di Emanuele Esposito
Ho rassegnato le mie dimissioni da ALLORA!, che sono state accettate dall’editore. Da lunedì non collaborerò più con la testata. Si conclude un percorso durato quasi dieci anni, al quale ho dedicato tempo, energie, passione e una parte importante di me.
Un grazie a tutti. A chi in questi anni mi ha seguito, a chi mi ha letto, a chi ha condiviso le mie riflessioni e anche a chi le ha contestate entrando nel merito. Ai lettori di ALLORA! voglio dire semplicemente questo: grazie di cuore.
Desidero ringraziare Marco Testa, tutta la redazione, i collaboratori e l’editore. A ciascuno rivolgo il mio saluto per il tratto di strada condiviso. La conclusione di una collaborazione non cancella gli anni trascorsi insieme, il lavoro compiuto e il contributo di ognuno.
In questi quasi dieci anni ho sempre cercato di fare informazione con onestà. Critica, sì, ma sincera. Ho posto domande scomode perché ritenevo necessario farle, anche quando sarebbe stato più facile accontentarsi di una dichiarazione di circostanza. Ho provato a scavare, a cercare quel poco di verità che talvolta resta nascosto dietro le risposte più comode.
Anche quest’ultimo anno è stato intenso: articoli, editoriali, interviste, podcast e approfondimenti. Dalla cronaca australiana alle vicende italiane, dalla vita della nostra comunità alle questioni degli italiani all’estero, ho cercato di offrire informazioni e occasioni di riflessione, sulla carta, online e attraverso la voce.
Dietro questo lavoro ci sono state letture, ricerche, testi scritti e riscritti, ore sottratte al riposo. Un’attenzione particolare l’ho dedicata alla rappresentanza degli italiani all’estero e alla legge elettorale. Ho seguito il dibattito, cercato interlocutori, scritto ai rappresentanti politici e sostenuto le ragioni nelle quali credevo. Ho chiesto spiegazioni sulle scelte destinate a incidere sulla nostra comunità, convinto che meritassero un confronto nel merito.
L’ho fatto senza secondi fini, con i mezzi che avevo e con la volontà di capire. Non pretendo di essere stato infallibile. Rivendico, però, la sincerità del mio impegno e la libertà con cui ho esercitato il mio giudizio.
Le mie domande non hanno seguito le convenienze del momento. Le ho rivolte a destra e a sinistra, senza alternare il senso critico secondo il colore politico di chi avevo davanti. Perché la coerenza si misura proprio quando mantenere la stessa posizione diventa scomodo.
Oggi sento di pagare quella coerenza. Non lo nascondo e non voglio fingere che non mi pesi. Ma non intendo rinnegare il lavoro fatto, né chiedere scusa per aver cercato risposte. Posso discutere un’opinione, ascoltare una critica, riconoscere un errore. Non posso accettare che, per quieto vivere, si debba rinunciare a fare domande.
A chi mi ha accompagnato in questi anni resta la mia gratitudine. Il tempo che avete dedicato alle mie parole, il vostro interesse e il vostro confronto hanno dato un senso a questo percorso. Il dispiacere di oggi non cancella ciò che questi quasi dieci anni hanno rappresentato.
La mia collaborazione con ALLORA! si conclude, ma non mi fermo qui. Continuerò a difendere la mia libertà di pensiero e di espressione, senza chiedere a nessuno il permesso di essere me stesso.
E ai lecchini di turno, a chi confonde il rispetto con l’inchino, lascio una battuta: ci rivedremo a Filippi. Sul terreno delle idee, delle domande e del confronto pubblico.
A Marco Testa, alla redazione, ai collaboratori e all’editore auguro buon lavoro. Ai lettori, ancora una volta, grazie per questi quasi dieci anni.
Grazie a tutti, di vero cuore.
