Il caso della Freedom Flotilla si trasforma in una crisi diplomatica internazionale che coinvolge direttamente anche l’Australia oltre all’Italy. Dopo le immagini diffuse nelle ultime ore sugli attivisti fermati dalle autorità israeliane, sia Canberra sia Roma hanno convocato gli ambasciatori israeliani chiedendo chiarimenti e il rilascio immediato dei cittadini trattenuti.
Su indicazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, la Farnesina ha convocato l’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled esprimendo una “ferma protesta” per quanto accaduto ai cittadini italiani coinvolti nella Freedom Flotilla.
Il governo italiano ha ribadito che gli attivisti non erano armati né avevano intenzioni violente sottolineando la gravità dell’operazione avvenuta in acque internazionali e definendo inaccettabili le immagini diffuse durante le ultime ore.
Ma la reazione non è arrivata soltanto da Roma.
Anche il governo australiano ha convocato l’ambasciatore israeliano a Canberra dopo che il ministro degli Esteri australiano Penny Wong ha definito i video pubblicati dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir “scioccanti e inaccettabili”.
Secondo quanto riportato dalla stampa australiana, alcuni attivisti sarebbero stati immobilizzati, ammanettati e costretti in ginocchio durante la detenzione mentre Ben-Gvir avrebbe pubblicato video e commenti provocatori nei confronti dei fermati.
La vicenda ha provocato reazioni durissime anche all’interno dello stesso governo israeliano.
Perfino il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe preso le distanze dalle immagini diffuse definendole non in linea con i valori dello Stato di Israele mentre il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar avrebbe criticato apertamente il comportamento di Ben-Gvir.
In Australia, l’ambasciatore israeliano Hillel Newman ha definito le immagini “disgustose” e “dannose per lo Stato di Israele” pur cercando di ridimensionare politicamente l’episodio.
Nel frattempo la Farnesina ha fatto sapere che il governo italiano si riserva di valutare ulteriori iniziative diplomatiche anche in sede europea mentre continua il lavoro dell’Ambasciata italiana a Tel Aviv per garantire assistenza ai connazionali coinvolti e favorirne il rientro rapido e sicuro.
La crisi rischia ora di diventare uno dei casi diplomatici più delicati delle ultime settimane nel pieno della guerra a Gaza.
Da una parte Israele sostiene che la flottiglia rappresentasse una provocazione contro il blocco imposto sulla Striscia. Dall’altra governi occidentali, organizzazioni umanitarie e opinione pubblica internazionale accusano le autorità israeliane di aver oltrepassato i limiti del diritto internazionale e della dignità umana.
