal Commission il tema più sensibile per i media pubblici australiani: dove finisce la critica legittima allo Stato di Israele e dove inizia l’antisemitismo.

Wicks è comparsa davanti alla Royal Commission on Antisemitism and Social Cohesion, che sta esaminando il ruolo di media tradizionali, piattaforme digitali e broadcaster nella diffusione o nel contrasto dell’antisemitismo in Australia.

Secondo The Guardian, Wicks ha spiegato che SBS non ha adottato formalmente la controversa definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, perché l’emittente indipendente non adotta definizioni provenienti da soggetti terzi come standard editoriali vincolanti.

“Non la accettiamo né la respingiamo”

La posizione di SBS è sfumata.

Wicks ha detto che, rispetto alla definizione IHRA, SBS “non la accetta né la respinge”, ma riconosce che si tratta di una definizione importante e adottata da molti. Secondo la direttrice, l’emittente la include tra i materiali di riferimento forniti ai giornalisti e allo staff, insieme ad altri documenti utili a comprendere le diverse prospettive sull’antisemitismo.

SBS aveva già chiarito pubblicamente la propria posizione a giugno, spiegando che la sua guida editoriale definisce l’antisemitismo in termini ampi come pregiudizio o discriminazione contro le persone ebree e include la definizione IHRA come materiale di riferimento per dare contesto alla complessità della materia.

Il nodo della definizione IHRA

La definizione IHRA è stata adottata dal governo australiano e dalla stessa Royal Commission, ma resta oggetto di dibattito.

I sostenitori ritengono che sia uno strumento indispensabile per riconoscere le forme contemporanee di antisemitismo, incluse alcune manifestazioni legate all’odio contro Israele come Stato ebraico.

I critici, invece, temono che un’adozione rigida possa comprimere la libertà giornalistica e confondere la critica politica al governo israeliano con il pregiudizio antiebraico.

È proprio questa tensione ad aver attraversato la testimonianza di Wicks.

SBS: antisemitismo attribuito, non deciso autonomamente

Wicks ha spiegato che SBS non si mette normalmente nella posizione di decidere da sola se un episodio sia antisemita.

Secondo la sua testimonianza, l’emittente riferisce che un fatto è antisemita quando tale qualificazione arriva da polizia, sistema legale, comunità interessate o altre fonti attribuibili. In altre parole, SBS tende ad attribuire la definizione invece di applicarla autonomamente come giudizio editoriale diretto.

Questa impostazione riflette l’approccio dichiarato da SBS: quando definizioni o accuse di antisemitismo sono rilevanti per una notizia, l’emittente le riporta, le attribuisce e spiega le diverse posizioni, lasciando al pubblico gli elementi per valutare.

La critica di Jillian Segal

La posizione di SBS è stata contestata dalla Special Envoy to Combat AntisemitismJillian Segal.

Segal ha criticato sia ABC sia SBS davanti alla Commissione, sostenendo che nella comunità ebraica esista una percezione forte di copertura sbilanciata e inaccurata della guerra in Medio Oriente da parte dei broadcaster pubblici.

Secondo ABC News, Segal ha anche proposto la creazione di un comitato indipendente di supervisione per verificare la conformità della ABC ai propri obblighi di Charter, sostenendo che l’emittente rischi di essere “judge, counsel and jury” nel valutare se stessa.

“Modern-day antisemitism”

Uno dei punti più duri della critica riguarda la guida editoriale SBS.

Durante la sua testimonianza, Segal ha sostenuto che lo style guide di SBS non comprenderebbe pienamente il “modern-day antisemitism”, perché distingue la critica alle politiche o alla condotta di Israele dal pregiudizio contro gli ebrei.

Il counsel assisting Richard Lancaster SC ha chiesto a Wicks di rispondere alla preoccupazione secondo cui una copertura “ingiustamente negativa” dello Stato di Israele potrebbe alimentare convinzioni e comportamenti antisemiti.

La risposta di Wicks è stata netta ma misurata: “Essere critici verso Israele non significa necessariamente essere antisemiti, ma è possibile”.

Una frase che riassume il dilemma

Quella frase sintetizza l’intero dilemma del giornalismo contemporaneo sul Medio Oriente.

Criticare le decisioni di un governo, anche duramente, rientra nella libertà editoriale e nel diritto di informare. Ma quando il linguaggio, il contesto, la selezione delle notizie o il tono trasformano la critica politica in delegittimazione identitaria, demonizzazione o doppio standard, il rischio di antisemitismo diventa reale.

È esattamente questo confine che la Royal Commission sta cercando di analizzare.

SBS difende il proprio metodo

SBS rivendica un approccio fondato su indipendenza editoriale, attribuzione, accuratezza e pluralismo.

In una dichiarazione riportata da SBS News, l’emittente ha sostenuto che attraverso tutte le sue piattaforme rappresenta storie e prospettive degli australiani ebrei in modo rispettoso, accurato e inclusivo.

La sfida per SBS è particolare: come broadcaster multiculturale e multilingue, deve parlare a comunità diverse, spesso direttamente toccate dal conflitto in Medio Oriente, senza trasformare la complessità in propaganda o semplificazione.

ABC e SBS sotto pressione

La Commissione sta ascoltando anche dirigenti ABC, inclusi l’editorial director Gavin Fang e l’ombudsman Fiona Cameron.

La questione non riguarda soltanto SBS. Secondo SBS News, il counsel assisting Richard Lancaster SC ha detto che alcune denunce sostengono che ABC e SBS abbiano prodotto coperture inaccurate o sbilanciate nella selezione delle storie, nel focus e nel modo di raccontare il conflitto.

I broadcaster pubblici respingono le accuse di bias sistemico e difendono i propri standard editoriali.

Il vero test: fiducia pubblica

La testimonianza di Amanda Wicks mette in luce un problema più grande: la fiducia.

Per una parte della comunità ebraica australiana, la copertura mediatica del Medio Oriente non è solo una questione di titoli o parole. È una questione di sicurezza, riconoscimento e paura.

Per i broadcaster pubblici, invece, il rischio è che l’adozione di definizioni esterne possa limitare l’indipendenza editoriale e rendere più difficile il giornalismo critico su governi, guerre e diritti umani.

La Royal Commission dovrà misurarsi proprio con questa tensione: come proteggere le comunità dall’odio senza trasformare il giornalismo in un terreno sorvegliato dalla politica o dalla pressione identitaria.

Una linea sottile

La linea indicata da Wicks è sottile ma importante.

Criticare Israele non è automaticamente antisemitismo. Ma può diventarlo.

Tutto dipende da contesto, linguaggio, accuratezza, proporzione, intenzione editoriale e capacità di distinguere tra Stato, governo, popolo e comunità ebraica.

È su questo terreno che ABC, SBS e tutti i media australiani saranno giudicati: non sulla base di uno slogan, ma sulla capacità di raccontare una crisi devastante senza alimentare odio dentro l’Australia.