Enti gestori tra burocrazia e crescita della domanda di lingua italiana 

Ritardi amministrativi, finanziamenti e procedure complesse da snellire frenano alcune realtà, mentre l’aumento degli studenti apre nuove prospettive. 

La Riunione Consolare Annuale svoltasi a Canberra ha rappresentato anche quest’anno un importante momento di confronto tra il Sistema Italia e gli enti gestori impegnati nella promozione della lingua e della cultura italiana in Australia. Giovanni Testa, presente all’incontro in rappresentanza della scuola Marco Polo di Sydney, traccia un quadro caratterizzato da situazioni molto diverse tra loro: accanto a organizzazioni ormai consolidate, altre realtà devono affrontare difficoltà economiche e soprattutto un sistema amministrativo giudicato ancora troppo complesso. 

«A Canberra erano presenti praticamente tutti gli enti gestori e ciascuno ha avuto modo di presentare la propria relazione», spiega Testa. Dal confronto è emersa una notevole differenza tra le organizzazioni che negli anni hanno raggiunto una maggiore solidità economica e quelle che operano con risorse più limitate. «Ci sono enti che si sono consolidati nel territorio e anche finanziariamente, mentre altri continuano a soffrire. Tra questi ci sono realtà come Canberra e la CNA di Sydney». 

Secondo Testa, uno dei principali ostacoli resta la burocrazia legata alla gestione e alla rendicontazione dei finanziamenti. «Il problema più grande è che le procedure sono ancora troppo pesanti. Servirebbe un sistema più snello, semplice e pratico, soprattutto considerando che gli enti gestori investono direttamente risorse importanti nei progetti». 

Particolarmente delicata è la questione delle tempistiche. «Ci sono ancora contabilità del 2025 che devono essere definitivamente completate e intanto siamo già nel 2026, con le nuove scadenze che si avvicinano», osserva. Il rischio è quello di creare una sovrapposizione tra rendicontazioni precedenti e nuove domande. «Se non si riesce a chiudere in tempo la contabilità, si rischia di arrivare alla scadenza per i nuovi progetti con pratiche ancora aperte. E questo può avere conseguenze anche sulla programmazione del 2027». 

Testa precisa tuttavia che la questione non può essere attribuita semplicemente alla rete consolare. «Il problema è a monte. Non si può scaricare tutto sul Consolato di Sydney. L’ufficio amministrativo non si occupa soltanto degli enti gestori, ma di tutta l’amministrazione del Consolato». A incidere, secondo la sua analisi, è anche il frequente avvicendamento dei funzionari: «Quando cambiano continuamente le persone, diventa difficile garantire quella continuità necessaria per conoscere le pratiche e portarle rapidamente a conclusione». 

Tra gli esempi citati vi sono richieste di integrazione per aspetti puramente formali della documentazione. «Mi è capitato di vedere un documento restituito perché non riportava per esteso il titolo del progetto, nonostante fosse tutto regolarmente presentato su carta intestata e fosse perfettamente identificabile la pratica alla quale si riferiva», racconta Testa. 

«È giusto controllare attentamente come vengono utilizzati i fondi pubblici, ma bisogna distinguere tra un problema sostanziale e una semplice imperfezione formale». 

La richiesta è quindi quella di una revisione delle procedure da parte del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. «Se un ente contribuisce con una parte considerevole delle risorse necessarie a realizzare un progetto, non può essere rallentato continuamente da dettagli amministrativi che potrebbero essere risolti in maniera molto più semplice». 

Un altro problema riguarda la modulistica, che negli ultimi anni avrebbe subito modifiche anche durante l’iter delle domande. «È già successo che all’apertura delle richieste di finanziamento fossero disponibili determinati formulari e che successivamente venisse chiesto agli enti di ripresentare le informazioni utilizzando nuovi modelli. Il contenuto sostanzialmente non cambia, ma bisogna rifare il lavoro». Una situazione che, secondo Testa, rischia di ripetersi anche per le prossime programmazioni. 

Accanto alle criticità amministrative, da Canberra è però arrivato un segnale molto positivo: la domanda di insegnamento della lingua italiana è in crescita. «C’è un’enorme richiesta di italiano», sottolinea Testa. «L’aumento degli iscritti all’AIRE e la presenza di nuove famiglie stanno facendo crescere anche l’interesse per lo studio della lingua. Ed è un fenomeno che stiamo osservando in diversi Stati australiani». 

Una crescita che rappresenta un’opportunità, ma comporta inevitabilmente nuovi costi. «Alcuni enti sono già pronti a rispondere alla maggiore richiesta, altri devono ancora organizzarsi. Più studenti significano più classi, più insegnanti, più spazi e quindi maggiori risorse economiche». 

Da parte della rete consolare, aggiunge Testa, «c’è la massima disponibilità a cercare soluzioni e forme di sostegno». 

Il nodo resta però la capacità del sistema centrale di adeguarsi alle nuove esigenze. «Non possiamo continuare a lavorare con meccanismi amministrativi pensati per un’altra epoca. La società cambia, la comunità italiana cambia e cresce la richiesta di lingua: anche le procedure devono diventare più moderne». 

Rispetto allo scorso anno, la valutazione di Testa è netta: «Purtroppo non è cambiato molto. Alcuni problemi, anzi, rischiano di diventare ancora più pesanti». La sfida emersa dalla riunione di Canberra è dunque duplice: semplificare gli adempimenti amministrativi e, nello stesso tempo, sostenere una domanda di italiano che continua ad aumentare. «Gli enti gestori devono poter dedicare più energie alla scuola, agli insegnanti, agli studenti e alle famiglie. È lì che dovrebbe essere concentrato il nostro lavoro».