Il Papa conclude il viaggio in Francia richiamando l’Europa alle sue radici e alla responsabilità della pace. Sul volo verso Roma invita Russia e Ucraina al dialogo e affronta i temi dell’estrema destra e dell’intelligenza artificiale.
A cura della redazione online
Papa Leone XIV conclude il suo quinto viaggio apostolico, in Francia, con un monito all’Europa: la pace richiede iniziativa diplomatica, rispetto del diritto internazionale e capacità di negoziare. A Metz, ultima tappa dopo Parigi e Lourdes, il Pontefice mette in guardia dall’aumento degli armamenti e richiama l’eredità dei fondatori dell’Unione europea. Sul volo di ritorno verso Roma, l’appello diventa esplicito: i leader di Russia e Ucraina devono incontrarsi e cercare una soluzione alla guerra.
«Bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo», afferma Leone XIV durante l’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”, al Centro Congressi Robert Schuman. Cercare la pace, precisa, non significa ignorare i pericoli. Richiede invece sforzi concreti e creativi, capaci di superare una logica che considera inevitabili nuovi conflitti e concentra le risorse sulla loro preparazione.
Il giudizio sui rapporti internazionali è severo. Il Papa denuncia relazioni sempre più segnate dalla sopraffazione, dalla menzogna e dal mancato rispetto degli impegni. Al diritto internazionale e al multilateralismo riconosce il compito di tutelare l’uguaglianza degli Stati e contrastare la volontà di dominio.
Durante il colloquio con i giornalisti in aereo, Prevost torna sul costo umano e sociale della corsa agli armamenti. Le risorse destinate all’industria militare, osserva, potrebbero contribuire a combattere fame, emergenza abitativa e disoccupazione, rafforzando sanità e istruzione. Invita quindi i responsabili di Russia, Ucraina e altri Paesi a sedersi allo stesso tavolo. La Chiesa, chiarisce, non può imporre un negoziato, ma continuerà a sostenerne la necessità.
A Metz, il richiamo alla pace si intreccia con quello alle radici cristiane del continente. «Non si può parlare dell’Europa senza menzionare il cristianesimo», sostiene Leone XIV, citando Robert Schuman e Alcide De Gasperi. Un’eredità che il Pontefice lega alla dignità della persona, all’uguaglianza e alla fraternità, precisando che il riferimento al cristianesimo non costituisce un criterio di esclusione confessionale.
Anche l’accoglienza dei migranti rientra in questa prospettiva. Per il Papa, integrare significa permettere a chi arriva di sviluppare capacità e talenti, partecipando alla vita della società che lo ospita. La conoscenza delle proprie radici deve accompagnarsi all’ascolto di culture ed esperienze diverse.
Presente all’incontro europeo, Emmanuel Macron invita il continente a ritrovare il coraggio dei suoi fondatori e a resistere ai nazionalismi e all’odio verso l’altro. Nell’appuntamento interreligioso, i rappresentanti dei culti firmano l’Appello di Metz, impegnandosi nel dialogo, nella formazione delle giovani generazioni e nella collaborazione per la giustizia e la pace.
Sul volo verso Roma, Leone XIV affronta inoltre il rapporto tra religione ed estrema destra. Critica le forme di religiosità associate a posizioni fondate sull’odio e sulla divisione, che considera incompatibili con un’autentica espressione del cristianesimo. Richiama invece comprensione, compassione e accompagnamento come valori del Vangelo.
Infine, l’intelligenza artificiale. Il Pontefice invita a prendere sul serio gli allarmi degli esperti: «Non credo si tratti di fake news». Chiede un confronto tra governi, imprese tecnologiche e organizzazioni sociali sui rischi già presenti e sulle possibili conseguenze future. Liquidare le preoccupazioni senza esaminarle, sottolinea, non rappresenta una risposta responsabile.
Nella messa per la pace e la giustizia celebrata nella Cattedrale di Santo Stefano, il Papa aveva affidato alla comunità di Metz un compito: essere un faro di speranza per la Francia, l’Europa e il mondo. La pace, ha ricordato, richiede uno sforzo condiviso.
