In Australia provvedimenti contro l’istigazione all’odio

di Domenico Letizia

L’Australia si trova al centro di un acceso dibattito politico e giuridico sul confine tra libertà di espressione e sicurezza sociale, mentre il governo federale lavora a un pacchetto di riforme legislative volto a inasprire le normative sul cosiddetto hate speech. La proposta, annunciata dal primo ministro Anthony Albanese alla fine dello scorso anno, nasce come risposta alla strage terroristica di Bondi Beach del 14 dicembre, che ha causato la morte di 15 persone durante una celebrazione dell’Hanukkah.

Il piano prevede misure particolarmente controverse: l’introduzione di reati federali di aggravated hate speech per punire l’istigazione alla violenza, l’ampliamento dei poteri per cancellare o rifiutare visti a persone che diffondono odio e divisione, pene più severe per l’uso di discorsi d’odio nei crimini online e l’istituzione di una black list per organizzazioni i cui leader promuovono ideologie violente o suprematiste.

Questi interventi si inseriscono in un contesto già segnato da aggiornamenti normativi a livello statale. In Victoria, ad esempio, è stata recentemente approvata una legge che introduce pene fino a cinque anni di carcere per la diffusione di discorsi d’odio basati su orientamento sessuale o identità di genere, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la coesione sociale.

Il dibattito non riguarda però soltanto il contrasto all’antisemitismo. Gruppi per i diritti delle persone con disabilità e della comunità Lgbtq+ sollecitano l’estensione delle tutele legali anche a queste categorie, sostenendo che l’attuale quadro normativo non affronti adeguatamente molestie, marginalizzazione e odio quotidiano. Organizzazioni come Equality Australia affermano che punire esclusivamente l’incitamento alla violenza equivale a «mettere un cerotto su una ferita più profonda». 

Il disegno di legge federale è quindi al centro di pressioni divergenti. Alcuni parlamentari indipendenti e conservatori chiedono di limitare l’intervento all’estremismo violento, mentre altri invocano un approccio più inclusivo verso gruppi vulnerabili. Dopo l’attentato, le tensioni si sono riflesse anche sul piano pratico, alimentando timori di una possibile sovrapposizione tra repressione dell’odio e limitazione del dissenso.

Esperti e osservatori legali avvertono che un’applicazione troppo rigida delle nuove norme potrebbe intaccare libertà fondamentali. Il governo ha promesso una consultazione pubblica, ma i tempi rapidi per l’approvazione sollevano critiche e richieste di maggiore trasparenza. È una fase cruciale per il Paese, chiamato a bilanciare sicurezza, coesione sociale e diritti individuali.