Alla Commissione reale emergono testimonianze su molestie, eventi considerati ad alto rischio e proteste negli uffici accademici. Le università saranno chiamate a spiegare come hanno gestito gli episodi
Molti giovani ebrei australiani si avvicinano all’università con timore, preoccupati per ciò che potrebbero incontrare nei campus. È quanto emerso durante le audizioni della Royal Commission on Antisemitism and Social Cohesion, riunita a Melbourne per ascoltare le esperienze di studenti e docenti.
Il presidente dell’Australasian Union of Jewish Students, Jeremy Suss, ha raccontato che il passaggio dalla scuola all’università ha segnato per lui un cambiamento profondo. Cresciuto in una comunità nella quale aveva vissuto relativamente pochi episodi di antisemitismo, ha descritto il campus come un ambiente molto più difficile.
«Molti studenti non si fidano delle università»
Suss ha riferito che numerosi studenti ebrei non hanno fiducia nei meccanismi interni utilizzati dagli atenei per affrontare segnalazioni di antisemitismo, intimidazioni e molestie.
Secondo la sua testimonianza, le procedure possono trascinarsi per mesi, mentre le università discutono se un episodio rientri formalmente nella definizione di antisemitismo.
Il rappresentante studentesco ha sottolineato che, anche quando un comportamento non viene qualificato in quel modo, potrebbe comunque configurare molestie, minacce o diffusione illecita di informazioni personali.
L’episodio alla Monash University
Suss ha raccontato di essere stato insultato insieme a due amici durante un evento alla Monash University. Uno dei due indossava la kippah.
Secondo il suo resoconto, una persona impegnata in un intervento sul sionismo li avrebbe indicati pubblicamente, pronunciando parole di disprezzo.
Lo studente ha inoltre ricordato un episodio avvenuto nel 2024, durante l’anniversario degli attacchi compiuti da Hamas il 7 ottobre. Mentre stava smontando un pranzo culturale ebraico organizzato nel campus, quattro persone si sarebbero avvicinate in modo aggressivo, parlando della possibile uccisione o espulsione della popolazione israeliana.
Dopo quell’accaduto, l’associazione decise che i propri membri non avrebbero più dovuto occuparsi da soli della chiusura degli eventi.
Eventi ebraici classificati ad alto rischio
Secondo Suss, organizzare celebrazioni o iniziative culturali ebraiche all’interno dell’università sarebbe diventato più difficile.
Alcuni eventi sarebbero stati classificati dall’ateneo come ad alto rischio attraverso criteri che il rappresentante degli studenti ha definito poco trasparenti. Per poter procedere, l’associazione avrebbe dovuto sostenere direttamente il costo della sicurezza privata.
L’Australasian Union of Jewish Students, nata principalmente come organizzazione culturale, si troverebbe così sempre più impegnata a documentare incidenti e accompagnare studenti coinvolti in esperienze traumatiche.
Il docente che trovò manifestanti nel proprio ufficio
Tra le testimonianze più forti figura quella di Steven Prawer, professore di Fisica alla University of Melbourne, ebreo osservante e dichiaratamente sionista.
Prawer ha raccontato di essere stato preso di mira per una collaborazione scientifica con la Hebrew University of Jerusalem e per alcune dichiarazioni pronunciate durante una manifestazione a sostegno di Israele.
Il 9 ottobre 2024, entrando nell’anticamera del proprio ufficio, avrebbe trovato circa venti manifestanti mascherati.
Il docente ha riferito di non aver inizialmente compreso se si trattasse di una protesta o di un attacco e di aver chiesto più volte alle persone presenti di lasciare quello che considerava uno spazio privato.
L’occupazione e l’investigatore privato
Dopo essersi allontanato, Prawer apprese che i manifestanti erano rimasti nell’ufficio per diverse ore.
Poiché non era chiaro se tutte le persone coinvolte fossero studenti dell’ateneo, il professore decise di assumere un investigatore privato per tentare di identificarle.
La University of Melbourne avviò un procedimento disciplinare e alcuni studenti ricevettero inizialmente provvedimenti di sospensione o espulsione. Diverse sanzioni sarebbero però state successivamente ridotte in appello.
Secondo Prawer, tra dieci e quindici partecipanti all’occupazione non sarebbero mai stati identificati.
Una minaccia di morte scoperta in ritardo
Il professore ha inoltre riferito che una minaccia di morte era stata scritta su una bacheca dell’università.
Prawer ha dichiarato di essere stato informato dell’accaduto soltanto diverse settimane dopo, quando la scritta era già stata rimossa.
Il docente si è detto profondamente deluso, ritenendo che la gestione dell’episodio fosse stata poco trasparente e priva della chiarezza morale necessaria davanti a una minaccia così grave.
La University of Melbourne ha riconosciuto l’impatto delle esperienze raccontate dal professore e ha dichiarato di continuare a sostenerlo, ribadendo il suo diritto a svolgere attività accademiche e collaborazioni scientifiche senza subire intimidazioni.
Il confronto su Israele e Palestina
Alla commissione è intervenuto anche Dennis Altman, professore alla La Trobe University, secondo il quale sia i sostenitori di Israele sia quelli della causa palestinese tendono spesso a non riconoscere il dolore e il trauma della parte opposta.
Altman ha accusato le università di aver evitato il confronto rispettoso, preferendo in alcuni casi interrompere o limitare le discussioni.
A suo giudizio, questo atteggiamento alimenta sospetti, radicalizzazione e teorie cospirative, mentre sarebbe necessario riconoscere che persone appartenenti a comunità differenti stanno vivendo una sofferenza reale.
Il professore ha comunque precisato di non essersi sentito minacciato dalle proteste filo-palestinesi. La sua principale preoccupazione, come ebreo, riguarda invece la crescita dei movimenti neonazisti e dell’estrema destra.
Università chiamate a rispondere
Le audizioni proseguiranno con l’intervento dei vertici delle principali università australiane.
I vice-cancellieri dovranno spiegare come i loro istituti abbiano risposto alle segnalazioni di antisemitismo, alle occupazioni, alle minacce e alle tensioni cresciute dopo l’inizio della guerra a Gaza.
La commissione dovrà valutare se i sistemi esistenti siano adeguati a proteggere studenti e personale, senza compromettere la libertà di espressione e il diritto alla protesta pacifica.
Il governo prepara nuove definizioni
Il governo federale ha annunciato che chiederà alle università di adottare proprie definizioni di antisemitismo, islamofobia e razzismo contro gli aborigeni e gli abitanti delle isole dello Stretto di Torres.
La proposta ha però già suscitato critiche. L’Australian Muslim Advocacy Network sostiene che il piano rischi di escludere altri gruppi che subiscono discriminazione e razzismo.
La sfida sarà quindi creare regole capaci di tutelare tutte le comunità, distinguendo chiaramente tra critica politica, protesta legittima, molestie e odio rivolto contro persone per la loro identità.
Campus sicuri senza cancellare il dialogo
Le testimonianze ascoltate mostrano un ambiente universitario attraversato da tensioni profonde.
Gli studenti e i docenti devono poter discutere anche dei conflitti più controversi, ma nessuno dovrebbe essere minacciato, isolato o intimidito per la propria identità religiosa o culturale.
La libertà accademica non può giustificare le molestie. Allo stesso tempo, la lotta contro l’antisemitismo non dovrebbe impedire una discussione critica sulle decisioni del governo israeliano o sulla sofferenza della popolazione palestinese.
Il compito delle università sarà ristabilire un confine chiaro: difendere il confronto delle idee, intervenendo con decisione quando il dissenso si trasforma in intimidazione personale.
