Il Tg1 rende nota una relazione del Ris nella quale compariva il Combur test positivo, ma non l’esito negativo dell’Obti test specifico per il sangue umano. Sotto esame anche un foglio di lavoro del 26 settembre 2007 relativo al campione “bu_p_bis”, con indicazioni di DNA umano e parzialmente maschile. E nelle prossime ore o settimane potrebbero emergere nuovi sviluppi anche sul fronte del computer e della presunta cancellazione dell’alibi.
Nuovi elementi riaccendono l’attenzione sugli accertamenti scientifici compiuti nel 2007 nell’ambito dell’omicidio di Chiara Poggi.
Al centro della nuova fase dell’inchiesta ci sono soprattutto i rilievi effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e la documentazione prodotta all’epoca dal Ris di Parma.
Il Tg1 ha reso pubblica una relazione redatta nel settembre 2007 dall’allora capitano del Ris Alberto Marino. Nel documento veniva indicato l’esito positivo del Combur test, un esame generico utilizzato per rilevare la possibile presenza di tracce ematiche.
Non risultava invece riportato l’esito dell’Obti test, accertamento specifico per verificare la presenza di sangue umano.
Secondo gli appunti di lavoro emersi ora, quell’esame sarebbe risultato negativo.
È proprio questa differenza tra i risultati registrati nei documenti di laboratorio e quelli confluiti nella relazione ufficiale a essere oggi al centro degli approfondimenti della Procura di Pavia.
IL TEST SPECIFICO PER IL SANGUE UMANO
La distinzione tra i due esami è particolarmente importante.
Il Combur test può evidenziare una reazione compatibile con la presenza di sangue, ma non stabilisce necessariamente che si tratti di sangue umano.
L’Obti test è invece specificamente utilizzato per verificare proprio questo aspetto.
La documentazione emersa indica quindi una situazione apparentemente discordante: un primo test positivo e un successivo accertamento specifico negativo.
L’elemento assume rilievo anche perché gli accertamenti sui pedali della bicicletta entrarono nella fase investigativa che precedette e accompagnò il fermo di Stasi nel settembre 2007.
La difesa dell’ex studente sostiene oggi che la natura di quelle tracce ebbe un peso rilevante proprio durante quelle ore decisive.
IL CAMPIONE “BU_P_BIS”
Ma il test non è l’unico elemento finito nuovamente sotto esame.
La Procura di Pavia avrebbe acquisito anche un foglio di lavoro del Ris datato 26 settembre 2007, relativo a un campione identificato come “bu_p_bis”.
Il documento riguarda materiale riferibile ai pedali della bicicletta di Stasi.
Nella documentazione esaminata dai consulenti genetisti Carlo Previderé e Pierangela Grignani comparirebbero indicazioni riferite alla presenza di DNA umano e, almeno parzialmente, di DNA maschile.
Il punto deve però essere interpretato con grande cautela.
Allo stato delle informazioni disponibili, non esistono elementi che permettano di attribuire quel DNA maschile a una persona determinata, né tantomeno di affermare che appartenga all’autore dell’omicidio.
Si tratta di dati di laboratorio che vengono ora riletti all’interno della nuova attività investigativa.
DOCUMENTI NON INSERITI NELLE RELAZIONI
La questione centrale diventa quindi quella della documentazione.
Secondo quanto emerso, sia l’esito negativo dell’Obti test sia il foglio relativo al campione “bu_p_bis” non sarebbero confluiti nelle relazioni trasmesse agli inquirenti nel 2007.
È su questo percorso documentale che la Procura sta cercando di ricostruire cosa venne effettivamente analizzato, quali risultati furono ottenuti e quali informazioni entrarono nei fascicoli dell’indagine.
Il tema si collega anche alle due corse elettroforetiche negative del 20 settembre 2007, già tornate all’attenzione nelle ultime settimane.
Gli stessi consulenti della Procura avrebbero evidenziato la necessità di approfondire le ragioni della discordanza tra i diversi risultati.
IL NODO DEI CAMPIONI DISTRUTTI
Un ulteriore problema riguarda la conservazione dei reperti.
Alcuni degli eluati utilizzati per le analisi dell’epoca sarebbero stati successivamente distrutti.
Questo significa che eventuali ulteriori verifiche su quel materiale potrebbero oggi essere impossibili.
Ed è proprio la combinazione tra documentazione incompleta, risultati non coincidenti e reperti non più disponibili a rendere particolarmente delicata la ricostruzione scientifica di quanto avvenuto quasi vent’anni fa.
La nuova inchiesta non riguarda quindi soltanto ciò che fu trovato, ma anche come vennero gestiti, registrati e trasmessi gli accertamenti scientifici.
LA DIFESA DI STASI: BOCCHE CUCITE
La legale di Alberto Stasi, Giada Bocellari, ha scelto per il momento una linea estremamente prudente.
Commentando le nuove informazioni, ha preferito non esprimere valutazioni, ricordando tuttavia che il tema delle tracce sui pedali ebbe un ruolo nella vicenda del fermo e della successiva scarcerazione di Stasi.
L’attenzione della difesa resta quindi concentrata sulla ricostruzione cronologica degli accertamenti effettuati nel settembre 2007.
LA NUOVA INDAGINE SU ANDREA SEMPIO
Parallelamente prosegue l’attività relativa ad Andrea Sempio, indagato a Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi.
I suoi legali, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, stanno lavorando alle controdeduzioni dopo la chiusura delle indagini comunicata il 28 settembre.
Il termine indicato per il deposito è il 18 ottobre.
La difesa sta inoltre ascoltando intercettazioni considerate in precedenza non rilevanti e ha presentato un’istanza per sapere se Sempio risulti eventualmente coinvolto anche in altri procedimenti collegati alla vicenda.
Al momento non risulterebbero risposte definitive su questo punto.
LE NUOVE AUDIZIONI
Restano ancora da programmare alcune audizioni considerate potenzialmente importanti.
Tra i nomi indicati figurano l’ex pm di Vigevano Rosa Muscio, oggi giudice a Milano, e gli ex consulenti della difesa di Stasi Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri.
Il loro contributo potrebbe aiutare a chiarire alcuni passaggi relativi agli accertamenti compiuti nella prima fase dell’inchiesta.
SEMPIO: «DIFFICILE RICOSTRUIRMI UNA VITA»
Nel frattempo Andrea Sempio ha parlato pubblicamente della pressione vissuta negli ultimi mesi.
Ha descritto una quotidianità segnata dall’indagine, dagli incontri con gli avvocati e dalla presenza costante dei media.
Sempio continua a respingere qualsiasi responsabilità e contesta l’interpretazione di alcuni elementi investigativi, dalle impronte alle scarpe fino al DNA.
Sono posizioni della difesa che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie e che, allo stato, non modificano il fatto che l’indagine sia ancora aperta.
ALTRI CARABINIERI POTREBBERO ENTRARE NELLA VICENDA
Ma nelle prossime ore o settimane potrebbe emergere un’altra novità, destinata ad aggiungere ulteriori capitoli alla nuova indagine.
Secondo alcune informazioni circolate negli ambienti vicini alla vicenda, altri carabinieri avrebbero contattato persone coinvolte negli accertamenti e alcuni potrebbero essere già stati ascoltati dai magistrati in relazione alla questione del computer e della presunta cancellazione dell’alibi.
Un fronte che potrebbe quindi riservare nuovi sviluppi e portare altre persone all’interno della ricostruzione investigativa.
Come abbiamo già scritto in precedenti articoli, almeno due carabinieri starebbero collaborando con gli inquirenti, mettendo a disposizione informazioni utili per ricostruire alcuni passaggi delle indagini dell’epoca.
Si tratta, allo stato, di informazioni che richiedono conferme ufficiali e sulle quali gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Ma l’eventualità che altri appartenenti all’Arma possano essere sentiti o fornire elementi agli investigatori apre un ulteriore scenario.
L’attenzione potrebbe concentrarsi anche sul computer, sulla gestione di alcuni dati e sulla vicenda della presunta cancellazione di elementi collegati all’alibi.
Se questi approfondimenti dovessero trovare riscontri, la nuova indagine potrebbe quindi non limitarsi agli accertamenti biologici, ai reperti e alle relazioni del Ris, ma estendersi anche alla ricostruzione di ciò che avvenne sul piano informatico e investigativo nelle settimane successive all’omicidio.
Per questo le prossime ore e, soprattutto, le prossime settimane potrebbero portare nuovi nomi e nuovi elementi in una vicenda che, a quasi vent’anni dal delitto, continua ad allargare il proprio perimetro.
L’INCHIESTA TORNA AL 2007
Il vero centro della nuova fase investigativa sembra dunque spostarsi sempre più indietro nel tempo.
Non soltanto verso quello che accadde nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007, ma verso ciò che avvenne nei laboratori, sui computer e negli uffici investigativi nelle settimane successive.
Quali test furono effettuati?
Quali risultati vennero ottenuti?
Quali documenti furono consegnati ai magistrati?
Cosa accadde ai dati informatici?
E perché alcuni elementi sembrano emergere soltanto oggi?
Sono queste le domande attorno alle quali si concentra una parte sempre più significativa del nuovo capitolo del caso Garlasco.
Dopo quasi vent’anni, la ricerca della verità passa anche attraverso fogli di laboratorio, appunti tecnici, reperti, computer, testimonianze e accertamenti che potrebbero aiutare a ricostruire non soltanto ciò che accadde sulla scena del delitto, ma anche come vennero condotte le indagini immediatamente successive.
