Il governo Albanese annuncia una drastica riduzione dei visti per il secondo e terzo anno di permanenza. I giovani stranieri potrebbero rinunciare agli 88 giorni di lavoro nelle aree regionali, mentre agricoltori e produttori vinicoli temono una grave carenza di manodopera. Nel New South Wales cresce la preoccupazione in vista dei raccolti estivi.
L’Australia rischia di perdere una parte fondamentale della forza lavoro che ogni anno sostiene l’agricoltura, la viticoltura e numerose attività economiche nelle comunità regionali.
Le modifiche al programma Working Holiday Maker, annunciate dal governo federale guidato da Anthony Albanese, stanno provocando preoccupazione tra migliaia di giovani stranieri e imprenditori agricoli, proprio mentre si avvicina una delle stagioni più importanti per i raccolti australiani.
Al centro delle polemiche c’è il nuovo sistema di selezione previsto per ottenere il secondo e il terzo anno di permanenza nel Paese. Una riforma che potrebbe trasformare radicalmente il rapporto tra backpacker e lavoro agricolo.
Per molti giovani, infatti, trascorrere settimane nei campi, lavorare nelle aziende agricole o affrontare temperature elevate rappresentava un sacrificio necessario per prolungare il soggiorno in Australia.
Con le nuove regole annunciate dal governo, quel sacrificio potrebbe non essere più sufficiente.
Dagli 88 giorni di lavoro alla lotteria per il visto
Il sistema attuale prevede, per i cittadini dei Paesi soggetti a tale requisito, la possibilità di richiedere un secondo Working Holiday Visa dopo aver completato almeno 88 giorni di lavoro specifico nelle aree regionali australiane.
Per ottenere un terzo anno, invece, è necessario svolgere almeno sei mesi di attività lavorativa idonea.
La riforma annunciata dal ministro degli Interni Tony Burke il 17 settembre introduce un cambiamento sostanziale: il completamento del periodo di lavoro non garantirà più, da solo, l’accesso al prolungamento del soggiorno, ma consentirà di partecipare a una selezione a sorteggio, denominata ballot system.
I numeri illustrano la portata dell’intervento.
Per il secondo anno, i posti disponibili saranno limitati a 45.000, rispetto ai circa 57.000 giovani che hanno ottenuto o maturato i requisiti per il prolungamento nel periodo di riferimento indicato dal governo.
Ancora più drastica la riduzione prevista per il terzo anno: appena 5.000 posti, contro i circa 31.000 del periodo precedente.
Si tratta di una contrazione superiore all’80 per cento per il terzo anno di permanenza.
Le modifiche saranno introdotte progressivamente nei prossimi dodici mesi. Al 24 ottobre 2026 il nuovo sistema non risulta ancora pienamente operativo e continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti, mentre restano da definire diversi aspetti dell’attuazione.
Il lavoro che molti australiani non vogliono fare
A Griffith, nella regione della Riverina, nel New South Wales, la giovane irlandese Meghan Morris conosce bene la realtà del lavoro agricolo australiano.
Attualmente impegnata presso l’azienda vinicola De Bortoli Wines, Meghan si trova al suo terzo anno in Australia e racconta come il desiderio di rimanere nel Paese l’abbia spinta ad accettare lavori particolarmente impegnativi.
Pulire grandi contenitori industriali, lavorare sotto il sole e affrontare attività fisicamente pesanti sono esperienze che molti backpacker considerano parte del percorso necessario per ottenere un nuovo visto.
Non tutte le esperienze, però, sono state positive.
In alcune delle aziende dove ha lavorato in precedenza, Meghan ha trovato condizioni difficili, con servizi igienici privi di acqua corrente o lavoratori costretti a consumare il pranzo all’aperto, senza un riparo dal sole.
Secondo la giovane irlandese, il nuovo sistema a sorteggio potrebbe scoraggiare molti altri ragazzi dall’intraprendere un’esperienza simile.
La prospettiva di affrontare mesi di lavoro faticoso senza avere la certezza di poter rimanere in Australia rischia infatti di rendere l’intero percorso molto meno attraente.
Meglio Sydney e Melbourne che i campi agricoli
La stessa preoccupazione viene espressa da Catalina Quiroga, giovane backpacker cilena al suo primo anno di permanenza.
Con un futuro incerto e la possibilità di non ottenere il rinnovo del visto, Catalina sta valutando se convenga realmente investire tempo e denaro per lavorare nelle zone rurali.
La sua alternativa sarebbe dedicare il soggiorno alla scoperta delle grandi città australiane, come Sydney e Melbourne, anziché trasferirsi temporaneamente in località isolate.
Una scelta che potrebbe essere condivisa da molti altri giovani.
L’argentino Javier Rodriguez, che durante il suo soggiorno ha raccolto cipolle, confezionato prodotti agricoli e lavorato nel giardinaggio, racconta che proprio la possibilità di prolungare la permanenza rendeva accettabili i sacrifici.
Lavorare lontano dai grandi centri urbani, con temperature che possono avvicinarsi ai 50 gradi, richiede una motivazione concreta.
Senza la prospettiva di un ulteriore anno in Australia, molti preferirebbero trascorrere il proprio tempo nelle località turistiche della Gold Coast o nelle principali città.
Gli agricoltori lanciano l’allarme: raccolti a rischio
Le preoccupazioni non riguardano soltanto i giovani stranieri.
Il settore agricolo australiano dipende fortemente dalla disponibilità di manodopera stagionale, soprattutto durante i periodi di raccolta.
A Young, nel sud del New South Wales, il produttore di ciliegie Tom Eastlake teme conseguenze importanti per la stagione che precede il Natale.
La raccolta delle ciliegie si concentra infatti in un periodo di circa sei settimane, durante il quale è indispensabile disporre di un numero adeguato di lavoratori.
Una carenza di personale potrebbe impedire alle aziende di raccogliere tempestivamente i frutti maturi, con perdite economiche significative.
Il problema arriva inoltre in un momento già complesso per il settore, alle prese con l’aumento dei costi del carburante, dei fertilizzanti e della produzione.
Secondo Eastlake, interventi improvvisi sul sistema dei visti rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già difficile.
De Bortoli Wines: l’85 per cento dei lavoratori stagionali sono backpacker
Una situazione analoga riguarda il settore vinicolo della Riverina, una delle principali aree di produzione del vino nel New South Wales.
Darren De Bortoli, dell’omonima azienda vinicola di Griffith, sottolinea quanto il contributo dei backpacker sia essenziale durante la vendemmia.
Nei tre mesi della stagione vinicola, che inizia a gennaio, circa l’85 per cento della forza lavoro stagionale dell’azienda è costituito da giovani stranieri.
Una percentuale che evidenzia la dipendenza del settore dalla manodopera internazionale.
Senza questo personale, sostiene il produttore, sarebbe estremamente difficile mantenere le normali attività operative.
I backpacker non rappresentano quindi soltanto una componente occasionale del mercato del lavoro, ma una risorsa strutturale per numerose imprese agricole.
La loro eventuale diminuzione potrebbe avere conseguenze anche sulla capacità produttiva, sui costi aziendali e sulla disponibilità di prodotti agricoli.
La posizione del governo australiano
Il Dipartimento federale degli Affari Interni difende la riforma, sottolineando che il numero di giovani presenti in Australia attraverso il programma Working Holiday Maker ha raggiunto livelli storicamente elevati.
Secondo il governo, l’introduzione del sistema a sorteggio dovrebbe consentire una gestione più equilibrata della domanda, assicurando maggiore controllo sul numero dei visti concessi e sulla sostenibilità del programma migratorio.
L’esecutivo ha inoltre annunciato l’intenzione di collaborare con i rappresentanti dell’agricoltura, del turismo e dell’ospitalità per valutare le modalità di attuazione delle nuove disposizioni.
L’obiettivo dichiarato è contenere la crescita della migrazione netta e rendere più prevedibile il numero delle persone autorizzate a rimanere nel Paese.
Rimane tuttavia aperta la questione dell’impatto economico sulle comunità regionali, dove la disponibilità di lavoratori locali non sempre risulta sufficiente a soddisfare le esigenze delle imprese.
Non soltanto lavoro: i backpacker contribuiscono alla vita delle comunità
Oltre alle conseguenze economiche, emerge un altro aspetto spesso trascurato nel dibattito sull’immigrazione temporanea.
I backpacker non sono soltanto lavoratori stagionali.
Molti trascorrono mesi o anni nelle piccole città australiane, costruiscono amicizie, partecipano alla vita sociale e contribuiscono alla diversità culturale delle comunità.
È il caso di Javier Rodriguez, che oggi lavora nello sviluppo dei prodotti presso De Bortoli Wines.
L’argentino racconta di aver incontrato numerosi residenti di Griffith che non hanno mai lasciato la propria città.
Attraverso la presenza dei giovani stranieri, queste comunità entrano in contatto con lingue, culture ed esperienze provenienti da tutto il mondo.
Javier e sua moglie avevano persino considerato la possibilità di costruire il proprio futuro a Griffith, ma l’incertezza legata ai visti ha modificato i loro progetti.
Un esempio di come l’immigrazione temporanea possa trasformarsi in un legame umano e sociale molto più profondo di una semplice esperienza lavorativa.
Il futuro delle campagne australiane
La riforma dei Working Holiday Visa pone dunque una questione importante per il futuro delle regioni australiane.
Da una parte il governo intende rafforzare il controllo sul sistema migratorio e limitare il numero delle permanenze prolungate. Dall’altra, agricoltori e imprenditori temono di perdere una manodopera che negli anni è diventata indispensabile.
L’incertezza potrebbe già influenzare le decisioni dei giovani che stanno programmando il proprio soggiorno in Australia.
Il rischio è che sempre meno backpacker scelgano di trascorrere mesi nelle campagne, preferendo dedicarsi al turismo o cercare opportunità lavorative nei grandi centri urbani.
Con l’avvicinarsi delle raccolte estive e della stagione vinicola, il settore agricolo attende risposte concrete.
Perché dietro ogni cassetta di frutta, ogni grappolo d’uva e ogni prodotto che arriva sulle tavole australiane c’è anche il lavoro di migliaia di giovani stranieri. E senza di loro, per molte aziende, raccogliere ciò che la terra produce potrebbe diventare sempre più difficile.
