C’è aria di ribaltone

Sussan Ley sta stretta a molti, quasi tutti, nel partito liberale. I nazionali, proprio, non la possono sorbire. E ora, dopo meno di un anno dalla sua elezione a leader del partito, l’ombra di una sfida interna si materializza con forza. Mercoledì sera, Angus Taylor ha annunciato le dimissioni dal gabinetto ombra, primo passo verso un tentativo di spodestare la prima donna a guidare i Liberali. “Non credo che Sussan Ley sia in grado di guidare il partito come serve,” ha dichiarato Taylor in conferenza stampa, aggiungendo che ciò di cui il partito ha bisogno ora è leadership forte, direzione chiara e attenzione coraggiosa ai valori fondamentali. La mossa segue giorni di speculazioni e malumori interni, alimentati da un recente sondaggio Newspoll e da tensioni accumulate nella coalizione. Ley, moderata e già vittoriosa contro Taylor con 29 voti a 25 dopo le elezioni del 2025, ha scelto per il momento di non rispondere pubblicamente alle dimissioni del suo ex alleato. 

Tuttavia, fonti interne indicano che altri membri del gabinetto ombra potrebbero seguirne l’esempio, costringendo Ley a convocare una riunione di partito entro giovedì o venerdì per affrontare la questione della leadership.

Tra gli esponenti del partito, il dissenso è evidente. Il procuratore generale ombra Andrew Wallace ha criticato la possibilità di rimuovere Ley così rapidamente, definendo “inaccettabile” colpire la prima leader donna in meno di un anno. Dall’altro lato, senatori come Jacinta Nampijinpa Price sostengono Taylor, sostenendo che senza un cambiamento immediato il partito rischia un’altra sconfitta elettorale clamorosa.

Secondo le regole interne, una mozione di sfiducia può essere presentata da due o più deputati; se approvata dalla maggioranza, segue una votazione segreta per eleggere il nuovo leader. Ley, moderata e con alleanze fragili, ha cercato di riumanire la coalizione domenica scorsa, ma concessioni ai nazionali hanno eroso la sua credibilità, favorendo Taylor.

Mentre la tensione cresce e la stampa segue ogni passo, il destino della prima donna a guidare i Liberali appare segnato. La leadership di Ley, già considerata fragile, potrebbe arrivare a una svolta decisiva nei prossimi giorni, con il partito a un bivio tra unità e frattura.