Tutti fuori, anno zero per i Nationals

È un terremoto politico senza precedenti quello che ha scosso la Coalizione australiana: tutti i membri del National Party rimasti nel governo ombra hanno rassegnato le dimissioni in blocco. Una mossa clamorosa, maturata in poche ore, che segna di fatto un “anno zero” per i Nationals e apre una crisi profonda nei rapporti con i Liberali.

La miccia è stata accesa dal voto sulle nuove leggi contro l’odio e la discriminazione. Tre senatori dei Nationals – Ross Cadell, Bridget McKenzie e Susan McDonald – hanno votato contro il provvedimento del governo laburista, nonostante la linea ufficiale del governo ombra fosse favorevole, seppur con riserve. Una rottura grave del principio di “solidarietà di gabinetto ombra”, cardine del funzionamento della Coalizione.

La leader dell’opposizione, Sussan Ley, ha quindi accettato le dimissioni dei tre senatori, ritenendo inevitabile una sanzione politica. Ma la risposta dei Nationals è stata durissima. Il leader del partito, David Littleproud, aveva già avvertito: se Ley avesse formalizzato le dimissioni, l’intero gruppo nazionale avrebbe lasciato il fronte di opposizione. Detto, fatto. Dopo una riunione d’emergenza durata circa 90 minuti, il partito ha deciso che tutti gli altri otto esponenti rimasti nel governo ombra si sarebbero dimessi in segno di solidarietà.

Tra i primi ad annunciare pubblicamente la scelta c’è stato il vice tesoriere ombra Pat Conaghan. In una nota ha spiegato che, pur condividendo lo spirito della legge contro l’odio, i Nationals non potevano accettarne una versione “affrettata e annacquata”. Una posizione politica che però si è scontrata frontalmente con le regole interne della Coalizione.

Sussan Ley ha risposto rivendicando il principio fondativo dell’alleanza tra Liberali e Nationals: le decisioni del gabinetto ombra si rispettano. “È una situazione spiacevole, ma che richiede un’azione”, ha dichiarato, sottolineando che le dimissioni dei tre senatori erano “appropriate”.

Ora lo scenario è inedito: la Coalizione si ritrova senza alcun rappresentante dei Nationals nel proprio fronte di opposizione. Una frattura che va ben oltre una singola legge e che mette in discussione la tenuta stessa dell’alleanza storica tra i due partiti conservatori.

Per i Nationals è davvero un “anno zero”: fuori dal governo ombra, chiamati a ridefinire identità, strategia e rapporti con i Liberali. Per la Coalizione, invece, è l’inizio di una fase di grande incertezza, in cui l’unità – già fragile dopo la sconfitta elettorale – appare più lontana che mai.

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