Sydney, oltre 2.000 persone in piazza per salvare le Victoria Barracks: John Howard sfida Albanese

Grande manifestazione contro la vendita della storica caserma militare di Paddington. Gli ex primi ministri John Howard e Tony Abbott chiedono al governo federale di fermare il progetto. Anche il governo laburista del New South Wales si schiera contro la cessione. Al centro della protesta il futuro di un patrimonio storico e militare australiano attivo dal 1848.

Oltre duemila persone sono scese in piazza a Sydney per chiedere al governo federale di Anthony Albanese di fermare la vendita delle Victoria Barracks, uno dei complessi militari più antichi e significativi dell’Australia.

La manifestazione, organizzata domenica 25 ottobre nell’area di Kippax Lake, a Moore Park, ha riunito cittadini, veterani, rappresentanti delle forze armate ed esponenti politici appartenenti a diversi schieramenti.

Tra i protagonisti della mobilitazione figurano due ex primi ministri australiani, John Howard e Tony Abbott, che hanno sostenuto pubblicamente la campagna Save Victoria Barracks.

Una protesta che ha assunto dimensioni superiori alle aspettative degli organizzatori, tanto da richiedere lo spostamento dell’evento dalla prevista sede di Oxford Street verso gli spazi più ampi di Moore Park.

Al centro della contestazione c’è la decisione del governo Albanese di inserire il complesso militare di Paddington tra le proprietà della Difesa destinate alla dismissione.

Per i manifestanti, vendere la caserma significherebbe rinunciare a un patrimonio di valore storico e strategico che appartiene alla collettività australiana.

John Howard: «Un patrimonio nazionale che non può essere venduto»

Uno degli interventi più attesi è stato quello dell’ex primo ministro John Howard, che ha rivolto un appello diretto ad Anthony Albanese affinché intervenga personalmente per bloccare l’operazione.

Howard ha dichiarato che sarebbe il primo a congratularsi pubblicamente con il premier, anche attraverso la radio 2GB, qualora decidesse di interrompere il processo di vendita.

L’ex leader liberale ha definito le Victoria Barracks un bene nazionale prezioso e insostituibile, sostenendo che la loro importanza non possa essere misurata esclusivamente attraverso il valore economico dell’immobile.

Il complesso rappresenta infatti uno dei luoghi simbolici della storia militare australiana, strettamente legato alla formazione e all’evoluzione delle forze armate del Paese.

Secondo Howard, sacrificare questo patrimonio per ottenere un beneficio finanziario immediato sarebbe una scelta difficilmente giustificabile.

L’ex primo ministro ha invitato il governo a considerare non soltanto il valore degli edifici, ma anche quello delle tradizioni e delle istituzioni che vi hanno operato per generazioni.

Tony Abbott e Angus Taylor sostengono la protesta

Alla manifestazione ha partecipato anche Tony Abbott, già primo ministro australiano e figura di riferimento del Partito Liberale.

Abbott ha sostenuto l’iniziativa dei manifestanti e la necessità di mantenere una struttura così significativa all’interno del patrimonio nazionale.

Presente anche il leader dell’opposizione federale Angus Taylor, che ha sottolineato come la questione vada oltre una semplice compravendita immobiliare.

Secondo Taylor, la battaglia per le Victoria Barracks riguarda tre elementi fondamentali: la tutela del patrimonio storico, il rispetto della tradizione militare e la sicurezza nazionale.

Il leader dell’opposizione ha criticato il governo Albanese e il ministro della Difesa Richard Marles, accusandoli di non attribuire sufficiente importanza al ruolo storico e operativo della struttura.

Per Taylor, la presenza dei cittadini dimostra che la difesa di questo patrimonio rappresenta una questione sentita da una parte significativa della comunità.

Una caserma in funzione dal 1848

Le Victoria Barracks non sono un edificio militare qualsiasi.

Il complesso di Paddington venne realizzato nella prima metà dell’Ottocento, quando Sydney era ancora una città coloniale in rapida espansione.

La costruzione della caserma principale fu completata nel 1848 e da allora il sito è rimasto in uso militare continuativo.

Gli edifici in arenaria, i cortili, le strutture amministrative e gli spazi destinati alle attività delle forze armate costituiscono una delle testimonianze più importanti dell’architettura militare australiana.

Il complesso occupa circa 13 ettari e ospita ancora oggi personale militare e civile della Difesa, oltre a strutture amministrative, attività dei riservisti, addestramento dei cadetti e un museo dedicato alla storia dell’esercito.

Tra le funzioni presenti figurano il quartier generale delle Forces Command e quello della 2nd Health Brigade.

L’area dispone inoltre di numerose protezioni legate al patrimonio storico nazionale.

Per i sostenitori della campagna contro la vendita, proprio la continuità d’impiego militare rappresenta uno degli elementi che rendono il sito difficilmente sostituibile.

Anche il governo laburista del NSW contro la vendita

La protesta ha evidenziato una situazione politica particolare: l’opposizione alla vendita non proviene soltanto dai partiti conservatori.

Anche il governo laburista del New South Wales ha espresso la propria contrarietà al progetto.

Il ministro statale per i Veterani, David Harris, intervenendo davanti ai manifestanti, ha dichiarato che l’esecutivo guidato dal premier Chris Minns è disposto a esaminare strumenti urbanistici, normativi e di tutela del patrimonio storico per ostacolare la cessione.

Harris ha invitato Canberra a riconsiderare la decisione, sostenendo che riconoscere un errore politico non dovrebbe rappresentare una debolezza.

L’intervento mette in evidenza una divergenza tra il governo federale e quello statale, nonostante entrambi siano guidati dal Partito Laburista.

Anche esponenti dei Verdi, parlamentari indipendenti e rappresentanti di altre forze politiche hanno partecipato alla mobilitazione.

Tra gli organizzatori figurano la deputata laburista del NSW Marjorie O’Neill e la senatrice liberale Jess Collins.

La convergenza tra esponenti di schieramenti differenti dimostra come il futuro delle Victoria Barracks abbia superato i tradizionali confini del confronto tra maggioranza e opposizione.

I veterani: «Deve rimanere una base militare operativa»

Particolarmente significativa è stata la partecipazione delle associazioni degli ex militari.

Il presidente di RSL NSW, il brigadiere in pensione Vince Williams, ha espresso una forte contrarietà alla vendita del complesso.

Secondo Williams, le Victoria Barracks rappresentano ancora oggi una struttura operativa importante, che non dovrebbe essere considerata semplicemente una proprietà immobiliare da valorizzare economicamente.

Il presidente dell’associazione ha ricordato che il complesso è in funzione da 178 anni e che la sua storia precede persino la costituzione dello Stato australiano di Victoria.

Per i veterani, l’eventuale passaggio della proprietà a soggetti privati solleva interrogativi sul futuro delle attività militari, sulla conservazione della memoria storica e sulla possibilità di garantire un accesso pubblico adeguato.

La richiesta principale è mantenere il complesso nella proprietà della collettività australiana e, secondo molti promotori della protesta, conservarne anche l’attuale destinazione militare.

Perché il governo Albanese vuole vendere le caserme

Il progetto rientra in un programma più ampio di riorganizzazione del patrimonio immobiliare del Dipartimento della Difesa.

Nel febbraio 2026, il governo federale ha individuato 67 siti militari considerati sottoutilizzati, costosi da mantenere o non più adeguati alle necessità future delle forze armate.

La loro dismissione potrebbe consentire di recuperare fino a 1,8 miliardi di dollari australiani, secondo le stime iniziali del programma complessivo.

L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è razionalizzare le strutture, ridurre i costi di gestione e destinare maggiori risorse alle capacità operative della Difesa.

Per quanto riguarda Sydney, il governo prevede il trasferimento di parte del personale amministrativo delle Victoria Barracks verso Defence Plaza, nel centro della città.

Le attività dei cadetti dovrebbero essere trasferite in strutture alternative, tra cui Randwick Barracks o altri spazi adeguati nella regione.

Il ministro Richard Marles ha difeso più volte questa impostazione, sostenendo che il mantenimento di proprietà immobiliari non pienamente utilizzate sottrae risorse ad altre esigenze della sicurezza nazionale.

Marles ha inoltre assicurato che gli edifici di valore storico rimarranno soggetti alle protezioni previste dalla legislazione australiana.

Secondo il governo, il trasferimento delle attività militari potrebbe anche consentire una maggiore accessibilità pubblica ad alcune parti del complesso, oggi sottoposte alle limitazioni di una struttura della Difesa.

La questione della proprietà pubblica

Uno dei principali punti di contrasto riguarda la differenza tra conservare gli edifici e mantenere il sito in proprietà pubblica.

Il governo federale sostiene che le norme di tutela del patrimonio storico resteranno applicabili anche dopo un’eventuale vendita.

Gli oppositori ritengono invece che tali protezioni non siano sufficienti a garantire il mantenimento del ruolo pubblico e militare dell’area.

Il timore espresso dai comitati è che il complesso possa essere destinato, nel lungo periodo, a funzioni commerciali o private, pur conservando le facciate e gli elementi architettonici protetti.

Non è tuttavia stato definito un progetto finale di riconversione dell’area.

Il Dipartimento delle Finanze guiderà il processo di dismissione, mentre le decisioni sulle destinazioni future dovranno confrontarsi con le disposizioni sulla tutela storica e con le valutazioni urbanistiche pertinenti.

Una decisione che divide Sydney

La vicenda delle Victoria Barracks apre un confronto più ampio sul futuro delle proprietà storiche appartenenti allo Stato australiano.

Per il governo federale, la vendita si inserisce in un progetto di modernizzazione del sistema della Difesa e di utilizzo più efficiente delle risorse pubbliche.

Per i manifestanti e per numerosi rappresentanti delle associazioni militari, invece, il valore del complesso non può essere ridotto a una valutazione finanziaria.

La mobilitazione di Moore Park ha inoltre dimostrato la capacità della questione di riunire cittadini e rappresentanti politici altrimenti divisi su numerosi temi.

La decisione definitiva rimane nelle mani del governo federale, mentre cresce la pressione affinché Anthony Albanese apra un confronto sulla possibilità di mantenere le Victoria Barracks nella proprietà pubblica.

Dopo 178 anni di storia militare, il destino delle Victoria Barracks è diventato una questione che riguarda non soltanto la città di Sydney, ma anche il rapporto tra patrimonio nazionale, sicurezza e interesse pubblico.

La vendita non è ancora stata completata. Ed è proprio su questa possibilità di intervenire prima del trasferimento definitivo della proprietà che si concentra la campagna Save Victoria Barracks.


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A cura della Redazione